ISAAC BASHEVIS SINGER.
...
.
...
LA FAMIGLIA MOSKAT.
...
.
...
Parte 1.
...
.
...
Titolo originale: The Family Moskat.
Traduzione di: Bruno Fonzi.
1989. TEADUE Editrice.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Alla mia destra  Michele. Alla mia sinistra  Raffaele. Davanti a me  Uriel. Dietro di me  Gabriele. E sul mio capo la divina presenza di Dio. Cos accompagnata, la famiglia del vecchio patriarca Meshulam Moskat attraversa gli anni che dall'inizio del secolo giungono alla seconda guerra mondiale ed alla soluzione finale del regime nazista. Ma il vero protagonista di questo possente romanzo  l'Ostjudentum, la societ ebraico orientale - e in particolare quella di Varsavia - con la sua complessa e multiforme cultura. Nel racconto di Singer la ricchezza immensa di quella civilt rivive, con minuzia realistica e visionaria insieme, col respiro delle vicende private e il soffio della storia. Magistrale affresco di un periodo cruciale della storia europea, La famiglia Moskat, considerato a ragione il capolavoro di Singer,  una delle pi alte testimonianze di quel mondo che scomparve nell'orrore dell'Olocausto.
...
.
...
L'AUTORE.
...
.
...
Isaac Bashevis Singer (Radzymin, Polonia, 1904 - Miami, 1991),  considerato il pi grande narratore ebraico del '900. Nel 1978 gli fu attribuito il Premio Nobel. Le sue opere, tradotte in italiano dalla Longanesi a partire dagli anni '60, sono pubblicate in edizione economica dalla TEA.
...
.
...
Sono nato nella citt di Radzymin, racconta Singer nella sua autobiografia, vicino a Varsavia, capitale della Polonia, il 14 luglio 1904. Mio padre, Pinchos Menachem Singer, era un rabbino, un uomo molto religioso. Aveva la barba rossiccia, dei basettoni lunghi e neri e gli occhi celesti. Mia madre, che si chiamava Betsabea, era figlia del rabbino di Bilgoray, paese non lontano da Lublino. Aveva i capelli rossi e li portava corti; sopra aveva una parrucca, di quelle che usavano portare le donne religiose, molto osservanti, dopo il matrimonio. Agli inizi del 1908, quando avevo tre anni, i miei genitori si trasferirono a Varsavia; mio padre esercitava la sua missione di rabbino in una strada di un quartiere poverissimo, che si chiamava via Krochmalna. A Varsavia, Singer cresce e accostandosi alla lettura, giocando con i bambini di via Krochmalna e spiando affascinato l'umanit variopinta che affolla il tribunale rabbinico (Beth Din) tenuto dal padre.
.
Nel 1917 si trasferisce con la famiglia a Bilgoray, dove approfondisce i suoi studi e sceglie lo yiddish per le sue prime prove di scrittura. Tornato a Varsavia nel 1923, comincia a lavorare come traduttore e correttore di bozze e pubblica i primi racconti, firmandosi Isaac Bashevis per non essere confuso con suo fratello Israel Joshua, anch'egli scrittore e giornalista gi affermato. Nel 1935, dopo aver pubblicato il suo primo romanzo (Satana a Goray), emigra negli Stati Uniti, a New York, dove il fratello Israel lo ha preceduto di qualche anno. La madre, la sorella e il fratello minore, rimasti in Polonia, vengono deportati dai nazisti e muoiono in un campo di concentramento. A New York, Singer, che si  sposato con Alma Wassermann, un'emigrata tedesca, lavora nella redazione del Jewish Daily Forward (Der Forverts in yiddish), scrivendo sotto pseudonimo numerosi articoli e racconti. Nel 1950 s'impone sulla scena letteraria americana con il romanzo La famiglia Moskat, dedicato alla memoria dell'amato fratello Israel.  l'inizio di una stagione creativa che non conoscer pi soste, che sar confortata da un crescente successo di critica e di pubblico e che sar coronata, nel 1978, dal conferimento del Premio Nobel. Isaac Bashevis Singer muore nel 1991, a Miami, in Florida.
...
.
...
RINGRAZIAMENTI.
...
Debbo esprimere la mia gratitudine a coloro che hanno reso possibile la pubblicazione di questo libro. Con mio vero dolore A. H. Gross  morto prima di aver terminato la traduzione, e voglio qui ricordarlo come una persona cara e di grande valore culturale. Il lavoro  stato ultimato dai suoi amici, Maurice Samuel e Lyon Mearson, e da sua figlia Nancy Gross. Samuel ha tradotto alcuni capitoli; Mearson ha corretto il manoscritto e curato la pubblicazione; Nancy Gross ha tradotto gli altri capitoli e curato anch'essa la pubblicazione.
Un grazie di cuore allo Jewish Daily Forward che ha pubblicato questo romanzo a puntate per due anni, come pure alla stazione radio wevd per le trasmissioni del romanzo sceneggiato. Infine mi  doveroso ringraziare Alfred A. Knopf e i suoi collaboratori, Herbert Weinstock e la signora Shaplen, per i loro consigli che mi sono stati assai utili per poter portare a termine il libro. Dedico queste pagine alla memoria del mio defunto fratello,
J. Singer, autore dei Fratelli Ashkenazi. Egli era per me non soltanto il fratello maggiore, ma anche un padre spirituale e veramente un maestro di vita. Io guardo a lui come a un modello di vgrande spiritualit e di probit letteraria. Bench fosse un uomo moderno, aveva tutte le grandi qualit dei nostri pii predecessori.
.
Isaac Bashevis Singer.
...
.
...
PARTE PRIMA.
...
.
...
CAPITOLO PRIMO.
...
1.
...
Cinque anni dopo la morte della seconda moglie, Reb Meshulam
Moskat si spos per la terza volta. La nuova moglie era una donna
sulla cinquantina originaria della Galizia, nell'Austria Orientale,
vedova di un ricco fabbricante di birra di Brody, e uomo di
studio. Poco tempo prima di morire, costui era fallito, e alla
vedova non era rimasto che uno scaffale pieno di tomi eruditi,
una collana di perle, in sguito risultate false, e una figlia di nome Adele; in realt il nome vero sarebbe stato Eidele, ma Rosa
Frumetl, sua madre, la chiamava Adele, alla moderna. Meshulam
Moskat aveva conosciuto questa vedova a Karlsbad, dov'era andato
a passare le acque. E l l'aveva sposata. A Varsavia nessuno
aveva saputo nulla, di questo matrimonio; Reb Meshulam non
scrisse a nessuno della famiglia, e d'altronde non era nelle sue
abitudini dar conto a nessuno di ci che faceva. Alla met di settembre annunci il suo ritorno, con un telegramma alla governante, ordinando che Leibel, il cocchiere, venisse a prenderlo alla stazione di Vienna.
Il treno arriv verso sera. Reb Meshulam scese dal vagone
di prima classe, e dopo di lui sua moglie e la figliastra.
Quando Leibel gli si present, Reb Meshulam disse: Questa
 la vostra nuova padrona, e abbass una greve palpebra.
Tutto il bagaglio di Reb Meshulam consisteva in una piccola
e logora busta di cuoio fittamente costellata di multicolori etichette di dogana.il grosso baule coi rinforzi di metallo era stato spedito per bagagliaio. Ma le signore erano stracariche di valige, involti e fagotti. A malapena si riusc a caricarli tutti; lamaggior parte si dovette ammucchiarli a cassetta.
Leibel non era certo timido, ma alla vista delle due donne s'era
fatto rosso ed era rimasto senza parola. La nuova Madame Moskat
era una donna magra, di media statura, e gi un po' curva.
Aveva la faccia piena di grinze, il naso rosso, infiammato; gli
occhi avevano quella luce acquosa, melanconica, delle signore di
buona famiglia. Portava la parrucca liscia e raccolta della pia
dama ebrea, e un morbido scialle nero le copriva il capo. Lunghi
e lucenti orecchini le pendevano ai lobi delle orecchie. Indossava
un soprabito di seta a pellegrina, sopra un abito di panno,
e calzava scarpette a punta, di foggia francese. In una mano
stringeva un ombrello dal manico d'ambra, con l'altra teneva sua
figlia, una ragazza sulla ventina, alta e smilza, dal volto ossuto,
con un naso irregolare, mento aguzzo e labbra sottili. Scuri cerchi,
intorno agli occhi dicevano che non dormiva da molte notti.
I capelli biondi slavati erano raccolti sulla nuca, e fittamente trapunti di forcine. Portava un mazzo di fiori gialli appassiti, un
pacco legato con un nastro rosso, una grossa scatola, e un libro,
dalle cui pagine sporgeva un mazzetto di ramoscelli che a Leibel
ricord i rametti di vimine che si usano alla Festa dei Tabernacoli.
La ragazza emanava un sentore di cioccolato, un vago profumo
di comino, e una sorta di arroganza forestiera. Leibel
sogghign.
Che spettacolo! borbott tra s.
Adele, bambina mia, eccoci a Varsavia, disse Rosa Frumetl.
Che grande citt, vero?
Come faccio a saperlo? Ancora non l'ho vista, rispose la
ragazza nel piatto accento galiziano.
Come sempre, quando Reb Meshulam partiva per un viaggio
o ne tornava, si radunava intorno a lui un gruppetto di curiosi.
Tutti lo conoscevano a Varsavia, sia gli ebrei sia i cristiani. Pi di una volta i giornali avevano pubblicato delle storie su di lui e
sulle sue imprese, e perfino la sua fotografia. Esteriormente era
diverso dagli ebrei varsaviani di vecchia scuola. Alto, magro,
guance infossate, il naso a becco, e un corto e rado pizzetto bianco.
Sotto le folte sopracciglia balenavano due occhi verdastri,
metallici e penetranti. Dal labbro superiore gli pendevano radi
mustacchi, come i baffi di un tricheco. Portava un cappello di
feltro a cupola alta. Il soprabito, con la martingala e la spaccatura dietro, somigliava un po' a una finanziera. Di lontano si sarebbe potuto prenderlo per un nobile polacco, o anche per un
Grande Russo. Ma pi da vicino, alle sue tempie si scorgevano
i riccioli dell'ebreo ortodosso.
Reb Meshulam aveva fretta. Di quando in quando stimolava
Leibel sulle spalle, affinch accelerasse l'andatura. Ma il carico
dei bagagli aveva richiesto parecchio tempo. Inoltre, la strada da
via Vielka a Gzhybov era ostruita dalle macchine dei pompieri, e
fu necessario fare il giro per via Marshalkovska e via Kruleska. I
lampioni erano gi accesi, e intorno ai globi azzurro-verdastri ronzavano sciami di mosche che gettavano ombre danzanti sul marciapiede.
Di quando in quando passava sferragliando un tram dipinto
di rosso; dai fili elettrici, in alto, si sprigionavano crepitanti
scintille azzurre; gli alti palazzi dagli ampi portoni, le
vetrine sfarzosamente illuminate dei negozi, il poliziotto russo in
piedi in mezzo alle due carreggiate, i Giardini Sassoni, i cui rami
fronzuti sporgevano sopra l'alta cancellata. In mezzo al fitto fogliame
trapelavano e svanivano piccole luci. Dall'interno del parco
giungeva una tenue brezza che sembrava trasportare i segreti
sussurri delle coppie d'innamorati. Ai cancelli, due gendarmi con
la sciabola facevano la guardia affinch nessun ebreo dal lungo
caffettano si avventurasse nel parco per respirare un po' di quell'aria
fragrante. Pi oltre c'era la Borsa, della quale Reb Meshulam
era uno dei membri pi anziani.
La carrozza svolt per piazza Gzhybov, e d'un tratto tutto cambi.
I marciapiedi erano affollati di ebrei in gabbano e cappelluccio
di feltro; le donne portavano la parrucca e uno scialle sul
capo. Anche gli odori erano diversi, ora. Nell'aria c'era un sentore
da mercato di verdure: di frutta marcia, di limoni; un miscuglio
di acido e dolciastro indefinibile, che si avvertiva solamente quando
si tornava sul posto dopo un'assenza alquanto prolungata. La
strada era un pandemonio di rumori, un brulichio di attivit. Venditori
ambulanti annunciavano la loro merce con gridi da spaccar
le orecchie; frittelle di patate, cicerchia cotta, mele, pere, prugne
ungheresi, uva bianca e nera, cocomeri, interi e a spicchi. Bench
la sera fosse calda, i mercanti portavano il soprabito, con grosse
borse di cuoio per il denaro appese alla cintura. Sulla soglia dei
portoni le rivendugliole sedevano su casse, su panchetti. Le bancarelle
erano illuminate con lanterne, altre con candele crepitanti.
I compratori sceglievano, tastavano la frutta, vi davano piccoli
morsi esplorativi, schioccando le labbra per assaporare il gusto. I
venditori pesavano la merce con bilance di metallo.
Dorate, dorate, dorate! gridava una donna con uno scialle,
accanto a una cassetta piena di arance mezzo sfrante.
Zucchero, zucchero, zucchero! gridava una ragazza grassa a
guardia di una cesta di prugne muffite.
Vino, vino, vino! gridava un venditore rosso di faccia e
di capelli, esponendo un cesto di uva mezzo rovinata. Piluccate!
Assaggiate!Succhiate!Comprate!
In mezzo alla strada passavano carri stracarichi. I pesanti cavalli
calpestavano il selciato con gli zoccoli ferrati sprigionando
scintille. Un facchino con un berretto munito di targa d'ottone
trasportava sulle spalle, appesa con una grossa corda, un'enorme
cesta di carbone. Un portiere con un berretto di tela cerata e
grembiale turchino stava spazzando un tratto di marciapiede con
una lunga scopa. Dalle porte delle scuole ebraiche sciamavano
gruppi di ragazzetti coi riccioli che gli spuntavano di sotto
i berretti ottagonali; tra i lembi dei lunghi soprabiti scoprivano
i calzoncini macchiati. Un ragazzo con un berretto
calcato sugli occhi vendeva calendari del nuovo anno gridando a
perdifiato. Un giovinastro cencioso con gli occhi spaventati, i riccioli
laterali arruffati, stava in piedi presso una cassa piena di
scialli rituali, filatteri, libri di preghiere, portacandele hanukka(1)
e amuleti per donne incinte. Un nano con una grossa testa si aggirava
qua e l con un mazzo di frustini di cuoio, e ne agitava uno
per mostrare come si frustavano i bambini cattivi. Su una bancarella
illuminata da una lampada ad acetilene erano ammucchiati
giornali yiddish, romanzetti dozzinali, e libri di chiromanzia e
di frenologia. Reb Meshulam guard dal finestrino. La Terra
d'Israele, eh? osserv.
Perch vanno in giro in quello stato? disse Adele con una
smorfia.
 l'abitudine di qui, rispose Reb Meshulam con un'ombra
d'impazienza. Per un momento si balocc con l'idea di dire alle
due donne che lui si ricordava i tempi in cui erano stati costruiti
questi grandi palazzi; che lui stesso aveva avuto una piccola parte
nello sviluppo di questa via; che anni prima, la sera, questo
quartiere era buio come l'Egitto, e di giorno vi scorrazzavano liberamente
i polli e le capre. Ma innanzitutto non c'era tempo
per le reminiscenze (ormai erano quasi arrivati) e in secondo luogo
Reb Meshulam non era il tipo da cantare le proprie lodi n da
mettersi a rimuginare sul passato. Sapeva bene che le donne sedute
accanto a lui non erano particolarmente entusiaste di Varsavia,
e per un momento prov una punta di rammarico per questo
suo matrimonio affrettato. Era tutta colpa di Koppel, pens.
Quel suo usciere aveva troppa influenza su di lui.
La carrozza si ferm al portone della casa di Reb Meshulam.
Leibel balz gi di cassetta per aiutare il padrone e le donne.
Subito il gruppo di curiosi raccolti l attorno ruppe in un torrente
di esclamazioni.
Guardate! disse una donna. Ci sono delle forestiere!
Chi  quella cornacchia? grid un ragazzo con un paio di
calzoni sbrindellati e un cono di carta per cappello.
Giocherei la testa che il vecchio caprone si  sposato di nuovo,
disse la donna, pi forte, per esser certa di farsi udire dagli
altri. Mi pigliasse un colpo!
Ohi, mamma, questa poi! abbai una ragazza grassa che
si stringeva al petto un cesto pieno di sfilatini freschi.
Ehi, lasciate passare! gridava Leibel con quanto fiato aveva
in corpo. Che diavolo fate qui attorno? Manica d'idioti!
Vi cogliesse la peste!
Si fece strada attraverso l'assembramento e port tre valige sulla
scalinata che saliva all'appartamento di Reb Meshulam. Il portiere
e sua moglie uscirono fuori per dare una mano. Un ragazzetto
scalzo, insaccato in un paio di pantaloni troppo grandi per lui,
si stacc dal gruppo dei curiosi e strapp una manciata di peli
dalla coda del cavallo. L'animale fece un brusco scarto; la ragazza
del fornaio grid al mariuolo: Piantala, bastardo! Ti cadessero
le mani!
Anche a te, puttana da due copechi! url il ragazzo di
rimando.
Rosa Frumetl si tir dietro la figlia in gran fretta, per sottrarla
a tanta volgarit. Ben presto i tre, Red Meshulam, sua moglie
e la sua figliastra, si fecero strada sino al portone e salirono la
gradinata.

NOTE.

1. Hanukka, o Festa della Consacrazione, dura sette giorni, dal 25 del mese
di Kislav al 2 del mese di Tebet. (N.d.T.).

2.

Noemi, la governante, e Manya, la sua assistente, avevano cominciato
a prepararsi per l'arrivo del padrone sin da quando era
arrivato il suo telegramma. Indossavano le loro cose migliori. Le
lampade del salotto, della biblioteca, dello studio, della sala da
pranzo e delle stanze da letto, erano tutte accese: a Reb Meshulam
piaceva che tutto risplendesse, ai suoi ritorni. L'appartamento
era vasto, aveva dodici stanze; ma la met erano state chiuse
dopo la morte della sua seconda moglie.
La notizia che si era di nuovo sposato e si portava a casa una
terza moglie ed una figliastra era stata trasmessa alla servit dal
cocchiere Leibel. Sussurr la novit all'orecchio di Noemi, la quale
si strinse le braccia all'enorme petto e mand un grido. Il portiere,
entrando col bagaglio, conferm la notizia, ma non ci fu
il tempo di commentarla poich Meshulam e le forestiere stavano
giusto arrivando. Noemi e Manya li aspettarono alla porta, nei loro
immacolati grembiali bianchi, come deferenti cameriere di famiglia
aristocratica. Quando Reb Meshulam apr la porta e le salut,
risposero insieme: Buona sera, signor padrone, sia benedetto
il suo ritorno a casa.
Immagino che gi ve lo avranno detto: questa  la vostra
nuova padrona, e questa  sua figlia.
Tanti auguri! Tanti, tanti auguri!La fortuna sia con voi!
Noemi gett una rapida occhiata alle due donne, e i suoi occhi
acuti quasi le schizzarono fuori della testa. Il suo primo impulso
fu di dare un pizzico nel tondo sedere di Manya, ma la
ragazza le era fuor di portata.
La grassa Noemi, con una bionda parrucca matronale, i capelli
veri ben ravviati intorno agli orli, era da parte sua due volte
vedova. Era gi vicina ai quaranta, ma sembrava pi giovane.
La sua accortezza, l'energia e l'abilit con cui dirigeva la casa di
Reb Meshulam erano ben note in tutto il quartiere, che in realt
comprendeva met della Varsavia ebrea. Noemi la cosacca, la
chiamavano. Quando camminava per casa, i pavimenti tremavano
sotto i suoi passi. Quando sgridava Manya, la sua voce potente
si udiva per tutto il cortile. Le sue battute sarcastiche, le sue risposte
pungenti erano famose in tutta la zona di Gzhybov. Era
ben pagata, molto di pi di una normale domestica, e si diceva
avesse una rispettabile somma investita negli affari di Reb Meshulam
a un consistente interesse.
Un bel campione, diceva di lei Leibel, il cocchiere. Un
avvocato in grembiale da cameriera!
Manya aveva dieci anni meno di Noemi. In realt, lei non era
al servizio di Reb Meshulam, ma al servizio di Noemi. Reb Meshulam
pagava Noemi, e questa aveva assunto la ragazza per portarle
il paniere quando andava al mercato, e per strofinare i pavimenti.
Manya era buona, con una faccia piatta, la mascella forte, il naso
schiacciato, e obliqui occhi calmucchi. Portava i capelli inanellati
ai due lati della faccia, e grossi anelli tintinnanti alle orecchie che
danzavano su e gi come molle. Intorno al collo portava una collana
d'argento. Noemi non tanto aveva bisogno di lei per mandare
avanti la casa (le piaceva far da s la maggior parte del lavoro),
quanto per aver intorno qualcuno con cui parlare. Quando
Reb Meshulam era fuori in viaggio, le due donne stavano in quella
casa da padrone. Bevevano idromele, masticavano cicerchia, e
giocavano a carte. Manya aveva una cert'aria di zingara, e Noemi
perdeva sempre, con lei.
Mi batte sempre, si lagnava.  fortunata come una
strega!
Passando oltre le due domestiche che stavano a contemplarli e
a ridacchiare, Meshulam condusse la moglie e la figliastra a visitare
l'appartamento. Il tavolo nella sala da pranzo era di dimensioni
fuor del comune, con allungamnti a ciascuna estremit, e
intorno pesanti sedie di quercia dall'alta spalliera. Una credenza
copriva un'intera parete, i suoi ripiani carichi di caraffe da vino,
di samovar, di brocche d'ogni specie, di vassoi, di vasi. Dietro
i pannelli di cristallo v'erano piatti di porcellana e una quantit
di pezzi d'argenteria, consumati dalle costanti lucidature e strofinature.
Dal soffitto pendeva una pesante lampada a petrolio che
poteva essere abbassata o sollevata per mezzo di catene di bronzo
con un recipiente pieno di pallini da caccia che serviva da
contrappeso.
Nello studio di Reb Meshulam c'era una cassaforte di ferro, e
un armadio pieno di vecchi registri. V'era un odore di polvere,
d'inchiostro e di ceralacca. Nella biblioteca, tre pareti erano coperte
da scaffali pieni di libri. In un angolo, sul pavimento era posato
un enorme volume rilegato in pelle, con titoli in oro: un volume
di concordanze della Bibbia che Reb Meshulam preferiva
tenere a parte dai volumi ortodossi. Rosa Frumetl si accost agli
scaffali, tir fuori un volume, guard il frontespizio, e disse a
Reb Meshulam:
Mi domando se avete il libro del mio defunto marito, qui.
Come faccio a saperlo? Non li ho mica letti tutti.
Il libro che scrisse il mio povero marito, possa riposare in
pace. Ho ancora un mucchio di suoi manoscritti.
Quanto scrivono, gli ebrei... Non sono mai sazi! comment
Reb Meshulam con una scrollata di spalle.
Mostr alle due donne la sua stanza da letto con i due letti
gemelli di quercia, e il salone, un vasto locale con quattro finestre
ed il soffitto a cassettoni con tracce di dorature. Intorno alle
pareti erano allineate sedie tappezzate di seta gialla, divani, sgabelli,
stipi. Sopra un pianoforte coperto con una fodera di tela erano
posati due candelieri dorati. Al soffitto pendeva un grande candelabro
in prismi di cristallo. A una parete, una grande lampada
hanukka. Un candeliere a sette bracci, una menorah,(2) era posato
su una caminiera.
Rosa Frumetl emise un gentile sospiro. Che mai debba vedere
alcun male! Un vero palazzo.
Ah! Costa una fortuna, disse Reb Meshulam. E non 
valutato una presa di tabacco.
D'un tratto lasci sole madre e figlia e and nello studio a recitare
le sue preghiere serali. Adele si tolse la giacca, rivelando
una blusa bianca con maniche pieghettate ed un nastro intorno al
collo, annodato a fiocco. Aveva le spalle strette, braccia sottili
e il seno piatto. Alla luce della lampada ad acetilene i suoi capelli
avevano riflessi ramati. Rosa Frumetl sedette su un divanetto e
appoggi le scarpine a punta su un poggiapiedi.
Bene, figliola cara, disse in tono funebre, che ne dici?
Un paradiso, no?
Adele le gett uno sguardo corrucciato. Per me non fa nessuna
differenza, mamma, rispose. Non voglio restare qui. Me
ne andr via.
Rosa Frumetl ebbe un fremito.
Santo cielo! Cos presto! Ma se l'ho fatto per te! Perch tu
potessi smettere di far quella tua vita vagabonda.
Non mi piace. Non c' niente che mi piaccia.
Ma perch mi torturi cos? Che cosa c' che non ti piace?
Tutto. Il vecchio, la casa, le serve, questi ebrei cos volgari,
qui. Tutto quanto.
Che cos'hai contro di lui? Con l'aiuto di Dio, ti sposerai.
Lui ti dar una dote.  nei patti.
Non m'importa dei patti che tu hai fatto, non ho nessuna intenzione
di sposarmi. Questo posto  troppo asiatico.
Rosa Frumetl prese dalla borsa un fazzoletto di batista e si
soffi il naso. Aveva gli occhi rossi. Ma dove andrai?
Voglio tornare in Svizzera. Riprender gli studi.
Non hai ancora studiato abbastanza? Adele, Adele, che cosa
ne sar di te? Resterai zitella... Rosa Frumetl si copr la faccia
con le mani rugose e non disse pi nulla. Dopo un poco si alz
e and in cucina. Bisognava pur preparare qualche cosa, un po'
di cena, un posto per dormire a sua figlia. Molto trascurate, queste
serve, non aver offerto loro neanche un bicchiere di t.
La cucina era assai grande, e la sua principale caratteristica era
un enorme forno di mattoni. Sulle pareti, appesi a ganci, una
quantit di tegami e pentole di rame; ai lati del grande focolare
erano posate delle brocche. V'era un forte odore di torte appena
sfornate e di cannella. Manya, le spalle avvolte in uno scialle ricamato
a fiori rossi, era seduta ad un tavolo e disponeva un mazzo
di carte. Noemi s'era tolta il grembiale e, indossata una giacca, si
preparava per uscire.
Scusate, disse timidamente Rosa Frumetl. Siamo cos
nuove qui dentro. Volete dirci dove sono le nostre stanze?
Ci sono stanze in quantit, qui, rispose Noemi in tono irritato.
Le stanze non mancano di certo.
Volete mostrarmele, per favore?
Noemi lanci un'occhiata dubbiosa in direzione di Manya.
Le stanze che usava la padrona di prima sono chiuse, disse
asciutta.
Allora sarete cos buona da aprirle.
Sono rimaste chiuse per anni. Saranno molto in disordine.
Bisogner metterle in ordine, allora.
 troppo tardi, adesso.
Almeno venite ad accendere una lampada, disse Rosa Frumetl,
in un tono tra la supplica e il comando.
Noemi fece un gesto a Manya, la quale si alz imbronciata,
prese un mazzo di chiavi dal cassetto del tavolo, e si avvi lentamente.
Noemi le strapp le chiavi di mano, e precedendola, con
un lume acceso in mano, apr la porta di una delle stanze. Era
una stanza semicircolare, la carta da parati in cattivo stato cominciava
a sbrindellarsi. Non v'erano tende alle finestre, e le gelosie
pendevano mezzo staccate dai ganci. Qua e l, poltrone a
dondolo, poggiapiedi, vasi da fiori vuoti. V'era un grande armadio
con teste di leone scolpite sui battenti. Ogni cosa era coperta
da uno spesso strato di polvere.
Rosa Frumetl cominci a tossire. Come si pu dormire in
questo disordine? disse in tono lamentoso.
Nessuno si aspettava che venisse gente, rispose Noemi, e
pos la lampada su una scrivania sotto uno specchio a muro.
Rosa Frumetl guard nello specchio e fece un balzo indietro.
Nello specchio azzurrastro incrinato la sua faccia appariva spaccata
in due. E allora, dove potr dormire mia figlia? disse,
senza rivolgersi direttamente a Noemi.
C' un'altra stanza con un letto... Ma  ancora pi in disordine
di questa.
E non abbiamo nemmeno portato la nostra biancheria da
letto.
Tutta la biancheria della padrona morta, riposi in pace, 
stata messa via, disse Noemi. Alla sua voce rispondeva un'eco,
come se una qualche presenza invisibile attestasse la verit di ci
ch'ella andava dicendo.
Usc. Rimasta sola, Rosa Frumetl si avvicin al cassettone e
cerc di aprire un cassetto, ma era chiuso a chiave. Tent una
porta che comunicava con un'altra stanza, ma era chiusa anche
questa. Il legno secco dei mobili scricchiolava. D'un tratto Rosa
Frumetl ripens al suo primo marito, Reb David Landau, morto,
disteso sul pavimento, coperto da un drappo nero, i piedi verso
la porta, e due candele accese ai lati della testa. Erano appena tre
anni che lo aveva seppellito, e ora era moglie di un altro uomo.
Le corse un brivido gi per la schiena.
Non l'ho fatto per me. Non l'ho fatto per me. L'ho fatto
per tua figlia, mormor, come se il morto fosse l con lei, in
quella stanza. Perch potesse fare un buon matrimonio...
Incapace di contenere pi oltre la sua tristezza, scoppi in
lacrime. Dal salone s'ud un frastuono di note basse come un lontano
rombo di temporale: era Adele che faceva scorrere le dita
sulla tastiera del pianoforte. Da un'altra parte dell'appartamento
giunse la voce di Meshulam Moskat che cantava nel suo studio,
una voce profonda e sonora, per i suoi quasi ottant'anni.
Dall'esterno giunse il suono vibrante di potenti campane, le
campane della chiesa di Gzhybov che sorgeva proprio di fronte
alla casa di Moskat; le croci sulla punta dei suoi alti campanili
si stagliavano contro un vermiglio cielo serale.

NOTE.

2. Il sacro candeliere a sette bracci. (N.d.T.).

3.

La voce che Reb Meshulam Moskat si era sposato per la terza
volta si sparse come un lampo per le strade del quartiere ebraico
di Varsavia. I figli e le figlie, sia della prima sia della seconda moglie,
rimasero di sale. Certo, ci si poteva aspettare di tutto, dal
vecchio, avrebbe fatto qualunque cosa, pur di far dispetto a loro,
ma quella di sposarsi di nuovo, nessuno se l'era aspettata.
Un vecchio caprone, ecco che cos', fu il commento
generale.
Non finivano pi di discutere sull'argomento, e la conclusione
a cui tutti arrivavano era sempre la stessa: questa era opera di
Koppel. Koppel, il suo usciere, e capo dei suoi factotum, aveva
fatto sposare il padrone per poter truffare i figli Moskat di quanto
loro spettava. Nelle cappelle chassidiche disseminate per Gzhybov,
Tvarda, e Gnoyna, la notizia si sparse prima ancora che le preghiere
serali fossero terminate. Fu tale il sussurro che il lettore
dur fatica a ultimare la recitazione del servizio. Batt il piede
sulla pedana, per ottenere il silenzio, ma la congregazione non
gli diede ascolto. Nessuno rispondeva pi, n mormor amen
al fervente kaddish(3) dei lamentatori. Nel rincasare, quasi tutti i
fedeli fecero in modo di passare davanti alla casa di Reb Meshulam.
Pensavano che i figli o le figlie Moskat si sarebbero precipitati
furibondi in casa del padre, e che il tumulto si sarebbe udito
addirittura dalla strada. Ma nemmeno un sussurro trapelava dalle
otto finestre illuminate.
Da quasi cinquant'anni, da quando cio Meshulam aveva cominciato
ad accumulare la sua ricchezza, si raccontavano su di lui
molte storie bizzarre. A volte si sarebbe detto che tutto ci che
faceva era stato accuratamente calcolato per sbalordire i mercanti
di Varsavia e prendersi gioco di loro. Meshulam si gettava in imprese
che tutti ritenevano destinate al disastro, e invece si rivelavano
miniere d'oro. Comperava terreni nelle pi infelici zone periferiche
della citt, ma ecco che ben presto si verificava un boom
edilizio, e lui rivendeva quei terreni a dieci volte il prezzo che
li aveva pagati. Investiva capitali in societ sull'orlo del fallimento,
ed ecco che, non si sa come, le azioni avevano un rapido rialzo
e pagavano bei dividendi. Faceva sempre cose che sembravano
strane. La maggior parte dei ricchi ebrei varsaviani erano seguaci
del rabbino chassidico di Ger, che godeva di una grande reputazione
tra gli ebrei polacchi; Reb Meshulam compiva pellegrinaggi
alla modesta corte chassidica di Bialodrevna, il cui rabbino aveva
ben scarso sguito. Il Consiglio della Comunit ebraica di Varsavia
avrebbe voluto eleggerlo suo membro, come si addiceva ad un
uomo della sua ricchezza, ma egli si era sempre rifiutato di prendere
alcuna parte negli affari civici. Ogni volta che cacciava il
naso in simili faccende riusciva sempre a offendere tutti quanti;
provocava i ricchi, i dotti, i rabbini, chiamandoli campagnoli,
semplicioni, scimuniti. Era uno dei pochi uomini d'affari ebrei
che conoscesse il russo e il polacco, e si vociferava fosse nelle grazie
del governatore generale russo. Per questa ragione, in varie
riprese, si era tentato di affidargli missioni conciliative o di mediazione
alle quali si era sempre, ostinatamente rifiutato, e per
questa sua indifferenza era stato apertamente riprovato. Faceva
di testa sua in tutto. Per la prima colazione, invece di mangiare
sfilatini imburrati e caff (di cicoria, pi che altro) come l'altra
gente, lui rosicchiava del pollo freddo e pane nero. In casa Moskat,
il pasto meridiano non veniva consumato alle due, com'era
abitudine di Varsavia, ma alle cinque. Al principio tutti avevano
profetato che sarebbe finito male, com'era successo a tanti arroganti
nuovi ricchi. Ma gli anni passavano e Meshulam restava in
piedi. Anzi, le sue ricchezze crebbero a tal punto che i suoi nemici
furono presi da una sorta di terrore. Tra l'altro, egli non si
accontentava di un solo tipo di attivit, ma si gettava nelle imprese
pi svariate, s che nessuno riusciva a sapere esattamente
da dove provenisse il suo denaro.
Di quante cose si occupava! Comprava lotti di terreno e vi
costruiva case; comprava edifici in rovina e li faceva riattare,
oppure li distruggeva del tutto. Correvano voci che avesse comprato
una fabbrica di mattoni, una compartecipazione in una cristalleria,
una foresta in Lituania da un terriero polacco, e ora mandava
legname in Inghilterra per farne traversine ferroviarie; che
avesse preso la rappresentanza di una conceria straniera. Per un
certo periodo a Varsavia era circolata la notizia che si era dato
al commercio degli stracci; che aveva aperto un magazzino nel
quartiere di Praga, sull'altra riva della Vistola, e che i cenciaioli
portavano a lui i loro carichi. Comprava anche ossa; che venivano
usate per purificare lo zucchero. In questi ultimi anni Meshulam
aveva ristretto le sue attivit; le sue ricchezze erano ormai cos
grandi che crescevano del loro stesso grasso. Era proprietario di
case nei quartieri di Tvarda, Panska, Shliska, Gzhybovska, Prosta,
e Sienna; erano vecchi palazzi cadenti, ma gremiti d'inquilini. Si
diceva avesse un milione tondo di rubli depositato alla Banca Imperiale
di Pietroburgo. Ogni volta che si parlava dell'argomento,
c'era sempre qualcuno che diceva: Non lo sa nemmeno lui, quanto
possiede.
Ma, quanto ai figli, non aveva avuto molta fortuna. Praticamente
doveva mantenerli tutti quanti; li aveva nominati amministratori
delle sue varie propriet, e gli pagava l'avaro salario di
venticinque rubli la settimana. Si diceva avesse fatto fare una
vita miserabile alle due mogli cui era sopravvissuto. Quanto alla
sua filantropia, le opinioni erano varie; alcuni dicevano che non
dava neanche un centesimo, altri che praticava la beneficenza in
segreto. Si pu dire che qualunque cosa facesse era esca alle chiacchiere
delle malelingue. Quando qualcuno si azzardava a dirgli
che tutta Varsavia gli mandava maledizioni, rispondeva: Pi mi
maledicono, meglio .
Aveva un ufficio in casa, ma l'amministrazione dei suoi affari
aveva sede in uno stabile di via Gzhybovska, circondato da un
vasto cortile con vari magazzini e depositi. Gli inquilini di questo
edificio erano tutti suoi dipendenti, attuali o passati. Il cortile
era nascosto alla strada da un muro di cinta, e su tre lati era fiancheggiato
da vecchi edifici, bassi con lunghe balconate di legno
e scale esterne. Sui tetti erano appollaiati stormi di piccioni. V'era
una scuderia dove Meshulam teneva i cavalli delle sue carrozze.
Uno dei suoi dipendenti cristiani teneva una mucca nel cortile, il
cui suolo di terra battuta era sempre cosparso di pozzanghere piene
d'acqua. Un estraneo che avesse oltrepassato il portone, avrebbe
avuto l'impressione di trovarsi in un piccolo villaggio, con i
polli che andavano chioccolando qua e l e le anitre che gracidavano
intorno alle pozzanghere. In questi ultimi anni Meshulam
aveva pochi dipendenti. La maggior parte degli occupanti di quelle
case ora lavoravano altrove, ma non pagavano l'affitto, sia per
consuetudine sia anche perch, in ogni caso, nessuno sarebbe
andato ad abitare in quegli edifici cadenti. Gli unici dipendenti
ora rimasti al servizio di Reb Meshulam erano Leibel il cocchiere,
il portiere, un contabile, Yechiel Stein, che con l'et era diventato
mezzo cieco e Shmuel il falegname, bravo a ogni sorta di lavoro
manuale. Vi era anche una coppia di cristiani, ormai anziani,
che un tempo avevano lavorato per Reb Meshulam, e che ricevevano
una pensione settimanale di pochi rubli. Meshulam non aveva un
cassiere. Prendeva il denaro incassato e se lo cacciava in tasca,
trasferendolo poi nella cassaforte che teneva in casa. Quando la
cassaforte era piena, portava le banconote e le monete alla banca,
accompagnato da Koppel. Per diverse volte gli era stata fatta l'accusa
di non tenere i suoi registri in ordine, e l'ufficio delle imposte
gli aveva chiesto dei rendiconti, ma ogni volta la cosa era
finita in nulla. Coloro cui era capitato di vedere i registri di
Yechiel Stein riferivano che la sua scrittura era simile a tracce di
mosche, e che lui stesso doveva usare una lente d'ingrandimento
per poter leggere ci che aveva scritto. Ogni volta Reb Meshulam
entrava nella stanza del contabile, e tuonava: Scrivi gi, Reb
Yechiel! Sei un mago della penna, tu!
L'unica persona a conoscenza degli affari di Meshulam era
Koppel. Era conosciuto semplicemente come l'usciere. Ma era
ben pi di questo: era il consigliere ed il confidente del vecchio,
e la sua guardia del corpo. Si sussurrava anche che Koppel, in
tanti anni ch'era al servizio di Reb Meshulam, si fosse arricchito
per conto suo, e fosse ora, in realt, il socio del vecchio. Tutto
ci che riguardava Koppel aveva un che di segreto. Koppel aveva
moglie e figli, ma nessuno della famiglia Moskat li aveva mai
visti. Abitava nel quartiere di Praga, dall'altra parte della Vistola.
Era un uomo sulla cinquantina o gi di l, ma sembrava un giovanotto
sui trent'anni, smilzo, di media statura, il colorito scuro,
i capelli ricciuti, e occhi distanti, molto vivi. Sia d'estate sia d'inverno
portava la bombetta ben calcata sulla fronte, e stivali dall'alto
gambale. Sulla cravatta portava una spilla con perla.
Dall'angolo della bocca gli pendeva eternamente una sigaretta, e dietro
l'orecchio sinistro teneva infilata una matita. Era sbarbato.
Di solito sulla sua faccia aleggiava un sorriso tra untuoso e sprezzante.
Meshulam lo incaricava delle commissioni pi svariate, come
un ragazzino. Quando andavano insieme per la strada, Koppel
gli camminava uno o due passi indietro, perch non si pensasse
che si considerava alla pari del vecchio. Quando viaggiavano sulla
carrozza di Reb Meshulam, Koppel sedeva a cassetta, accanto al
cocchiere. Se Meshulam gli rivolgeva la parola in presenza d'altri,
Koppel chinava il capo in atteggiamento deferente. Si toglieva la
sigaretta di bocca, e teneva il capo abbassato in un lieve inchino,
i tacchi uniti, alla militare. Era stato soldato nell'esercito dello
zar, e si diceva che durante il suo servizio era stato attendente di
un generale.

NOTE.

3. Preghiera per i morti. (N.d.T.).

4.

Ma tutto questo non era altro che la facciata esterna. Come
tutti sapevano, la verit era che Meshulam non intraprendeva mai
nulla senza aver prima consultato il suo usciere. Spesso i due
avevano lunghe conversazioni. Gli amministratori delle case di sua
propriet, compresi i suoi figli, dovevano fare a Koppel i loro
rendiconti. La gente che si presentava per chiedere favori sapeva
che in ultima analisi era Koppel che avrebbe deciso. Per anni, i figli
e le figlie di Moskat avevano condotto una campagna contro
di lui, ma era stato Koppel a vincere. Alla sua maniera riservata,
cacciava il naso dappertutto: nei matrimoni dei nipoti, nelle doti,
nelle opere di beneficenza, nelle questioni comunali, perfino
nelle dispute chassidiche. Una volta che Koppel era stato ammalato,
Reb Meshulam andava attorno come un sonnambulo. Non
ascoltava nemmeno quel che gli si diceva, trattava male tutti quanti,
batteva il piede, e a tutte le domande dava una sola risposta:
Il mio usciere non c'. Venite domani.
Quando, ogni estate, Reb Meshulam andava a passare le acque,
Koppel lo accompagnava. Abitava nel suo stesso appartamento,
all'albergo, e prendeva anche lui le acque minerali che erano
state prescritte al vecchio. Si diceva perfino che quando i medici
avevano ordinato i fanghi a Reb Meshulam, Koppel si era immerso
nella melma col suo padrone. A Karlsbad andavano insieme
su e gi per la passeggiata (qui, Koppel, anzich tenersi indietro,
camminava a fianco di Reb Meshulam) parlando di affari,
parlando di quegli scioperati che perdevano tutta la loro fortuna a
Montecarlo, e dei rabbini galiziani che venivano a Karlsbad con
le loro eleganti figliole e nuore. I pettegoli dicevano che Reb
Meshulam aveva ceduto a Koppel una parte della sua fortuna, e
lo aveva nominato suo esecutore testamentario. Koppel, da parte
sua, manteneva un atteggiamento ossequiente nei confronti dei
giovani Moskat. Ogni volta che andavano da lui a chiedere il suo
aiuto per qualche aumento o promozione, inalberava un'aria umile
e diceva: Chi sono io? Non sta a me decidere.
Koppel era a Karlsbad col vecchio, quell'estate in cui questi
aveva conosciuto e sposato la vedova galiziana. Reb Meshulam
l'aveva incontrata alle fonti, mentre prendeva le acque, e aveva
attaccato discorso con lei, dapprima tentativamente, in un elegante
ebraico-tedesco, poi nel familiare yiddish. Si era compiaciuto
del fatto ch'ella usasse includere qualche parola ebraica nella sua
conversazione; che portasse una parrucca da matrona ortodossa
(anche se la sua eleganza lo disturbava un poco), che il suo defunto
marito, Reb David Landau, fosse stato un ricco fabbricante
di birra della citt di Brody, e che sua figlia Adele avesse seguito
il corso universitario preliminare a Lemberg, e avesse poi studiato
a Cracovia, a Vienna, e in Svizzera. Rosa Frumetl soffriva di
un qualche disturbo di fegato. Non alloggiava in albergo, ma in
una camera ammobiliata nel quartiere pi povero della citt. Aveva
confessato con franchezza di aver ben poco denaro. Tuttavia
il suo aspetto e il suo portamento erano quelli di una donna a
mezzi. Ogni giorno era abbigliata in modo diverso. Una collana
di perle le cingeva il collo, dalle orecchie le pendevano orecchini,
e una pietra preziosa le brillava al dito. Aveva invitato Reb Meshulam
nel suo alloggio, e gli aveva servito un bicchierino di cherry-brandy
e dei biscotti all'anice. Emanava da lei un gradevole odore
di lavanda. Quando Reb Meshulam alz il bicchiere per augurarle
buona salute, lei disse: Salute e felicit a voi, Reb
Meshulam. Che le benedizioni sul vostro capo siano sempre pi
abbondanti.
Ne ho avuto abbastanza di benedizioni in vita mia, rispose
Reb Meshulam coi suoi modi bruschi. Ormai, non aspetto pi
che una cosa sola.
Dio non voglia! Sono cose da dire, queste? lo sgrid gentilmente
Rosa Frumetl. Ma voi vivrete centovent'anni, e magari
di pi!
Quando cominci a venirgli l'idea di sposare Rosa Frumetl e
di riportarsi a Varsavia lei e sua figlia, Reb Meshulam ebbe timore
che Koppel lo avrebbe dissuaso. Ma l'usciere n lo dissuase
n lo incoraggi. Meshulam lo incaric di raccogliere tutte
le informazioni possibili sulla vedova, e lui gli riport un rapporto
particolareggiato. Quando, dopo molte esitazioni, Reb Meshulam
decise di andare fino in fondo, Koppel si occup di tutti i particolari.
Occorsero mille formalit perch a Rosa Frumetl fosse rilasciato
il permesso di attraversare il confine austro-russo. Si dovette
acquistare un anello matrimoniale, trovare un appartamento
per gli sposi, un rabbino per celebrare la cerimonia. Rosa Frumetl
volle che Reb Meshulam le intestasse una certa somma, e promettesse
di fornire una dote alla figlia. Reb Meshulam acconsent, e
lo mise anche per scritto. Adele and a passare una settimana a
Franzensbad, l vicino, e in sua assenza fu celebrato il matrimonio.
Quell'uomo  pazzo, dicevano anziani pettegoli. Un vecchio
dissoluto.
Reb Meshulam aveva sperato di fare un matrimonio senza
chiasso, ma le cose andarono in tutt'altro modo. La sala era affollata
di rabbini con le loro mogli, figli, figlie, generi e nuore;
Rosa Frumetl in poco tempo aveva fatto un mucchio di conoscenze.
Tra gli invitati c'era anche un hadchan galiziano, un buffone
professionale, che subito aveva incominciato a improvvisare versi
osceni e impudenti, in un miscuglio di yiddish, tedesco ed ebraico.
V'era ogni sorta di regali, quali si potevano comprare nei negozi
di souvenir di Karlsbad, gioielli fantasia, tovaglie, babbucce
dal tacco dorato, portapenne con lente d'ingrandimento attraverso
la quale si scorgeva una veduta a colori delle Alpi. Il vasto
salone era pieno di sciabole, di mantelli di seta foderati di pelliccia,
di cappelli a cilindro. Dopo la cerimonia vi fu una festa che
dur fino a notte inoltrata, le donne non facevano che pettegolare
malignamente sul conto della sposa, che fino al giorno prima era
stata praticamente una povera.
Non si sa mai su chi pu cadere il colpo di fortuna! dicevano
nel loro largo dialetto galiziano.  stato un miracolo del
cielo.
Ha fatto presto ad accalappiarlo!
E si d arie di santarellina, anche.
Ma subito dopo la cerimonia, Reb Meshulam aveva cominciato
a rientrare in se stesso. L'impeto mascolino risvegliatosi in lui durante
il corteggiamento, si affievol e svan ben presto. Nella stanza
da letto, la moglie si rivel nient'altro che una conchiglia rotta.
Sotto la parrucca di serici fili, i capelli erano grigi, tagliati corti
come un vello di pecora. Un cinto erniario le stringeva la vita.
Distesa sul letto, sospirava, parlava del suo primo marito, della
sua cultura, del suo attaccamento per la figlia, e dei suoi manoscritti,
ch'ella non vedeva l'ora di far stampare a Varsavia. Continu
a chiacchierare senza posa, delle figlie dei dignitari rabbinici
che si facevano ogni giorno pi sfacciate e che, qui a Karlsbad, se
ne andavano apertamente a passeggio con gli ufficiali austriaci.
Starnut, si soffi il naso, prese le gocce di valeriana per il cuore.
Reb Meshulam si alz a sedere e scese dal letto.
Basta con queste chiacchiere, disse forte. Non la finisci
pi? Per un momento ebbe l'idea che la cosa migliore era divorziare
subito, qui a Karlsbad, liquidarla con qualche migliaio,
e metter fine a quella commedia. Ma si vergognava; e inoltre temeva
che la cosa avrebbe dato l'avvio a una lunga sequela di recriminazioni
e di vertenze legali. Provava anche una sorta di cieco
risentimento verso Koppel, bench in cuor suo sapesse che l'usciere
non aveva nessuna colpa. Da quando, pi di sessant'anni prima,
Reb Meshulam era diventato padrone di se stesso, non si era mai
immaginato capace di commettere una sciocchezza simile. Non
aveva sempre riflettuto seriamente su ci che faceva, prima di
compiere un passo? Non aveva sempre messo le cose in modo
per cui sarebbe stato l'altro e non lui ad andarci di mezzo? Erano
le teste calde che agivano in modo avventato, che si cacciavano
in vie senza uscita, che si riducevano alla povert, all'infermit,
alla rovina, e addirittura alla morte. Ma adesso era lui stesso,
Meshulam Moskat, proprio lui aveva commesso una incredibile
corbelleria! Che bene gli sarebbe venuto, da questo matrimonio?
I suoi figli avrebbero avuto motivo di ridere alle sue
spalle. In pi, aveva anche preso degli impegni finanziari; e certo
non poteva venir meno alle promesse fatte. No, non era uomo da
venir meno a una promessa, lui, nemmeno il peggiore dei suoi
nemici avrebbe potuto dire una cosa simile, di lui.
Dopo lunga riflessione decise di seguire la via della saggezza:
la migliore cosa da fare, era di non far nulla. E va bene, non importava
poi molto, avere una moglie per casa! Quanto ai suoi diritti
dotali, le avrebbe assegnato una delle sue case mezzo cadenti;
non le avrebbe certo lasciato vincere il primo premio alla
lotteria. No di certo. Quanto alla nuova figliastra, c'era qualcosa
in lei che lo irritava. Era una ragazza colta, parlava tedesco,
polacco e francese. Ma c'era qualcosa di teso in lei, una sorta di
arroganza. Sembrava sempre immersa nei suoi pensieri, non vedeva
nemmeno la gente che le stava intorno. No, era un tipo che
non si confaceva con la sua famiglia, e nemmeno con i suoi affari.
Inoltre, era sicuro che, in segreto, era una miscredente.
Decise di combinarle un matrimonio, appena tornato a Varsavia, e
di darle una piccola dote, non pi di duemila rubli.
Aspetti solo che arriviamo a Varsavia, si disse Reb Meshulam.
Abbasser la cresta.
Con questi pensieri che gli mulinavano per la mente, Reb
Meshulam fece ritorno a Varsavia. Non era certo il tipo da piangere
sul latte versato. Era l'astuto Meshulam Moskat, il vincitore
di tutti gli incontri, non soltanto contro i nemici esterni, ma anche
contro le sue proprie debolezze.
...
CAPITOLO SECONDO.

1.

Qualche settimana dopo il ritorno di Meshulam Moskat a Varsavia,
un altro viaggiatore arriv alla stazione nord della capitale.
Scese da un vagone di terza classe con un cesto oblungo dai rinforzi
metallici, chiuso a doppio lucchetto. Era un giovane di circa diciannove
anni, di nome Asa Heshel Bannet. Da parte di madre
era nipote di Reb Dan Katzenellenbogen, rabbino di Tereshpol
Minor. Aveva con s una lettera di raccomandazione per l'illustre
dottore Shmaryahu Jacobi, segretario della Grande Sinagoga di
Varsavia. In tasca aveva un consunto volume, l'Etica di Spinoza
in traduzione ebraica.
Era un giovane alto e magro, con una lunga faccia pallida,
fronte alta, precocemente segnata, acuti occhi azzurri, labbra sottili, e
il mento aguzzo coperto da una barbetta incipiente. I riccioli laterali,
biondi, quasi incolori erano pettinati all'indietro, dietro le
orecchie. Portava un gabbano, un berretto di velluto, e una sciarpa
avvolta intorno al collo.
Varsavia, disse forte, con una voce che suon estranea a
lui stesso. Varsavia, finalmente.
La stazione brulicava di gente. Un facchino dal berretto rosso
cerc di prendergli il cesto, ma lui non volle cederglielo. Bench
si fosse gi in ottobre inoltrato, faceva ancora caldo. Basse nuvole
fluttuavano nel cielo, e sembravano fondersi con gli sbuffi di vapore
delle locomotive. A occidente, v'era un grosso sole rosso.
A oriente era gi visibile una pallida falce di luna.
Il giovane attravers il marciapiede che separava la stazione
dalla strada. Sulla vasta carreggiata pavimentata di selci rettangolari,
passavano con fragore le carrozze, i cui cavalli sembravano continuamente
sul punto d'investire gruppi di pedoni. Rossi tram passavano
scampanellando. L'aria umida sapeva di carbone, di fumo, e
di terra. Uccelli svolazzavano qua e l nella luce crepuscolare, sbattendo
le ali. In distanza si vedevano file e file di case; lungo la scia del
sole al tramonto, i vetri delle finestre riflettevano la luce con bagliori
argentei, o plumbei o dorati. Dai camini s'innalzavano azzurrastri
pennacchi di fumo. Sopra i tetti disuguali sembrava aleggiare un qualcosa
di remoto e dimenticato e tuttavia familiare, le colombaie,
gli abbaini, i balconi, i pali telegrafici coi loro fili. Era come se
Asa Heshel avesse gi visto tutto questo in sogno, o magari in
un'esistenza precedente.
Fece alcuni passi, poi si ferm, appoggiandosi contro un lampione,
come a proteggersi da quella folla frettolosa. Aveva le
gambe intorpiditeper le lungheoretrascorsesempreseduto.
Il terreno sembrava ancora tremargli sotto i piedi, le porte e le finestre
delle case si allontanavano da lui, come se ancora le guardasse
dal treno in corsa. Non dormiva da molto tempo, e si sentiva
il cervello un po' annebbiato.
 qui che apprender le divine verit? pens vagamente.
In mezzo a questa moltitudine?
I passanti lo sfioravano, urtando il cesto coi piedi. Un cocchiere
con una giacca turchina e un berretto impermeabile, la frusta in
mano, gli disse qualcosa, ma nel tumulto generale egli non pot
udire che cosa l'uomo gli avesse chiesto, n se gli avesse parlato
yiddish o polacco.
Un uomo tarchiato, con una logora giacca, gli si ferm accanto,
lo guard, e disse: Un provinciale, eh? Dove volete andare?
In via dei Francescani. In un albergo.
Da quella parte.
Un uomo senza gambe su una piccola piattaforma a rotelle tese
la mano verso Asa Heshel.
Soccorrete un povero storpio, supplic con voce lamentosa.
Che il nuovo mese vi porti fortuna.
La pallida faccia di Asa Heshel si fece esangue. Trasse di tasca
una moneta di rame. Secondo Spinoza, non dovrei provare alcuna
piet per lui, pens. Che cos'ha detto, a proposito del
nuovo mese?  gi passato un altro mese?
D'un tratto si ricord che aveva trascurato di pregare sia quel
giorno sia il giorno prima. N si era messo i filatteri.
Fino a questo punto sono arrivato! mormor.
Riprese il suo cesto e torn a incamminarsi a passo svelto.
Un altro inverno. Gli restava cosi poco tempo.
Le strade si facevano sempre pi affollate. Via Nalevki era
fiancheggiata da palazzi di quattro o cinque piani, con ampi portoni,
e con una quantit d'insegne in russo, polacco, yiddish.
Un mondo di commerci: camicie, canne da passeggio, tele e bottoni,
ombrelli e sete, cioccolato e felpe, cappelli e fili, gioielli e
scialli rituali. Piattaforme di legno erano cariche di mercanzie.
Carrettieri scaricavano colli e gridavano con voci roche. La gente
entrava e usciva dagli edifici, a frotte. All'entrata di un negozio,
una porta girevole roteava, ingoiando ed emettendo persone che
sembravano prese in una sorta di folle danza.
La pensione nella quale Asa Heshel sperava di trovare una stanza
aveva tre cortili. Sembrava una piccola citt.
Venditori ambulanti gridavano la loro merce, artigiani riparavano
sedie rotte, brande e divani. Ebrei malmessi, con pesanti
stivali, si affaccendavano intorno ai loro carretti da cui pendevano
lanterne e secchi di legno. I ronzini con una lunga coda e dall'aria
avvilita, cos magri che si sarebbe potuto contargli tutte
le costole, affondavano il muso in una mistura di avena e paglia.
In mezzo al cortile un gruppo di giocolieri stava dando spettacolo.
Un uomo con lunghi capelli, per met svestito, era disteso
a terra, il dorso nudo appoggiato su una tavola piena di chiodi,
mentre con la pianta dei piedi in aria faceva roteare un barile.
Una donna in pantaloni rossi, i capelli tagliati corti, camminava
avanti e indietro sulle mani, i piedi in aria. Un cenciaiolo, con una
sporca barba bianca e un sacco sulle spalle, entr dalla strada,
alz gli occhi verso i piani superiori, e si schiar la gola.
Coompro, cooompro! grid con voce aspra e roca. Piatti
concoline padelle scarpe vecchie calzoni cappelli, stracci, stracci,
stracci!
Il cenciaiolo doveva intendere qualcosa di pi profondo parve
ad Asa Heshel. Ci che veramente intendeva era: Stracci!
ecco ci che rimane di tutte le nostre agitazioni e i nostri sforzi!
E il rabbino Hiyah sentenziava: Un uomo dice, tu mi devi
cento fiorini, e l'altro risponde, io non ti devo niente. Le parole,
recitate nella tradizionale cantilena, giungevano da una casa di
studio, in una stanza che dava sul cortile. Attraverso i vetri polverosi,
Asa Heshel colse l'immagine di un volto scuro incorniciato
di riccioli arruffati. Per un momento quella cantilena prevalse sul
tumulto del cortile.
Gli scalini che portavano all'albergo erano cosparsi di rifiuti e
di fango. A sinistra, in una cucina, una donna si chinava sopra una
tinozza fumante. A destra, in una stanza con quattro finestre, le
pareti stillanti umidit, un gruppo di uomini e di donne sedevano
intorno a un grande tavolo. Un uomo biondo addentava una coscia
di pollo; un vecchio ebreo con una barba che gli si ergeva obliqua
dal mento, una fronte gialla come cartapecora e solcata di rughe,
borbottava sopra un volume aperto. Un giovanotto paffuto,
con un panciotto macchiato di sudore, scaldava un bastoncino di
ceralacca ad una candela e premeva quindi l'estremit scaldata su
una busta. Le donne sedevano un po' discosto dagli uomini, le
pi anziane con un fazzoletto sopra le loro parrucche da matrona.
Un uomo con una giacca imbottita, di sotto la quale spuntavano le
frange di una veste rituale, stava riparando un sacco con un grosso
ago e un filo di spago. Una lampada a gas tossiva e scoppiettava.
Si fece avanti il gerente dell'albergo, un giovanotto. Portava occhiali
cerchiati d'oro, e sotto il colletto il tipico cravattino a nastro
chassidico.
Un forestiero? Che cosa posso fare per voi?
Avrei bisogno di una stanza.
Nient'altro? Prima devo vedere le vostre carte. Un passaporto,
o il certificato di nascita.
Ho un passaporto.
Bene. Benissimo. Com' il nome?
Asa Heshel Bannet.
Bannet. Nessun rapporto col rabbino Mordecai Bannet?
S. Sono suo nipote.
Una famiglia aristocratica, eh? E di dove siete?
Di Tereshpol Minor.
Che cosa vi porta a Varsavia? Per andare da un dottore,
immagino.
No.
Che cosa, allora? Per darvi al commercio?
No.
Forse per entrare in una yeshivah?(1)
Non lo so ancora.
E chi dovrebbe saperlo? Quanto contate di fermarvi? Solamente
fino a domani, o di pi?
Per adesso, solamente fino a domani.
Dovrete dividere il letto con qualche altro. Vi coster di
meno.
Con una smorfia, Asa Heshel fece per dire qualcosa, ma si ricompose
e tacque.
Che c'? Non vi sta bene? Siamo a Varsavia qui. Dovrete
prendere le cose come sono. Questo non  l'hotel Bristol. Anche i
pi grossi commercianti dormono in due in un letto, quando l'albergo
 pieno.
Pensavo di poter avere una camera da solo.
Non qui.
Sul gruppo intorno al tavolo cadde un silenzio. L'uomo che
stava riparando il sacco ferm l'ago a mezz'aria e guard Asa
Heshel con occhi perplessi. Una donna dalla faccia triangolare
sbott in una risata, mostrando una bocca di denti d'oro.
Guarda chi fa lo schizzinoso! disse con forte accento lituano.
Il conte Potocki!
Le altre donne ridacchiarono. Gli occhiali sul naso dell'albergatore
parvero brillare di trionfo.
Di dove avete detto che siete, Altezza? grid, proprio
all'orecchio di Asa Heshel, come fosse sordo. Fatemi vedere il
passaporto.
Osserv a lungo, attentamente, il passaporto dalla copertina
nera, e corrug la fronte.
Ah, ah! Di laggi, siete, disse. Di uno di quei villaggi con
un solo cavallo.
Alz la voce. Va bene, mettete pure gi quel cesto. Varsavia
vi drizzer le ossa.

NOTE.

1. Scuola talmudica. (N.d.T.).

2.

I genitori di Asa Heshel appartenevano entrambi a distinte
famiglie. Il nonno materno, Reb Dan Katzenellenbogen possedeva
un albero genealogico su pergamena, a caratteri d'oro. Aveva
la forma di un tiglio dai molti rami.
La radice era il re David, e i rami portavano i nomi di altri illustri
antenati. Reb Dan stesso aveva una cicatrice sulla fronte,
che, si diceva, era il marchio di coloro che discendevano da stirpe
regale e che alla venuta del Messia, avrebbero avuto il privilegio
di portare la corona.
La nonna paterna di Heshel, Tamar, aveva indossato la veste a
frange rituale, come un uomo, e aveva compiuto i pellegrinaggi
del Nuovo Anno alla corte chassidica del rabbino di Belz. Il nonno
paterno, marito di Tamar, Reb Jerachmiel Bannet, era uomo di
fervente e smodata piet, che mai toccava cibo prima del tramonto,
mortificava la sua carne con bagni freddi, e d'inverno si rotolava
nudo nella neve. Non s'interessava affatto, n dell'andamento
domestico, n degli affari; se ne stava rinchiuso giorno e notte
nella sua stanza nell'attico, a studiare un volume della Cabbala.
A volte spariva per giorni e giorni. Si diceva che in questi viaggi
s'incontrasse in qualche umile luogo con i trentasei santi nascosti,
per la cui virt e umilt all'intero globo  concesso esistere. Poich
Reb Jerachmiel si rifiutava d'occuparsi di ogni civica cura, era
Tamar che partecipava alle riunioni del Consiglio della Comunit.
Sedeva all'estremit del tavolo, accanto ai possidenti della citt,
gli occhiali cerchiati d'ottone calati sulla punta del naso. Fiutava
prese di tabacco da una tabacchiera di corno, masticava bastoncini
di liquirizia, e parlava con accenti determinati. Si diceva che
perfino il rabbino di Belz si alzasse e le porgesse la sedia, quando
lei entrava.
Aveva messo al mondo otto figli, ma uno soltanto era giunto
all'et adulta. Alcuni erano nati morti, altri erano morti ancora
in culla. Ella non aveva mai permesso che i piccoli corpi fossero
portati via prima d'averli preparati lei stessa per la sepoltura. Per
scaramanzia, all'ultimo nato erano stati imposti cinque nomi, Alter,
Chaim, Benzion, Kadish e Gionata, e per ingannare l'Angelo della
Morte avevano vestito il bambino in calzoni di tela bianca e
berretto bianco, come un sudario. Intorno al collo gli avevano
appeso un sacchetto contenente un amuleto con iscrizioni, e un
dente di lupo per fugare il malocchio. A dodici anni fu fidanzato
con Finkel, figlia del rabbino di Tereshpol Minor. A quattordici
fu sposato. Nove mesi dopo il matrimonio la sua giovane moglie
partor una bambina, Dinah, e due anni dopo un bambino, che
fu chiamato Asa Heshel, come uno dei suoi bisnonni. Alla cerimonia
della circoncisione le due nonne sollevarono il lembo della
gonna e si fecero inchini e riverenze come fossero a un
matrimonio.
Ma non v'era molta pace in casa della giovane coppia. Ogni
quindici giorni Gionata (lo chiamarono con l'ultimo dei suoi
cinque nomi) saliva in carrozza e partiva per andare a trovare
sua madre a Yanov. Tamar lo imbottiva di focacce, zabaglioni,
polli arrosto, tagliatelle all'uovo e marmellate. In primavera gli
faceva prendere una pozione contro i vermi, come se fosse
ancora uno scolaretto. Il delicato Gionata non riusciva a sopportare
il suocero, che era sempre ingolfato in qualche disputa con
mezza citt; n la suocera, che teneva la dispensa chiusa a chiave,
per via delle nuore; n i cognati, Zaddok e Levi, che con tutta
la loro scienza e istruzione, se ne stavano sempre a giocare a scacchi
o a scambiarsi spiritosaggini. Quando suo padre mor, il che
avvenne in un ospizio di mendicit durante uno dei suoi viaggi,
Gionata torn da sua madre e vi rimase, mandando il divorzio a
sua moglie per mezzo di un messaggero. Finkel aveva appena diciannove
anni, a quell'epoca.
Asa Heshel soffr di tutte le malattie dell'infanzia; Gimpel, il
cerusico-barbiere di Tereshpol Minor, pi di una volta disper
della sua vita. Ebbe la rosolia e la tosse asinina, la difterite e la
diarrea, la scarlattina e l'otite. Piangeva tutta la notte, aveva accessi
di tosse e diventava tutto viola, come sul punto di morire.
Finkel doveva tenerlo in braccio tutta la notte. Molto presto
cominci a soffrire di terrori; tutto poteva spaventarlo: il suono
del corno d'ariete, uno specchio, una scopa da camino, un pollo.
Sognava di zingare che cacciavano i bambini in un sacco e li involavano,
di cadaveri che passeggiavano per i cimiteri, di fantasmi
che danzavano dietro i bagni rituali. Faceva continuamente domande:
Quanto  alto il cielo? Quanto  profonda la terra? Che
cosa c' dopo la fine del mondo? Chi ha creato Dio? Sua nonna
si tappava le orecchie. Mi fai impazzire, si lamentava.  un
dybbuk, non un bambino!
Andava alla kheder(2) soltanto per mezza giornata. Ben presto
si acquist la reputazione di bambino prodigio. A cinque anni studiava
il Talmud, a sei cominci i Commentatori talmudici, a otto
il maestro non aveva pi nulla da insegnargli. All'et di nove anni
pronunci un discorso nella sinagoga, e a dodici scriveva dotte
epistole ai rabbini di altre citt. I rabbini gli rispondevano con
lunghe lettere, apostrofandolo L'Acuto, Occhio di Aquila,
Sradicatore di Montagne. Paraninfi subissavano la famiglia
con proposte di matrimonio; la gente del luogo prediceva che sicuramente,
quando Dio lo avesse voluto, egli avrebbe ereditato
la cattedra rabbinica del nonno, giacch i suoi zi Zaddok e Levi
altro non erano che fannulloni e teste vuote. E poi, che cos'altro
fanno i giovani promettenti se non abbandonare le vie della virt
e unirsi alle schiere dei moderni? Egli intavolava interminabili
discussioni nella casa di studio e criticava i rabbini. Pregava
senza indossare la fascia rituale, scribacchiava sui margini dei libri
sacri, e si faceva beffe delle pie persone. Invece di studiare i
Commentari s'immergeva nella Guida dei perplessi di Maimonide,
e nel Kuzarih di Jehuda Halevi. Chiss dove era riuscito a procurarsi
gli scritti dell'eretico Salomon Maimn. Se ne andava in
giro con la giacca sbottonata, i riccioli laterali arruffati, il cappello
calato da una parte, gli occhi perduti lontano, oltre i tetti delle
case. Suo zio Levi lo rampognava: Non pensare tanto. Il cielo
non verr gi. La gente diceva che era stato Jekuthiel l'orologiaio,
seguace dell'eretico Giacobbe Reifnam, che aveva turbato
il ragazzo. L'orologiaio Jekuthiel un tempo aveva studiato sotto
Reb Dan Katzenellenbogen, ma in sguito si era dato a studi mondani.
Viveva in una casetta in fondo a un vicolo, separato dalla
gente religiosa, e gli unici con cui fraternizzasse erano i musicanti
del paese. Aveva una rada barba, una fronte vasta e altera, e
grandi occhi neri. Se ne stava tutto il giorno seduto nel suo piccolo
laboratorio chino sul banco da lavoro, con una lente da orologiaio
all'occhio. La sera leggeva, e a volte, per passare il tempo,
suonava la cetra. Sua moglie era morta durante un'epidemia, e i
bambini erano stati presi dalla suocera. Asa Heshel era divenuto
familiare, in casa di Jekuthiel. L'orologiaio aveva nella sua biblioteca
delle vecchie copie del giornale ebraico moderno Hameasef
e il Pentateuco nella traduzione tedesca di Moshe Mendelssohn,
oltre a una quantit di poeti tedeschi, Klopstock, Goethe, Schiller,
Heine, come pure alcuni vecchi testi di algebra, di fisica, di geometria
e di geografia. Aveva anche le opere di Spinoza, Leibnitz,
Kant ed Hegel. Jekuthiel aveva dato ad Asa Heshel la chiave di
casa sua, e il giovane passava intere giornate l dentro, leggendo
e studiando. Il tedesco non lo capiva tanto bene. Si arrovellava
sui problemi di matematica, e tracciava le figure geometriche con
un pezzo di gesso su una lavagna. Quando suo nonno seppe che
il ragazzo si era gettato nello studio di libri mondani, lo ripudi.
Gli occhi della madre erano gonfi per il gran piangere. Ma Asa
Heshel non mut rotta. Spesso rimaneva da Jekuthiel anche per il
pasto serale. Mentre preparava la cena, l'orologiaio discuteva di filosofia
con Asa Heshel.
Va bene, ammettiamo che la terra si sia staccata dal sole,
diceva Jekuthiel con la tradizionale cantilena da casa di preghiere,
questo non risolve nulla. Dev'esserci sempre una Prima Causa.
Asa Heshel ingoiava i libri in un solo boccone. Riusciva a farsi
strada attraverso il russo e il polacco con l'aiuto di un dizionario,
e attraverso il latino con una Vulgata che Jekuthiel si era fatto
imprestare dal prete. Gli ebrei emancipati della vicina Zamosc
sentirono parlare di lui e cominciarono a mandargli dei libri della
loro biblioteca. Jekuthiel gli scrisse anche una lista di opere che
lo avrebbero aiutato a raggiungere un pi elevato livello culturale
senza andare all'universit. Ma gli anni passavano, e ben poco risultava
da questi suoi sforzi indisciplinati. Cominci dei corsi
di studio, ma senza mai completarli. Leggeva senza un sistema,
saggiando qua e l. Gli eterni interrogativi non gli davano tregua:
c'era un Dio, oppure tutto, il mondo e le sue opere, era meccanico
e cieco? L'uomo era responsabile, o non doveva dar conto
di s a nessuna potenza pi alta? L'anima era immortale, o il
tempo avrebbe tutto travolto nell'oblio? Nelle lunghe giornate
d'estate, con un pezzo di pane, una matita e della carta, se ne
andava nella foresta, oppure saliva in soffitta, in casa di sua nonna,
si sedeva sopra un barile rovesciato, e si metteva a sognare a
occhi aperti. Ogni giorno prendeva la decisione di andarsene dal
paese, e ogni giorno finiva col rimanere. Non aveva n denaro per
viaggiare, n alcuna idea di come avrebbe potuto guadagnarsi da
vivere, fuori, nel vasto mondo. Da quando aveva cominciato a
scostarsi dalle vie accettate, sua madre aveva cominciato a smaniare.
Si era tolta la parrucca, e se ne andava in giro con uno
scialle sul capo, come una donna in lutto. A volte rimaneva a
letto per giorni e giorni, leggendo il suo libro di preghiere. Sua
sorella, Dinah, si lagnava perch a causa di lui non riusciva a trovar
marito. I nemici di Reb Dan Katzenellenbogen cominciarono a
parlare di far venire un altro rabbino.
Sua nonna Tamar era morta. Suo padre era sparito. Certuni
dicevano che si trovava in Galizia e si era preso un'altra moglie;
altri dicevano che era morto. Ogni volta che Asa Heshel parlava
di andar via sua madre si metteva a tremare, e sulle sue guance
apparivano delle chiazze rosse.
Anche tu mi lascerai! piangeva. Caro Padre del cielo!
In questo periodo accadde che Reb Paltiel, uno degli anziani
della sinagoga, perdesse la moglie. Dopo i prescritti trenta giorni
di lutto mand un paraninfo da Finkel.
La nonna di Asa Heshel si entusiasm all'idea e i suoi zii si
affrettarono a persuadere sua madre. Reb Paltiel promise di intestare
a Finkel una casa di sua propriet e di accantonare una dote
per Dinah, ma pose la condizione che Asa Heshel doveva lasciare
la citt.
 troppo in gamba per me, dichiar Reb Paltiel. Non mi
piacciono le sue gesta.
Queste furono le cose che Asa Heshel port con s a Varsavia:
le maledizioni di suo nonno, unitamente alla sua predizione che
sarebbe finito male; la preghiera di sua madre che il profeta Elia,
l'amico dei derelitti, intercedesse per salvarlo nelle prove che avrebbe
incontrato; e un orologio di nichel, dono di Jekuthiel. Todros
Lemel, capo della scuola ebraica moderna di Zamosc, gli diede una
lettera di raccomandazione per il chiarissimo dottore Shmaryahu
Jacobi, segretario della sinagoga di Varsavia, scritta in ebraico, in
fiorita e ornata calligrafia.
La lettera diceva cos:

Al mio illustre maestro e guida, famoso dotto in Legge e Rivelazione,
Reb Shmaryahu Jacobi, possa a lungo brillare la sua luce!
Vostra Signoria avr certamente dimenticato da un pezzo la
mia umile persona. Fu mio alto privilegio essere suo allievo in seminario
negli anni tra il 1892 ed il 1896. Mi trovo ora nella citt
di Zamosc, come direttore della scuola Torah, dove insegno ai
ragazzi d'Israele i fondamenti del giudaismo e li guido inoltre
attraverso le soglie dell'istruzione moderna. Il giovane latore della
presente , secondo il modesto avviso del suo antico allievo, uno
di quegli alti e ambiziosi spiriti quali ben di rado s'incontrano.
Suo nonno, Reb Dan Katzenellenbogen,  un dotto di grande reputazione,
e da cinquant'anni pastore del suo gregge a Tereshpol
Minor. Si pu ben dire che questo giovane, Asa Heshel Bannet, 
il vero rampollo di suo nonno. Fin dalla pi tenera et ha acquistato
rinomanza. Ascoltandolo pronunciare un discorso, uomini di
cultura ebbero per lui parole della pi alta lode. In segreto, lontano
dagli occhi censori dei fanatici, con l'aiuto di dizionari, ha imparato
a leggere le lingue europee. Nello studio dell'algebra  arrivato
fino ai logaritmi. Le sue inclinazioni lo spingono inoltre verso
la filosofia. Nel suo remoto villaggio vi sono troppo pochi libri
illuminati, e a mezzo di un viaggiatore che viene a visitarci nei
giorni di mercato gli ho mandato dei libri di storia, di scienze naturali,
di psicologia, e di quanto altro il suo cuore desiderava. Ma
 difficile saziare la sua fame intellettuale. So come Vostra Signoria
si sia sempre sforzata di sostenere la mano dei giovani avidi
di gustare le acque della sapienza, e prego affinch questo neofita
possa trovar favore ai suoi occhi.  sua aspirazione ultimare la
scuola superiore come esterno e quindi entrare all'universit, che
 il Tempio della Conoscenza, nonch la soglia di una onorevole
professione. Aggiungo che gli sono stati proposti molti matrimoni
con ragazze delle famiglie pi ricche, ma sono stati da lui rifiutati
a causa della sua brama d'istruirsi. La sua ricerca della verit
gli ha anche fruttato molte persecuzioni.  pronto a mangiare pane
e sale e bere soltanto acqua pur di raggiungere la mta che il
suo cuore ambisce. Potrei scrivere ancora molte parole di lode
per il giovane Asa Heshel Bannet, potrei raccontarle molte cose
di questa mia citt, e delle lotte che dobbiamo sostenere contro i
fanatici: la luce che illumina tutti gli angoli dell'Occidente non 
ancora penetrata da queste parti, a grande nostra vergogna, bisogna
dire, e a mezzogiorno sono ancora molti coloro che camminano
nelle tenebre. Ma questo foglio non basterebbe a contenerle.
A lei, mio maestro e guida, resto avvnto con saldi legami d'affetto
e mi firmo, il suo allievo Todros Lemel, fondatore e direttore
della scuola Torah e Istruzione per i giovani figli d'Israele nella
citt di Zamosc.

NOTE.

2. La scuola primaria religiosa degli ebrei. (N.d.T.).

3.

Il dottor Shmaryahu Jacobi, segretario della sinagoga di via
Tlomatska, negli ultimi anni aveva avuto poco a che fare con i libri
dell'amministrazione del Tempio; si era occupato di cose pi
elevate. Sua moglie era morta da un pezzo, e i figli erano tutti
sposati. Passava le sue giornate e met delle sue notti a scrivere
una storia dei calendari. In pi era impegnato in una traduzione in
ebraico del Paradiso perduto di Milton. Era ormai sulla settantina,
piccolo, con le spalle rotonde, e una piccola testa sulla quale portava
una calotta a sei punte. La sua rada barba, oltrepassato lo
stadio del grigio, era di un giallastro sbiadito. Davanti ai suoi occhi
grigi era posato un paio d'occhiali azzurrastri. Ora stava salendo
su una scala a pioli per prendere un libro da un alto scaffale
della biblioteca. Saliva lentamente, sostando su ciascun piolo.
Allung una mano, prese un volume da uno scaffale inferiore, e
ne scorse le pagine con una lente d'ingrandimento.
S, s, s, bla, bla, bla, tutte chiacchiere... borbott tra s,
dando al suo yiddish un elegante accento tedesco.
La porta si apr ed entr il sacrista capo, un uomo dalla faccia
rossa e la barba ondulata. Indossava un surtout di alpaca, calzoni
a righe, e un grosso cappello a forma di casseruola.
Herr Professor, disse, c' un giovanotto con una lettera.
Come? Chi ? Che cosa vuole? Non ho tempo.
Gliel'ho detto, ma ha una lettera, o non so che documento, di
un allievo del professore.
Che specie d'allievo? Io non ho allievi! Il vecchio cominci
a tremare, e la scala tremava con lui.
Allora gli dir d'andarsene.
Aspetta. Fallo entrare. Mai che si possa stare in pace.
Il sacrista usc. Il vecchio scese dalla scala, e rimase l, sulle
sue gambe vacillanti, alzando la lente davanti agli occhiali come
preparandosi a scrutare attraverso di essa il visitatore. Asa Heshel
apr la porta e rimase sulla soglia, incerto.
Bene, bene, entrate, disse il vecchio in tono impaziente,
dov' questa lettera?
Strapp di mano la lettera ad Asa Heshel che gliela porgeva,
strinse il foglio di carta tra le dita sottili, e se lo port vicino
alle lenti azzurre. Per un pezzo rimase immobile. Sembrava si
fosse addormentato, l, in piedi. D'un tratto rivolt il foglio. Asa
Heshel si tolse il berretto di velluto. I suoi riccioli di un bianco
cereo stavano gi diradandosi, soltanto piccoli ciuffi gli sporgevano
dietro le orecchie.
Dopo una certa esitazione, torn a mettersi il berretto in capo.
Nu, fa. Gi, gi, disse il vecchio in tono asciutto. La vecchia
storia. Il figlio di un rabbino, un filosofo, studente esterno...
Sempre la stessa storia... Proprio come cinquant'anni fa.
Rivolt di nuovo la lettera, come potesse trovarvi qualcos'altro
tra le righe, poi lasci cadere d'un tratto il suo elegante accento
tedesco e pass a un disadorno yiddish.
Perch non hai imparato un mestiere, un commercio, invece
di tutte queste sciocchezze?
Non hanno voluto.
Non  mai troppo tardi.
Preferirei studiare.
Che cosa vuoi dire, studiare? Con questi tuoi logaritmi non
farai impressione a nessuno. Quanti anni hai?
Diciannove.
 troppo tardi per cominciare, ormai. E gli esterni sono
sempre bocciati agli esami. E se riescono a essere promossi, poi
non riescono a entrare all'universit. Se ne vanno in Svizzera, e
poi, quando tornano, sono dei pezzenti.
Io non diventer un pezzente.
Quando avrai fame, lo diventerai. Sei ancora giovane ed inesperto.
Ammettiamo pure che noi ebrei abbiamo la testa sul
collo, va bene. Ma nessuno ne vuol sapere, dei nostri cervelli.
Leggi gli antichi sapienti, la sapienza del povero  disprezzata!
Ma io voglio studiare per me stesso.
Quatsch! Dove non c' pane non c' cultura. E in salute come
andiamo? Tossi? Sputi sangue?
Dio ce ne scampi.
La maggior parte si ammalano e poi bisogna mandarli in sanatorio.
E alcuni diventano cos deboli e disperati che finiscono col
convertirsi.
Io non mi convertir.
S, tutti dicono cos, prima. Ma quando avete le scarpe sfondate,
e non avete un tetto sopra la testa, correte dai missionari pi
che in fretta.
Magari potrei dare qualche lezione, azzard Asa Heshel. Si
asciug il sudore dalla faccia con un fazzoletto azzurro.
Ma che cosa dici? Ne hai bisogno tu, di lezioni. Scusa la mia
franchezza. Sono vecchio, morir presto, e perci dico la verit.
Tu non sai come vanno le cose. Il suo tono si fece pi bonario;
si accost ad Asa Heshel di qualche passo. Non c' carestia di
gente istruita, oggigiorno. Tutti studiano. Qui alla sinagoga abbiamo
un portiere, e il portiere ha un figlio, e anche il figlio del
portiere conosce i logaritmi. E magari meglio di te. E certamente
sa il polacco e il russo meglio di te; ed  anche pi giovane di te.
Per di pi  cristiano; tutte le porte gli sono aperte, a lui. Come
credi di poter competere con lui?
Io non voglio competere con nessuno.
Ma dovrai, per forza. Cos  la vita, una continua competizione.
I nostri giovani non hanno sbocchi, in nessun posto, nemmeno
negli altri paesi. Perch non ti sei sposato?
Asa Heshel rest muto.
Perch? Un giovanotto deve sposarsi, prima o poi. Se non
altro ha una moglie, ha da mangiare, e ha un tetto, in casa dei
suoceri. Quanto all'avvenire...  nelle mani dell'Onnipotente.
Qui morirai di fame, e nessuno alzer un dito. Mi dispiace, giovanotto,
ma non posso fare niente per te. Tra l'altro, come vedi,
sono mezzo cieco.
Capisco, e le chiedo scusa. Buon giorno e grazie.
Aspetta, non te ne andare. Certi sono noiosi come zanzare,
e tu vuoi subito scappare. Se sei troppo orgoglioso non riuscirai a
nulla.
Ma lei probabilmente non ha tempo.
Il mio tempo non vale una presa di tabacco. Prima di tutto
ti dar un biglietto per Shatzkin, il direttore della cucina gratita
per intellettuali. L potrai mangiare senza pagar nulla.
Non voglio mangiar a sbafo.
Accidenti, sei anche ostinato! Non  mangiare a sbafo. Sono
i ricchi, che pagano per questo. Rothschild non andr certo in rovina
per colpa tua.
Il vecchio indic ad Asa Heshel un piccolo divano di cuoio,
mentre lui sedeva alla scrivania e intingeva la penna in un calamaio
mezzo vuoto. Scarabocchi alcune parole, brontolando. Scosse
la penna, e una piccola macchia cadde sul foglio. La porta si
apr e comparve di nuovo il sacrista.
Herr Professor, c' Abram.
Che Abram? Quale Abram?
Abram Shapiro. Il genero di Meshulam Moskat.
Un lieve sorriso affior sulla faccia incartapecorita del vecchio.
Ah, quello. Quel cinico. Fallo entrare.
Ancor prima che queste parole gli fossero uscite di bocca la
porta si era spalancata ed era entrato un omaccione con una barba
quadrata, nera come la pece, un ampio mantello, e un cappello di
felpa a larghe falde. Al posto della cravatta portava, annodata, una
sciarpa di seta. Sul panciotto di velluto gli ballonzolava una catena
d'oro. In mano teneva una canna da passeggio dal manico biforcuto,
come i corni di un cervo, ornato d'argento e d'ambra.
Era cos alto che per passare dalla porta dovette abbassare il capo.
Le sue ampie spalle sfiorarono gli stipiti. La faccia era di un rosso
vinoso. Tra le labbra stringeva un grosso sigaro. Emanava un sentore
di tabacco e di sapone profumato, un che di piacevole e di
cosmopolita. Il dottor Shmaryahu Jacobi gli si fece incontro. Il
nuovo venuto afferr la mano tesa del vecchio tra le sue zampe
pelose.
Ah, professore! tuon con voce rimbombante. Me ne andavo
a passeggio fra Tlomatska e Bielanska, e tutt'a un tratto mi
 venuta l'idea: perch non vado a fare una visi tina al nostro caro
professore Jacobi, e a vedere come sta? Avevo, se lei mi permette,
un rendez-vous con una signora. Ma mi ha dato un cane. Dovevamo
incontrarci all'hotel Cracovia. Be', il diavolo se la porti. Mio
Dio, professore, ma lei diventa sempre pi giovane. Quanto a me,
sto invecchiando come Matusalemme, salgo una rampa di scale
e il cuore comincia a battermi come quello di un ladro inseguito
dalla polizia. Uhm, uhm, uhm, quanti libri! Non fanno che scrivere
e commentare, questi vostri sapienti, ma quando si viene al
ncciolo, non c' niente, aria, soltanto aria. Bene, come sta, mio
caro professore? E come va il suo libro sui calendari? Quali sono
le ultime notizie del cielo? Dopo tutto, lei  un astronomo. Quaggi
sulla terra  tutto un colossale errore. Roba da farti uscire di
senno. Che giornata ho avuto oggi!... Possano averla gli antisemiti,
una giornata simile! Lotte con tutti! Con mia moglie, con mio
suocero, con le figlie! Perfino con la donna di servizio! Ho girato
Varsavia in lungo e in largo. Sono andato dal dottor Mintz. "Non
si ecciti cos!" mi fa. "Le fa male all'ombelico". "Ah ah", gli
faccio. "Vorrei veder lei al mio posto!" gli faccio. Secondo lui
non dovrei far altro che sdraiarmi sul sof, chiudere gli occhi, e
tutto  sistemato. No, io non sono il tipo, professore. Io devo
ruggire come un leone. Capisce, professore? Se non mi frenassi
lascerei andare un ruggito tale che farebbe crollare tutta Varsavia.
Chi  questo giovanotto? Che fa, seduto l come un gattino?
Per tutto il tempo il vecchio professore era stato ad ascoltare
Abram sorridendo, mostrando le gengive vuote, e scuotendo il
capo in qua e l. Evidentemente si era del tutto scordato del ragazzo
di Tereshpol Minor. Ora si volt, lo guard e si strofin la
fronte d'avorio.
Questo giovanotto? Ah, s. Devo dargli un biglietto. Per la
cucina gratita.
No, grazie. Non lo voglio, non ne ho bisogno, disse timidamente
Asa Heshel. Ho del denaro.
Abram fece un gesto di sbalordimento e poi batt le mani.
Ma ha sentito, professore? Ha del denaro! disse con violenza.
La prima volta in vita mia che sento qualcuno riconoscere
che ha del denaro. Perch non mi diceva niente? Da quarant'anni
vado cercando un uomo come lui, ed eccolo l che se ne sta a sedere,
come se nulla fosse! Si vergogni, professore! Perch ha bisogno
della cucina gratita?
 venuto a Varsavia per studiare...  il nipote di un rabbino...
Un ragazzo prodigio.
Dice davvero? Vi sono ancora campioni di questo genere, in
giro? E io che pensavo fossero scomparsi per sempre, che la
specie fosse completamente estinta, come le ur, se mi concede il
paragone. Lasci che gli dia uno sguardo. Mi dica, professore, che
genere di benedizione si deve recitare, sopra una simile rarit?
Che cos' che vuol studiare?
Ha una lettera da Zamosc.
Dov'? Me la faccia vedere.
Asa Heshel trasse di tasca il foglio spiegazzato. Abram glielo
strapp di mano e cominci a rivoltarlo da una parte e dall'altra.
Poi si mise a leggere ad alta voce le fluenti, pompose frasi ebraiche,
cantilenandole nello stile da sinagoga. La faccia gli brillava,
la barba fremeva, le sopracciglia gli andavano su e gi, le guance
si gonfiavano e sgonfiavano. Pronunciate nella sua inflessione polacca,
le parole avevano un suono strascicato, con echi profondi e
acuti, e dopo ogni parola in lode di Asa Heshel, Abram gli gettava
uno sguardo dei suoi occhi grandi e ardenti. Quando fin, cal un
gran pugno sul tavolo, che poco manc facesse cadere il calamaio
in terra.
Ma allora, c' qualcosa per cui vale la pena di andare avanti!
grid. Abbiamo ancora la Torah, ebrei, savi, rivelazione! E io,
idiota che sono, pensavo che tutto questo fosse finito! Vieni qui,
ragazzo. Non andrai a mangiare alla cucina gratita, oggi!
Afferr Asa Heshel per le spalle e lo trasse in piedi.
Mangerai a casa mia! grid. Io mi chiamo Abram Shapiro.
Non ti preoccupare, sar kasher.(3) Se anche volessi del maiale, avrai
soltanto del cibo kasher.
Cominci a ridere, una risata di gola che gli strapp un potente,
quasi disumano ruggito. Gli sgorgavano le lacrime dagli occhi, la
faccia gli si era tinta di un rossore apoplettico. Prese di tasca
un fazzoletto di seta e si soffi il naso, ricordando che il dottor
Mintz lo aveva ammonito di smetterla di agitarsi tanto per ogni
nonnulla, se non voleva rischiare un altro attacco di cuore.

NOTE.

3. Conforme alle prescrizioni alimentari della tradizione ebraica. (N.d.T.).

4.

Le scale che scendevano dall'ufficio di Shmaryahu Jacobi erano
ampie e spazzate da poco. In fondo, sul pianerottolo, ai due lati,
erano posate delle sputacchiere. Attraverso l'alto finestrone riluceva
un pallido sole invernale. Fuori, l'aria era asciutta e gelida.
Nel cortile della sinagoga, intorno a un giardino cintato da una
cancellata, i passerotti saltellavano qua e l sulle loro fragili zampine,
becchettando semi. Dalla finestra del rabbino, ornata con
tendine azzurre, giungeva un debole suono di pianoforte. Abram
s'incammin a grandi falcate battendo la canna sull'asfalto, poi si
ferm di botto, immobile, con una mano palpandosi il petto, dalla
parte sinistra.
Mi sai spiegare come mai io cammino adagio, e il mio cuore
si mette a galoppare? Aspetta un momento. Mi riposo un po'.
Ho tempo in abbondanza.
Com' che ti chiami?
Asa Heshel Bannet.
Ah, s, Asa Heshel. Bene. Senti, la situazione  questa. Mi
piacerebbe portarti a casa mia, ma ho appena avuto una discussione
con Hama, mia moglie. Una vergogna! E ho anche due belle
ragazze. Neanche me le merito. Ma non ti preoccupare. Un litigio
non dura per sempre. Frattanto sono stato invitato a pranzo
da mio cognato; Nyunie, si chiama.  un fratello di mia moglie,
un caro uomo, un tipo. Sua moglie, Dacha,  una donna pia,
strettamente ortodossa, figlia di un rabbino. Forse hai sentito
nominare mio suocero, Meshulam Moskat.
No.
Un ebreo con la testa sul collo, ma senza cuore. Un vero bandito.
Ricco come Creso. Bene, adesso prendiamo un droshky e
andiamo da Nyunie. Ti accoglieranno benissimo. Ora che ci penso,
c' una specie di riunione, oggi, ci saranno diversi invitati. Mio
suocero, che la Legge lo colga, ha avuto la bella idea di risposarsi,
una tale della Galizia. Che in tal modo sarebbe diventata
la mia suocerastra. E ha una figlia, che sarebbe... Vediamo...
Sorellastra di mia moglie. Gi, tutta la storia  sistemata, involtata
e legata a doppio nodo. La moglie numero tre...
Mi scusi, la prego, azzard Asa Heshel dopo una certa
esitazione. Forse  meglio che non venga con lei.
Come? Perch? Ti vergogni? Ti senti imbarazzato? Ascoltami,
ragazzo mio, Varsavia non  come il villaggetto da dove
vieni, com' che si chiama? Tereshpol Junior? Qui bisogna mostrare
la propria faccia. E mio cognato  un uomo semplice, e
piuttosto colto, anche. E poi c' sua figlia, Hadassah, una vera
bellezza. Basta darle un'occhiata e sei finito. Ti posso dire che se
non fossi suo zio, le farei la corte, eccome. E poi, magari potr
darti qualche lezione. Vediamo che ora . L'una e mezzo in punto.
Loro mangiano alle due. Abitano alla Panska. Un droshky
ci porter l in non pi di quindici minuti. Ma prima vado in
quel ristorante l e faccio una telefonata. Voglio sapere perch
quella femmina mi ha fatto tribolare tanto. Vieni con me, e
aspettami.
Attraversarono la strada ed entrarono per una porta di cristallo
in un vasto locale dalle pareti dipinte di rosso e con una profusione
di specchi. Dal soffitto a cassettoni pendeva un elaborato
candelabro di cristallo. Camerieri con tovaglioli bianchi sul braccio
si affaccendavano avanti e indietro. Le loro immagini erano
moltiplicate dagli specchi. Qualcuno stava suonando un pianoforte.
Si sentiva un profumo d'acquavite, di birra, di carni arrosto e
di spezie. Un pezzo d'uomo con una pelata rotonda come un piatto
e un collo rosso e liscio affondava i baffi nella spuma di un
boccale. Un ometto, con l'angolo del tovagliolo ficcato nel colletto,
si chinava sopra un piatto di carne, facendo molto rumore
con la forchetta e il coltello. Una ragazza bionda, in grembiale
bianco, le palpebre tinte di azzurro, e le guance ravvivate col
rossetto, in piedi dietro un buffet carico di bottiglie, bicchieri,
vassoi e piatti, stava versando un liquore verdastro in un bicchierino.
Abram spar da qualche parte. Asa Heshel si sentiva girare
la testa, come se quei vapori bastassero a ubriacarlo. La sala
sembrava girargli intorno, e vedeva le cose confuse. D'un tratto
una figura si materializz di fronte a lui, orrendamente familiare
e nel tempo stesso curiosamente estranea. Era la sua faccia, erano
i suoi lineamenti, quelli che vedeva in uno specchio l vicino.
Unmendicante!mormor allasuaimmagine.
La sera prima si era accuratamente sbarbato. Ma ora il suo
mento era di nuovo coperto da una lieve peluria. Il colletto della
camicia era tutto spiegazzato. Il pomo d'Adamo gli andava su e
gi. Si era comprato un soprabito nuovo, alla vigilia di partire
da Tereshpol Minor, ma nella brillante luce del ristorante appariva
un cencio, troppo stretto per lui, le spalle sformate. La punta
delle scarpe si rivoltava ins. Asa Heshel si rendeva ben conto
che era una buona cosa per lui entrare in contatto con le ricche famiglie
dalle quali questo sconosciuto voleva portarlo. Secondo
Spinoza, la timidezza era un sentimento che bisogna cercar di superare.
Ma quanto pi rimaneva in questo lussuoso ristorante,
tanto pi si sentiva meschino. Gli pareva che tutti lo guardassero,
ammiccando, con sorrisi sprezzanti. Un cameriere cozz contro
di lui. La ragazza del buffet sorrise, mostrando una chiostra
di denti candidi. Prov un folle impulso di aprire la porta e fuggir
via. In quel momento vide Abram venire in fretta verso di lui,
il suo avvicinarsi riflesso dagli specchi.
Bene, andiamo! disse Abram. Si sta facendo tardi.
Prese Asa Heshel per un braccio e usc con lui. Si avvicin
un droshky. Abram vi spinse Asa Heshel, sal dopo di lui e si lasci
cadere sul sedile; le molle gemettero sotto il suo voluminoso
posteriore.
 lontano? disse Asa Heshel.
Non ti preoccupare. Non ti mangeranno. Non fare il
poppante.
Strada facendo, Abram indicava strade e palazzi. Passarono
davanti a una banca, la cui facciata era ornata da colonne; v'erano
negozi che esponevano in vetrina monete d'oro e biglietti della
lotteria. Una fila di botteghe davanti alle quali erano posati
sacchi di aglio, cassette di limoni, o appese filze di funghi secchi.
In piazza della Porta di Ferro si vedevano le cose pi disparate:
un giardino, uno spazio aperto delimitato da banchi, una sala
per matrimoni, un mercato. Degli spazzini stavano ammucchiando
immondizie. L'aiutante di un pollarolo, con una casacca macchiata
di sangue, lottava con un gruppo di tacchini che cercavano
di scappare, e un altro cercava di impedirglielo, agitando un
bastone. In mezzo a quella confusione sfil il corteo di un funerale.
I cavalli che tiravano il carro erano coperti con drappi neri;
attraverso i fori, gli occhi guardavano con enormi pupille. Abram
fece una smorfia.
Non me ne importa di nulla al mondo, ragazzo, disse,
tranne che diventare un cadavere. Qualunque cosa tranne
quella.
Accost un fiammifero al sigaro, ma il vento spense la fiamma.
Si tir su a met e sfreg un altro fiammifero; per lo spostamento
del suo peso poco manc che il droshky si rovesciasse.
Emise uno sbuffo di fumo, poi si volse ad Asa Heshel. Dimmi,
ragazzo, avevi qualche affare di cuore, l al tuo paese?
Oh, no!
Ma perch arrossisci? Quando avevo la tua et, io andavo
dietro a ogni shiksa.
Quando il droshky percorse la Gzhybov, Abram indic la casa
di suo suocero. La ragazza di un fornaio, in piedi davanti al
portone con una cesta di pane fresco, gli fece un cenno col capo.
Abram le ricambi cordialmente il saluto agitando una mano. Sulla
Tvarda diede di gomito ad Asa Heshel e indic col dito.
Laggi c' la casa di preghiere di Bialodrevna.  l, che vado
io.
Allora, lei  un chassid?
Nelle festivit porto perfino il berretto di pelliccia chassid.
Una fredda raffica di vento invest la carrozza. Grevi nuvole
nascosero il sole. Il cielo si fece di un blu verdastro. V'era un
sentore di grandine e di neve, nell'aria. Asa Heshel si rialz il
bavero del soprabito. Non si era ancora ripreso dalla stanchezza
del viaggio. Provava una sensazione pungente alle narici, e gli
doleva la testa. Gli sembravano anni che era partito da casa.
Dove mi sto lasciando trascinare? pens. Chiuse gli occhi e
si afferr alla maniglia laterale. Nel buio delle palpebre abbassate,
vide l'immagine abbagliante di un fantomatico fiore, semiaperto
e impalpabile. Era un'apparizione che sempre gli si presentava
nei momenti di perplessit. Prov uno struggente desiderio
di pregare... Ma chi avrebbe dovuto pregare? Le leggi divine
non sarebbero certo mutate per i suoi begli occhi.
Il droshky si ferm. Asa Heshel apr gli occhi e scese dalla
carrozza dinanzi a una casa di quattro piani che sorgeva in una
stradina tortuosa pavimentata di selci dalla superficie arrotondata.
Abram trasse una moneta d'argento da un grosso borsellino
scamosciato. Il cavallo volse la testa con una strana espressione di
curiosit, come a volte gli animali sembrano imitare i gesti umani.
I due entrarono attraverso una porta a vetri ghiacciati. Salirono
una rampa di scalini di marmo, sporchi e pieni di polvere.
Dallo studio di un dentista al secondo piano, usciva un forte
odore di iodio o di etere, e in una sputacchiera sul pianerottolo
v'era un batuffolo di cotone sporco di sangue. Su una porta di
mogano a due battenti, v'era una targa di ottone con un nome
inciso in polacco e in yiddish: Nahum Leib Moskat. Abram
premette il bottone del campanello; si ud uno squillo acuto.
Asa Heshel si raddrizz il berretto, e si guard indietro, come
pensasse di darsi alla fuga all'ultimo momento.

5.

La porta fu aperta da una giovane domestica massiccia, con
un petto enorme ed uno scialle fiorito sulle spalle. Ai piedi nudi
portava un paio di pianelle di felpa. Aveva una faccia paffuta,
piena di fossette. Vedendo Asa Heshel, volse un'occhiata interrogativa
ad Abram, il quale accenn con la testa.
Questo giovanotto  con me, disse. Non svieni dalla
gioia di vedermi, mia cara Shifra? Dopo che mi son dato la pena
di portarti un regalo.
Trasse di tasca una piccola scatola e gliela porse. Shifra si
strofin la mano sul grembiale, prima di prenderla, per non
sporcare la carta colorata.
Lei non si scorda mai di portarmi qualcosa, disse. E
non dovrebbe.
Lascia stare. Dimmi, piuttosto,  gi arrivata Sua Signoria la
Galiziana?
S,  qui.
E anche la figlia?
Sono tutt'e due in salotto.
Che cosa stai cucinando? Sento l'odore fin da qui.
Non si preoccupi, non l'avvelener.
Abram si tolse il mantello. Fuori delle maniche gli sporgevano
i polsini bianchi inamidati, con gemelli di brillanti. Si tolse il
cappello, e si pettin davanti a uno specchio i lunghi capelli
studiandosi di ricoprire la pelata. Anche Asa Heshel si tolse il soprabito.
Indossava un gabbano e intorno al colletto floscio era
annodato un cravattino a nastro.
Vieni con me, giovanotto, disse Abram. Non c' da
aver paura.
Entrarono in un vasto salotto, c'erano tre finestre. Alle pareti
erano appesi, in cornice dorata, ritratti di ebrei barbuti con la
calotta, e le loro mogli in parrucca. Qua e l, ampie poltrone con
lunghe frange dorate. In un angolo, una pendola di legno scolpito.
Rosa Frumetl era seduta su un sof foderato di broccato.
Con una mano teneva un bicchierino d'acquavite e nell'altra un
pasticcino. Vicino a lei c'era un tavolinetto con un telefono.
Dacha, la moglie di Nyunie, una donna emaciata, nera come un
corvo, con la sua parrucca da matrona, le spalle avvolte in uno
scialle di seta, stava parlando all'apparecchio.
Che cosa? Parla pi forte! diceva, con accento largo,
strascicando le vocali. Non sento una parola. Che cosa?
Adele sedeva al pianoforte all'altra estremit della stanza, con
una gonna pieghettata e una camicetta bianca ricamata, con merletti
ai polsi e un ampio, antiquato collo inamidato. Il sole che
penetrava attraverso i tendaggi le faceva rilucere i capelli. Abram
prese Asa Heshel per un gomito come per assicurarsi che il timido
giovane non si desse alla fuga.
Buon giorno, buon giorno! grid. Dov' Nyunie?
Dacha, al telefono, agit una mano. Adele pos lo spartito
che stava sfogliando, e si alz. Rosa Frumetl si volse verso di loro.
Non  il caso di stare in cerimonia, disse Abram rivolto
a Rosa Frumetl e sua figlia. Io sono Abram, Abram Shapiro,
il genero di Reb Meshulam Moskat.
Lo so, lo so, mi ha gi parlato di voi, disse in fretta Rosa
Frumetl col suo forte accento galiziano. Questa  mia figlia
Adele.
Onoratissima, mormor la ragazza, in polacco.
Questo  un giovane che ho appena conosciuto, Asa Heshel
Bannet. Un amico del segretario della sinagoga di via Tlomatska,
grande studioso del Talmud, un uomo dottissimo. Forse ne avete
sentito parlare, il dottor Shmaryahu Jacobi.
Mi pare di s.
Si apr una porta ed entr Nyunie. Era un bassetto con una
tonda pancia e una gran testa di capelli sopra la quale era appollaiata
una minuscola calotta. La barba bionda era accuratamente
pettinata. Portava una veste da camera color vino. Abram
lasci il gomito di Asa Heshel, balz attraverso la stanza, afferr
Nyunie per la vita e lo sollev in aria e gli fece fare su e gi
per tre volte. Nyunie scalciava, i piccoli piedi calzati in pianelle
lucidissime. Finalmente Abram torn a posarlo in terra, come
fosse un bambolotto, e scoppi in una delle sue fragorose risate.
Omaggi, caro cognato! grid. Dammi cinque! e tese
la mano verso di lui.
Mentecatto! Pazzo furioso! boccheggi Nyunie. Chi 
questo giovanotto?
Che sta succedendo? Perch gridate cos? Abram, smettila
di agitarti! Dacha aveva finito la sua telefonata e posato il ricevitore.
Chi  questo giovanotto? chiese a sua volta, tendendo
le sue dita affusolate.
 una lunga storia. Bene, comincer dal principio.  un prodigio,
un genio, un matematico, un savio, un enciclopedico. 
uno di quei tipi che oggi sono muti come un pesce, ma domani
saranno in cattedra all'universit di Bruxelles, proclamando che
noi ebrei non siamo una nazione, ma soltanto una religione, e
che gliOst-juden appuzzano l'atmosfera.
Quest'uomo  diventato matto. Perch lo metti in imbarazzo
cos? Non faccia attenzione a lui, non fa che belare come un caprone.
Di dove viene, giovanotto?
Da Tereshpol Minor.
Teresh... come?
Tereshpol Minor.
E dove diavolo ? Che nome buffo!
Vicino a Zamosc.
Dio ci protegga! Ci sono citt cos strane!  vero che  un
matematico?
Ho studiato un po'.
Lei  modesto quanto lui  fanfarone. Bene, comunque sia,
rimanga a pranzo con noi. Qua, la presento alle ospiti. Questa 
la moglie di mio suocero, Rosa Frumetl, e questa  sua figlia...
com' il tuo nome, cara?... Oh, s, Adele.
Posso chiederle dove ha studiato matematica? disse Adele
in tono preciso ed elegante.
Asa Heshel arross. L'ho studiata da me, balbett. Sui
libri.
Matematica elementare...O matematica superiore?
Veramente non lo so.
Be', geometria analitica, a esempio, o calcolo differenziale.
Oh, no! Non sono arrivato cos avanti.
Be', io ci sono arrivata, ma non mi considero
certo una matematica.
Oh, io non ho quella pretesa.
Adele, perch gli fai questo interrogatorio di terzo grdo?
interloqu Rosa Frumetl. Se dicono che  un matematico,
si vede che lo .
Ecco lo stile di oggigiorno. Qualunque studente di yeshivah
 un Newton.
Non  lo stile,  la verit! tuon Abram. Vi sono pi
geni nei nostri poveri seminari, che in tutte le loro universit
messe insieme!
Oh, io sono stata in Svizzera, e li ho visti, questi vostri geni.
Gli manca l'istruzione pi elementare.
Adele, tesoro mio, ma che cosa dici? Lo sanno tutti che lo
studio della Torah affina l'ingegno, l'interruppe Rosa Frumetl;
sembrava costantemente in guardia per frenare la lingua lunga
della figlia.
 un mucchio di sciocchezze! Anch'io ho studiato la Torah...
E quando si arrivava a qualcosa d'importante, mi sentivo la testa
come una botte, disse Nyunie.
Tu l'hai sempre come una botte, la testa, disse Dacha.
Gi litigate! grid Abram. Ogni volta che ho una discussione
con Hama,  un segnale per il resto della famiglia, tutti
ci si buttano in tuffo. Questo giovanotto ha delle commendatizie
sbalorditive... Ed  anche un filosofo, tra l'altro. Fagli vedere la
lettera!
La prego! Io non sono un filosofo.
La lettera da Zamosc dice che lo sei.
Sono soltanto uno studente, ho qualche idea.
Ha qualche idea! Tutto il mondo va pazzo per le idee,
interloqu Dacha con un sospiro. La mia Hadassah... Ogni giorno
si mette a scrivere le sue idee. Ai tempi miei, nessuno si
preoccupava delle idee, e si viveva lo stesso.
Comincio ad aver fame. Che cosa si aspetta per andare a tavola?
disse Nyunie con impazienza. Aveva fama d'essere il
ghiottone della famiglia. E in pi, non aveva troppa simpatia per
questa sua nuova pretenziosa matrigna che Dacha aveva invitato,
n per questa nuova e irritante sorellastra, o per questo acerbo
giovanotto che Abram si era portato dietro. Temeva che per
causa loro non sarebbe riuscito a stendersi sul sof per il sonnellino
pomeridiano. La sua nervosa moglie, la tipica figlia di famiglia
rabbinica, che doveva prendere delle pillole per suscitarsi un
po' d'appetito, e altre pillole dopo aver mangiato, per aggiustarsi
lo stomaco, gli gett uno sguardo irato.
Hadassah non  ancora arrivata.
Che cosa va facendo, in giro? Possiamo mangiare senza di
lei.
No, l'aspettiamo, sentenzi Dacha. Quando pensa al mangiare
non vede pi nessuno!
Si ud suonare il campanello. Ecco Hadassah, esclam Nyunie,
e corse verso la porta con le sue corte gambette. Dacha si
adagi sulla poltrona piena di cuscini, estrasse dalla manica un
fazzoletto con monogramma e lo port al suo lungo naso.
Abram, vieni qui. Dimmi dove hai conosciuto questo
giovanotto.
L'ho trovato e l'ho portato qui: ecco tutto quel che c' da
dire. Non stare in imbarazzo, giovanotto. I loro Newton non ci
fanno impressione. Lasciate soltanto che diventiamo una nazione
nella nostra propria terra, e gli faremo vedere di che cosa siamo
capaci. Ah, i geni usciranno dal ventre delle madri a sei a sei...
come in Egitto. Il nostro genio ebraico invader il mondo, sia
dannato il loro sporco ombelico... o non mi chiamo pi Abram
Shapiro!
Dio ci guardi,  partito di nuovo, gemette Dacha. Venga
qui, giovanotto, si sieda qui vicino a me. Mio cognato  un po'
tocco, ma a parte questo  in gambissima, e gli vogliamo tutti
molto bene.
Asa Heshel sedette sulla sedia che gli veniva indicata. Rosa
Frumetl bevve un sorsetto del suo cherry-brandy, e sgranocchi
un bocconcino della pasta alle mandorle che teneva in mano.
Adele fece per dire qualcosa, ma in quel momento la porta si
apr ed entrarono Nyunie e sua figlia.
...
CAPITOLO TERZO.

1.

Nyunie entr tenendo Hadassah per un braccio. Era pi basso di lei
di tutta la testa. Hadassah dimostrava circa diciott'anni, era alta e
slanciata, con due splendide trecce bionde. Aveva un volto pallido,
un naso leggermente schiacciato, il collo lungo, la fronte alta che alle
tempie prendeva una sfumatura azzurrastra. Portava un berrettino
di velluto di foggia studentesca, una giacchetta corta legata con
nastri, e bench la giornata non fosse troppo fredda, sopra le calze
portava pesanti calzettoni. Ricord ad Asa Heshel le fanciulle aristocratiche
di certe opere romantiche che aveva letto.
I suoi occhi di un azzurro pallido avevano un'espressione imbarazzata,
come si trovasse non nella sua, ma in casa d'estranei.
Immediatamente Rosa Frumetl cominci a scuotere la testa di qua e
di l, increspando le labbra, come si preparasse a sputare per respingere
un malocchio. Adele la squadr da capo a piedi.
Questa  Hadassah? Che il Signore la preservi! mormor Rosa
Frumetl. Bella!
Hadassah, questa  tua nonna, la moglie di tuo nonno. E questa
 sua figlia Adele.
Hadassah si pieg in avanti, qualcosa che stava tra la riverenza
della scolaretta e un inchino da persona adulta.
Vieni qui, bella bambina. Lascia che mi lustri gli occhi su di te,
cantilen Rosa Frumetl. Tuo nonno non si stanca mai di cantare le
tue lodi. Questa  mia figla Adele. Puoi parlare polacco, con lei, non
parla il russo... Noi siamo della Galizia.
Mi hanno gi parlato di te, disse Hadassah ad Adele in polacco.
Sei di Cracovia, mi pare?
Ci sono andata a scuola.
Perch non la presentate al filosofo? tuon Abram. Hadassah,
gioia mia, questo giovane  un Lomonossov(1) ebraico.
Hadassah guard Asa Heshel. Entrambi arrossirono.
Naprawde... davvero? disse lei; sarebbe stato difficile dire se
si rivolgeva allo zio o ad Asa Heshel.
Mi sta prendendo in giro, balbett Asa Heshel, e anche lui
non si sapeva se rivolto all'uno o all'altra.
E per di pi  anche modesto, continu Abram con la sua voce
tonante. Vuole che tu gli dia qualche lezione. La sua lingua recalcitra
un po', a quest'idioma pagano... Ma ha un cervello da Aristotele.
Ha studiato algebra... In soffitta.
Davvero? In soffitta? disse Hadassah stupita.
Be', quando pioveva... Se non c'erano altri posti...
A quanto sembra, al signor Shapiro piace esagerare, disse Adele
nel suo tono gelido.
Nyunie intervenne, lamentoso: Io sto morendo di fame! Che
cosa aspettiamo ancora?
Sta' zitto, Nyunie, non morirai, disse Dacha. Hadassah,
bambina mia, togliti il soprabito. Dove sei stata?
Siamo andate a passeggio... Ai Giardini Sassoni.
Con chi?
Lo sai, mamma. Con Klonya.
Andare in giro con una ragazza gentile! Ts, ts!
Sempre meglio che andare in giro con un ragazzo gentile,
comment Abram.
Potresti risparmiarteli, questi scherzi. Non ci sono abbastanza
ragazze ebree, a Varsavia? Questa Klonya  di famiglia ordinaria. Il
padre... fa il fornaio. E la madre  cos grassa che a malapena riesce
a passare dalla porta.
E che differenza fa, questo? Klonya mi  simpatica.
Mi sorprende che tua madre la pensi cos, osserv Adele.
Da noi in Austria, gli ebrei e i gentili vivono insieme come una sola
famiglia.
Non so come vadano le cose in Galizia, ma qui c' un mucchio di
antisemiti. Anche ora c' un forte boicottaggio, contro di noi.
Dovunque vada, li senti brontolare: "Vadano a comprare da quelli della
loro razza". Se li mangerebbero vivi gli ebrei, se potessero.
Bene, per dire la verit, a vedere questi ebrei varsaviani, con i
loro lunghi gabbani e la calotta in testa, sembra di trovarsi improvvisamente
in Cina. Si pu capire che i polacchi non possano
sopportarli.
Adele, tesoro mio, ma che cosa dici? l'ammon Rosa Frumetl.
Che discorsi fai? Tuo padre... possa la sua virt intercedere per
te... portava una lunga veste, e i riccioli laterali, anche.
Ti prego, non parlare di pap. Pap era un europeo, un europeo
sotto tutti i punti di vista.
Vedo che la signorina Adele  in favore dell'assimilazione,
comment Abram in polacco.
Non dell'assimilazione, solo della coesistenza intelligente e
rispettabile.
Crede che magari, se noi ci mettessimo dei cappelli alla polacca
e ci arricciassimo i baffi con le punte all'ins, crede che allora ci
amerebbero? prosegu Abram, arricciandosi i baffi all'ins. Dovrebbe
leggere i giornali di qui, la signorina! Non fanno che blaterare che
gli ebrei moderni sono peggio di quelli col caffettano. Con chi crede
che ce l'abbiano, gli antisemiti? Con l'ebreo moderno, ecco con
chi ce l'hanno.
Oh, questo non pu essere.
 proprio cos, mia cara fanciulla. Se ne accorger presto.
Shifra cacci il capo nella stanza. Il pranzo  pronto, annunci.
Nyunie si avvi immediatamente. Gli altri lo seguirono. Nella sala
da pranzo, il grande tavolo dalle pesanti gambe scolpite era apparecchiato
con piatti forchette cucchiai e coltelli, l'argento logoro per gli
anni e l'uso. Accanto alla porta c'era un tavolo con sopra un recipiente
pieno d'acqua, un ramaiolo di rame ed un bacile di metallo. Gli
uomini si lavarono le mani per i primi. Dacha tir fuori una calotta
che piazz sulla testa di Abram. Questi si asciug le mani con un tovagliolo
di lino, con tutto comodo, e recit ad alta voce le formule
prescritte. Asa Heshel, agitato com'era, si bagn le maniche. Rosa
Frumetl si rimbocc accuratamente i polsini sui polsi stecchiti, e si
vers due ramaioli d'acqua sulle dita. Adele guard Hadassah come
per dire: Dobbiamo fare anche questa? Hadassah riemp un ramaiolo
e lo porse ad Adele.
Prego, prima tu, disse.
Mi bagner il merletto. Si rimbocc con gran cura i polsini di
merletto e si vers l'acqua sulle dita dalle unghie appuntite. Hadassah
le fece sguito. Asa Heshel not che aveva le dita macchiate d'inchiostro.
Nyunie sedette su una sedia ricoperta di cuoio, a capotavola,
e cominci ad affettare una pagnotta di pane bianco. Mormorava
le preghiere e porgeva in giro le fette. Una pagnotta con uva spina e
piccoli sfilatini di pane bianco colmavano un vassoio al centro del tavolo.
Shifra port l'antipasto: fegato e trippa. Abram guard Hadassah
e le strizz l'occhio. La ragazza si alz, usc dalla stanza, e
torn con una caraffa di acquavite. Dacha la sgrid.
Non gli fai certo un favore, disse. Gli frutter soltanto altre
visite dal medico.
Alla tua salute, Nyunie! A te, ragazzo! Alla vostra salute,
fanciulle mie!Possiamo presto brindare ai vostri matrimoni!
Salute e pace, amen! mormor Rosa Frumetl in tono
riverente.
Si erano seduti prima gli uomini. Alla destra del tavolo sedevano
Abram, Hadassah e Dacha; a sinistra Asa Heshel, Rosa Frumetl e
Adele. Asa Heshel vedeva dinanzi agli occhi come una nebbia; tutto
gli sembrava ondeggiare: la credenza a pannelli di cristallo con le sue
porcellane, i quadri alle pareti, le facce dei commensali. Sembrava
aver perso il senso dell'udito. Il coltello e la forchetta gli tremavano
in mano e battevano contro il piatto. Non sapeva se mordere nella fetta
di pane che gli stava davanti, o spezzarne un pezzo. Con la forchetta
infilz una fetta di cetriolo sottaceto da un vassoio, ma parve
scomparire... e gli usc da una manica un momento dopo. Quando la
domestica gli pose davanti una scodella di minestra, il vapore che
s'innalzava da essa annebbi del tutto la sua vista.
Ehi, giovanotto, ud la voce di Abram, magari ne vorresti
anche tu un goccetto.
Asa Heshel avrebbe voluto dire di no, ma le sue labbra dissero di
s. Le donne chiacchieravano fitto tra di loro. Dinanzi a lui apparve
un bicchiere con un qualche liquido color rosso. Sussurr:
Alla salute e lo butt gi in un sorso. Abram emise un latrato d'ilarit.
Bravo, ragazzo, cos si fa! grid. Tra poco starai
benissimo.
Mangi qualcosa, lo incoraggi Dacha. Dategli un po' di focaccia,
qualcuno.
Hadassah si alz di nuovo e torn con delle focaccette. Frattanto
Asa Heshel era riuscito a mandar gi un pezzo di pane. Gli lacrimavano
gli occhi, se li deterse con le dita.
Non avrebbe dovuto dargli da bere, disse Rosa Frumetl in tono
d'accusa.  delicato.
Le idee di Abram, borbott Dacha.
Mi dica, giovanotto, intervenne Nyunie, che cosa ha intenzione
di fare, a Varsavia?
La domanda giunse inaspettata, come tutte le frasi di Nyunie.
Gli altri tacevano. Asa Heshel cominci a rispondere, al principio
cos sottovoce che lo si udiva appena, poi con voce pi forte. Raccont
loro di Tereshpol Minor; di suo nonno, di sua madre e di
sua sorella, di suo padre, che era sparito, e di Jekuthiel l'orologiaio.
La sua faccia era pallida, solo le orecchie erano rosse. Gli occhi gli
vagavano qua e l, incerti, ora verso Dacha, ora verso Hadassah. Le
parole gli prorompevano a groppi di frasi sconnesse. Hadassah arrossiva.
Dacha lo guardava sconcertata. Senza sapere il perch, Rosa
Frumetl si sentiva le lacrime agli occhi.
Un uccellino... scappato dal nido, mormor. Ah, ah, ah, le
pene di una madre! Tir fuori il fazzolettino di batista e si soffi
il naso. Si sentiva oppressa da un sentimento strano, come se
quel ragazzo fosse in certo modo della sua carne e del suo sangue.

NOTE.

1. Chimico, fisico e scrittore russo: 1711-1765. (N.d.T.).

2.

Dopo il pranzo tornarono tutti in salotto. Abram accese un sigaro;
Nyunie cominci ad agitarsi, a guardarsi attorno, a borbottare
tra s, come un gallo prima di sistemarsi sulla sua bacchetta.
Quanto era disperatamente affamato poco fa, altrettanto era disperatamente
assonnato adesso. Usc dal salotto, and nel suo studiolo,
si butt su un divano, e prese un volume della Storia degli ebrei
di Graetz, che stava leggendo di nascosto di sua moglie; Dacha,
come tutte le pie persone, la considerava un'opera eretica. Dopo
neanche cinque minuti russava sonoramente. Nyunie era amministratore
di due delle case di suo padre, anche se era il suo assistente, il
gobbo Moishele, che incassava le pigioni. Moishele versava il denaro
e faceva il suo rendiconto a Koppel e ogni gioved portava a Dacha
l'assegno settimanale della famiglia. Nyunie non si occupava affatto
dell'amministrazione del patrimonio n dell'andamento domestico.
Il capitale che aveva ricevuto da suo padre in occasione del
suo matrimonio, cinquemila rubli, era ancora intatto alla banca, e
con l'andar degli anni vi si erano aggiunti un bel po' di interessi.
Ora se ne stava l disteso sul divano, le membra rilassate, la bocca
semiaperta, la testa posata su un piccolo cuscino che aveva fin
da bambino e dal quale non si separava mai, n a casa a Varsavia, n
durante i suoi viaggi.
Anche per Dacha, l'ora successiva al pasto meridiano era sempre
la parte pi riposante della sua giornata, specie quando c'era in
visita Abram. Dimenticava tutti i suoi mali: le emicranie, i dolori
reumatici, le fitte al fianco, gli irrigidimenti alle giunture. Nyunie
dormiva nel suo studio, Hadassah se ne andava in camera sua, la
domestica usciva a far visita a qualche vicina. Dacha si avvolgeva le
spalle col suo scialle di seta con due pavoni ricamati, si affondava
in una poltrona, posava i piedi su uno sgabellino, e socchiudeva gli
occhi. La stufa dalle gronde dorate diffondeva il calore nella stanza.
Il sole penetrando attraverso i tendaggi si rifletteva sulle piastrelle
con tutti i colori dell'arcobaleno. I rumori della strada erano esclusi
dalle doppie finestre, tutte le fessure e gli spifferi erano turati
con ovatta. Abram si sedeva vicino a lei, le sue labbra emettevano
anelli di fumo, le dita giocherellavano con la catena d'oro che gli
attraversava il panciotto. Dacha, quasi in dormiveglia, ascoltava i
pettegolezzi sul suocero, sui cognati, le loro mogli, i loro figli, e
tutto il resto della parentela... la dozzina e pi di famiglie alle cui
fortune era legata. Pur essendo una donna casta e pura di cuore,
figlia costumata di una pia famiglia, Abram le raccontava tutte le sue
avventure amorose, le trasgressioni, le sue riprovevoli gesta.
A questi discorsi dissoluti, Dacha rabbrividiva, inalberava un'espressione
di disgusto avvolgendosi pi stretta nel suo scialle. A volte
spalancava i suoi funebri occhi neri e lo guardava sbalordita.
Via, Abram, stai andando troppo in l! Non voglio pi
ascoltarti.
E quando Abram restava muto, mormorava: E va bene, continua
pure. Tanto io non finir nella Geenna come te.
Ma quel giorno le sedie del salotto erano state avvicinate in modo
che tutti potessero star vicini e parlare. La domestica port del
t, pasticcini, marmellate. Adele voltava le pagine di un album
stampato a caratteri d'oro. Rosa Frumetl, con voce languida,
raccontava a Dacha della fabbrica di birra presso Brody, di cui era
stato proprietario il suo primo marito, Reb David Landau, e della
tenuta di ottanta acri piantati a luppolo che ne era parte; dei contadini
e dei servi alle loro dipendenze, e degli importanti rabbini che
frequentavano la loro casa. Abram sedette su un divano accanto ad
Asa Heshel. Chiam Hadassah che si unisse a loro.
Vieni qui, ragazza mia. Non essere timida. Ci son qui io, a
proteggerti.
Hadassah si avvicin e sedette all'estremit del divano. Diede
un'occhiata ad Asa Heshel e poi abbass gli occhi.
Perch non daresti qualche lezione a questo giovane? Sarebbe
una buona azione. Ti guadagneresti un posto in paradiso.
Hadassah guard Asa Heshel con occhi interrogativi. Non so se
ne sarei in grado, disse timidamente.
Sono sicuro di s, disse Abram.
Magari la mia Adele potrebb'essere d'aiuto, lo interruppe
Rosa Frumetl. Pur parlando con Dacha, tendeva un orecchio per
ascoltare la conversazione degli altri.
Mamma, sai bene che io sto per partire da Varsavia, disse in
fretta Adele.
Non andrai via cos presto, tesoro mio. Ne passer di acqua
sotto i ponti, prima che tu te ne vada.
Andr via pi presto di quanto non immagini.
 un peccato che questa cara signorina ci lasci, disse Abram.
Perch? Nessuno sentir la mia mancanza.
Non si pu mai dire. Pu succedere che uno s'innamori a prima
vista.
Abram, non ricominciare con le tue sciocchezze! lo sgrid
Dacha. Non dimenticare che stai diventando un vecchio barbogio.
Che hai delle figlie da marito.
Ah, che disperazione! Metti che fosse vero, che sto invecchiando.
 proprio il caso di ricordarmelo? E poi, chi dice che alludessi
a me stesso? Magari alludevo a questo giovanotto.
Lascialo in pace, il giovanotto.
Rosa Frumetl si volse ad Abram. Forse lei riuscir a persuaderla.
 appena arrivata, qui, e gi vuole andar via. E se mi domandate
il perch...
Probabilmente vorr rivedere qualcuno.
Solo il Signore lo sa.
Non si preoccupi, mia cara matrigna! Se l'uomo del suo destino
 qui a Varsavia, non se ne andr. E se invece se ne va, torner
presto, disse untuosamente Abram, senza sapere lui stesso dove
l'avrebbe portato quel discorso. Tutti pensano che io sia un eretico,
un bighellone, uno scapestrato, ma gli uomini del destino...
Ecco una cosa in cui credo. Prendete me e la mia Hama. Siamo adatti
uno all'altro come un piolo quadrato e un buco tondo. Ma quando
l'angelo incaricato d'occuparsi del concepimento dei bambini
grid: "Figlia di Reb Meshulam, prendi Abram!" pi niente pot
salvarmi.
Abram, vergognati! esclam Dacha fulminandolo con un'occhiata
e con un gesto della mano gli indic di star pi attento a come
parlava in presenza delle ragazze. Abram si batt la fronte col palmo
della mano. Chi ha cambiato argomento? Stavamo parlando
di lezioni. Portalo in camera tua Hadassah, e senti quel che sa. Giovanotto,
avevo scordato di domandartelo, dove abiti?
Io? In un albergo di via dei Francescani.
Lo conosco. L'Albergo delle Cimici. E quanto paghi?
Quindici copechi per notte.
Ascoltami, Dacha. Mi  venuta un'idea. Magari potremmo sistemarlo
da Gina.
Ma che cosa dici!
Ha preso un grande appartamento alla Shviento-Yerska, e affitta
stanze. Gli coster dieci rubli il mese, ma almeno avr una vera
casa.
Abram! Dovresti vergognarti!
Ma di che cosa, dovrei vergognarmi? Dal rabbino suo padre non
torner di certo. Ho sentito dire che Akiba le dar il divorzio un giorno
o l'altro, e, a Dio piacendo, lei sposer Hertz Yanovar secondo
le leggi di Mos ed Ismaele, cio, volevo dire, Israele.
Non so quel che succeder in futuro. So che, oggi come oggi, 
una vera vergogna, uno scandalo! Perch vuoi trascinare questo giovane
in una simile fogna?
Sciocchezze.  un bel posto, invece, un posto allegro. Tutta
l'intellighenzia ebraica di Varsavia si raduna l.  un vero salotto intellettuale.
Ci andrei anch'io... non fosse per le cimici.
Abram, ti ho gi detto di smetterla con questo discorso,
grid Dacha, arrabbiata. La storia di Gina, di suo marito Akiba, e di
Hertz Yanovar, non era adatta alle orecchie della diciottenne Hadassah.
Rosa Frumetl pos la sua tazza di t ed alz gli occhi pieni di curiosit.
Adele riprese pi vigorosamente a voltare le pagine
dell'album.
Quando Hadassah e Asa Heshel uscirono dal salotto, Adele si alz
e si accost alla finestra. Nell'incipiente crepuscolo, stava cadendo
la prima neve dell'inverno, molle e bagnata; i fiocchi turbinavano
nel vento, sciogliendosi ancor prima di toccare terra. Il fumo che
usciva dai camini si mescolava a quella bruma biancastra. Degli uccelli,
isolati o a stormi, volavano qua e l. Dall'altra parte della strada
era fermo un carro carico di sacchi e coperto con un telone. I due
grossi cavalli si stringevano l'uno all'altro, con le orecchie abbassate.
Ogni tanto voltavano la testa come per sussurrarsi qualche segreto
equino. Adele guardava dalla finestra, la fronte calda premuta contro
il vetro, e d'un tratto pens che sua madre aveva ragione: non aveva
alcun motivo di andarsene... e poi, non c'era nessuno da cui potesse
andare. Era stanca di leggere libri, stanca di pensare a suo padre, che
era morto troppo presto, o al suo innamorato di Brody, con cui aveva
rotto per motivi d'orgoglio, e alla sua intera vita priva di avvenimenti.
Si pent d'essere stata cos brusca con quel ragazzo di
Tereshpol Minor, e di aver irritato senz'alcuna ragione Abram e Dacha.
Anch'io avrei potuto dargli delle lezioni, pens. Qualunque
cosa, piuttosto che star sempre sola.

3.

La stanza di Hadassah era lunga e stretta. La finestra dava sul
cortile. Sulle pareti tappezzate con una carta chiara, erano appesi dei
paesaggi e delle fotografie di famiglia, tra le quali una della stessa
Hadassah. Da un lato della stanza c'era un letto di metallo coperto
con un drappo ricamato. Un cuscino ricamato era posato contro il
guanciale. In un piccolo acquario rettangolare dal fondo coperto di
muschio nuotavano tre pesciolini dorati. Dalla finestra penetravano
i raggi del sole al tramonto, intensificando l'oro delle cornici,
e gettando macchie di luce sulla carta da parati, sul pavimento
lucido, e sulle coste dorate dei libri negli scaffali. Su un tavolo
rotondo era posato un volume, e un vaso con dei fiori azzurri appassiti.
Hadassah travers in fretta la stanza, prese il libro dal tavolo, e
lo fece sparire dentro il cassetto del com.
Questi sono i miei libri, disse, indicando gli scaffali. Pu
guardarli, se vuole.
Asa Heshel li esamin. Per la maggior parte erano libri di scuola:
una grammatica, una storia della Russia, una geografia, una storia
mondiale, un vocabolario latino. Il grido di Przybyszewski era accanto
a una copia del Pan Tadeusz di Mickiewicz. Le confessioni di
un pazzo di Strindberg era messo accanto a un grosso romanzo dal
titolo Faraone. Asa Heshel trasse fuori alcuni volumi, ne guard il
frontespizio, li sfogli, poi li rimise a posto. Il guaio , disse,
che mi piacerebbe leggerli tutti.
Glieli prester con piacere. Quelli che vuole.
Grazie.
Forse preferisce che accenda una lampada... Bench a me piaccia
questa penombra, tra giorno e notte.
Anche a me piace.
Mi dica, che cosa vorrebbe studiare? Io sono molto debole in
matematica.
Bene, vorrei dare gli esami d'ammissione all'universit... Gome
esterno.
Allora avr bisogno di un vero insegnante. Nemmeno io li ho
dati... Mi ammalai poco prima degli esami.
Si sedette sull'orlo del letto. Ai raggi del sole al tramonto i suoi
capelli avevano preso il colore dell'oro fuso. Il suo volto minuto era
in ombra. Volse lo sguardo verso la finestra, a un vasto pezzo di cielo,
una fila di tetti, l'alta ciminiera di una fabbrica. I fiocchi di neve
battevano contro i vetri. Asa Heshel sedette su una sedia vicino allo
scaffale, la faccia per met rivolta verso Hadassah. Se avessi una
stanza come questa, stava pensando. E se potessi allungarmi su
un letto come quello... Prese un libro dallo scaffale, lo apr, se lo
appoggi sulle ginocchia.
Perch se n' venuto via da casa? domand Hadassah.
Cos. Senza nessuna vera ragione. Ma mi era impossibile
rimanere.
E sua madre l'ha lasciato andare?
Al principio non ne voleva sapere. Ma poi anche lei ha capito
che... gli si smorz la voce.
 vero che lei  un filosofo?
Oh, no. Ho letto un po' di libri, tutto qui. Ma ne so ben poco.
Crede in Dio?
S, ma non in un Dio che esige delle preghiere.
E in quale Dio crede, allora?
L'intero universo  parte della divinit. Noi stessi siamo parte
di Dio.
Ci significa che se mi duole un dente,  il dente di Dio che fa
male?
Be', qualcosa del genere, suppongo.
Non so davvero che cosa potrei insegnarle, disse Hadassah dopo
una breve pausa. Magari potrei darle lezioni di polacco. Di russo
non ci tengo.
Il polacco andr benissimo.
Lo capisce gi un po'? gli rivolse questa domanda in polacco.
Oh, s, lo capisco abbastanza bene.
Dal momento in cui lei pass al polacco, tutto il tono della conversazione
parve cambiare. Prima d'allora, la sua voce aveva avuto
un che di giovanile, quasi d'infantile, le frasi a volte erano strascicate,
altre volte affrettate. Ora gli accenti polacchi le sgorgavano dalle
labbra precisi e definiti, con i morbidi suoni consonanti meticolosamente
modulati. Il polacco di Asa Heshel era lento e zoppicante;
doveva fermarsi per pensare le forme verbali appropriate e le desinenze
giuste. Hadassah, le gambe accavallate, lo ascoltava attenta.
Lui parlava correttamente, dal punto di vista grammaticale, senza
scambiare, come faceva il padre di lei, il dativo con l'accusativo.
Era la costruzione della frase, in lui, ch'era insolita. In bocca sua, il
polacco assumeva una sorta di languida intimit, come fosse diventato
d'un tratto, per una specie di miracolo, il familiare yiddish.
Come pensa di sistemarsi a Varsavia?
Ancora non lo so.
Mio zio Abram le potr essere di grande aiuto. Conosce tutti.
 una persona molto interessante.
Oh, s, me ne son reso conto.
C' un che di selvaggio, in lui, ma io gli voglio bene. Tutti, gli
vogliamo bene... Pap, mamma, tutti. Se passa un giorno senza che
lui sia venuto a trovarci, sentiamo la sua mancanza. Io lo chiamo
L'Olandese Volante;  il titolo di un'opera.
S, lo so.
Ha una figlia, che sarebbe mia cugina. Si chiama Stepha. Lei
s che potrebbe darle lezione sul serio. Quando fin le scuole ebbe la
medaglia d'oro.  proprio come suo padre... Sempre in giro, sempre
allegra. Siamo completamente diverse.
Mi scusi, signorina Hadassah, ma lei parla cos bene... Come un
poeta. Asa Heshel si sorprese lui stesso d'aver detto questo. Le
parole gli erano sfuggite di bocca quasi di loro volont. Quella lingua
non familiare e formale, e la penombra della stanza sembravano
aver cospirato insieme per bandire la sua timidezza. O forse era
il bicchiere d'acquavite che aveva bevuto.
Un poeta? Lei mi prende in giro.
Oh, no, glielo assicuro.
Io non scrivo poesie... ma mi piace leggerle.
Io intendevo nell'animo.
Ah, lei  proprio come lo zio Abram. Non fa che distribuire
complimenti a tutti quanti.
Oh, no, dico sul serio.
Bene, comunque,  inteso che le dar lezioni di polacco. Quante
volte la settimana?
Questo deve deciderlo lei. Come preferisce.
Allora diciamo la domenica, il marted e il gioved. Dalle quattro
alle cinque.
Le sono molto grato.
E mi raccomando di essere puntuale.
Certamente. Spaccher il minuto.
Ora  meglio che torniamo in salotto, o lo zio Abram dir ogni
sorta di malignit.
Tornarono di l passando per il corridoio. Era buio. Asa Heshel
fece due o tre passi, poi si ferm. Il fiore splendente che gli era apparso
quando era salito sul droshky con Abram sorse di nuovo dinanzi
ai suoi occhi, immenso, splendente, con una turgida corolla circonfusa
di grigi, viola e azzurri, un intero spettro di fantastici colori.
Hadassah lo prese per un gomito e lo guid come fosse cieco. Lui incespic,
e quasi rovesci un attaccapanni di legno. Nel salotto erano
state accese le lampade. Adele stava in piedi, in mezzo alle due finestre.
Aveva ancora l'album in mano. Asa Heshel ud Dacha che diceva
ad Abram: Un bel professore, dev'essere! Non sa nemmeno il
russo n il polacco.
A Zurigo basta sapere il tedesco.
A quanto mi risulta non sa nemmeno il tedesco.
E in quale lingua pensi che faccia lezione, buon Dio? In
babilonese?
Puoi dire quel che vuoi, ma per me tutta questa storia  semplicemente
una fandonia.
Oh, Dacha, dici delle sciocchezze, adesso. L'ho visto coi miei occhi,
nero su bianco, che Hertz Yanovar andr ad insegnare all'universit.
Non ricordo quale materia. Le appercezioni delle concezioni, o
qualcosa del genere.
E con ci? Questo non vuol dire che sia un professore.
E che cosa allora? Una blia?
Se fosse professore in Svizzera non potrebbe starsene qui a Varsavia
per tredici mesi l'anno.
E ti posso dire, Dacha, che si pu ficcare tutti i professori nel
taschino del panciotto.
Bene, vedremo. Io non credo che Akiba le conceder il divorzio.
Trasciner la cosa fino alla venuta del Messia.
Dacha avvist la figlia e fece segno ad Abram di lasciar cadere l'argomento.
Rosa Frumetl inclin il capo verso Asa Heshel e gli rivolse
un largo sorriso, facendo lampeggiare i suoi denti falsi. Le era venuta
l'idea di affidare un certo incarico al giovanotto, per fargli guadagnare
un po' di soldi. Da quando era a Varsavia aveva fatto visita
a diversi tipografi col manoscritto lasciatole dal suo primo marito.
Ma nessuno aveva accettato di stamparlo, poich, dicevano, la scrittura
era illeggibile. E poi sembrava mancassero delle pagine... O la
numerazione era sbagliata. Bisognava che prima il manoscritto fosse
ricopiato e messo a posto. Durante l'assenza di Asa Heshel, Rosa
Frumetl aveva chiesto consiglio ad Abram. Questi le aveva detto che
nessuno sarebbe stato pi adatto di quel giovane di Tereshpol Minor,
il quale, oltre ai suoi rabbinici, era esperto di ebraico e di grammatica
ebraica. Rosa Frumetl aveva chiamato Adele in disparte e
aveva discusso la cosa con lei.
Che cosa ne pensi, tesoro mio? Quel giovanotto mi sembra potrebbe
esserne capace, sussurr. Forse  proprio il tipo che ci
vuole.
E Adele aveva detto: Va bene, mamma. Fallo venire da noi a
parlare della cosa.

4.

Quando, quella sera, Asa Heshel usc con Abram, da quella casa,
una volta in strada, a malapena riconobbe il posto. Via Panska era
magicamente cambiata. Il selciato, i rigagnoli, i balconi, i tetti, tutto
era coperto di neve. I lampioni erano sormontati da un berretto
bianco. Le fiammelle del gas si prolungavano in strisce lucenti che
ricordavano ad Asa Heshel la coda delle comete. I pochi passanti si
affrettavano, seguiti dalle loro lunghe ombre. In fondo alla via, un
venditore ambulante stava cuocendo delle patate sui carboni ardenti
di un piccolo focolare portatile con un fumaiolo di lamiera. Dei
facchini con dei rotoli di corda avvolti intorno alla vita, si scaldavano
le mani a quel fuoco. Abram prese Asa Heshel per un braccio.
Indovina dove andiamo adesso!
Da... Come si chiama? Da Gina?
Esatto, fratello! Ma ricrdati, acqua in bocca!
Non c'erano droshky in vista, e i due percorsero tutta via Tvarda.
Un tram col tetto coperto di neve si affaticava su per la via serpeggiante.
I fili, in alto, erano pesanti e spessi come corde. Le mura
scialbate delle case rilucevano come vetro. Qualche fiocco di neve
ancora cadeva dal cielo rossastro, come riflettesse una qualche lontana
battaglia.
Ecco un droshky. Ehi, voi!
Il grido di Abram echeggi nell'aria umida, e il droshky si ferm.
I due vi salirono.
La vettura percorse le stesse strade che li avevano portati alla
casa di Nyunie. Contro la luce grigiobluastra della sera, e sotto la
coltre di neve, le case ora sembravano ricche e lussuose come palazzi.
Le bancarelle del mercato in piazza della Porta di Ferro erano
gi state portate via. Nel salone si stava celebrando un matrimonio.
Dal piano superiore giungeva una musica. Ombre di coppie danzanti
s'intravedevano passare dietro le finestre. La strada era percorsa
da tram brillantemente illuminati, i loro fari anteriori sprigionavano
accecanti bagliori dai lucidi binari metallici. Dai rami degli alberi
pendevano groppi di neve, come bianchi frutti. Abram emise uno
sbuffo di fumo.
Hai visto che non ti hanno mangiato, l dentro, dopo tutto.
S.
Quando avrai la tua prima lezione?
Dopodomani.
Una gran bella ragazza! Ma non ha molta salute.  appena tornata
da Otwotsk. C' rimasta diversi mesi. Quell'Adele  un tipo
pericoloso.
Che cos'aveva?
Chi? Ah, Hadassah? Proprio quando stava per cominciare gli
esami d'ammissione all'universit, le venne una febbre di non so
che genere. Ha i polmoni delicati. Ora sta meglio... E gi pensano
di sposarla. Questa Gina dalla quale stiamo andando  una donna
interessante. Suo padre  il rabbino di Bialodrevna. Suo marito.
Akiba,  un pazzo. Glielo fecero sposare per forza.  figlio del rabbino
di Sentsimin, un pazzo anche lui. Chi fa tutto  la madre del
rabbino, una donna oltre gli ottanta, un tipo in gamba. Questo
Akiba  uno di quei campioni che si trovano soltanto nelle nostre
citt polacche. Va alla mikvah tre volte il giorno per l'immersione
totale. Quando prega, ripete ogni parola dieci volte. Come abbiano
potuto pensare di aggiogare Gina con un marito simile, nessuno
se lo spiega.  stata innamorata di Hertz Yanovar fin da bambina.
Suo padre era il capo della yeshivah di Bialodrevna. Comunque, loro
la sposarono ad Akiba, e combinarono la frittata. Lei scapp via.
Intanto Hertz Yanovar era andato a studiare in Svizzera. Sbalordiva
tutti i professori. Divent istruttore ancor prima di aver imparato
il tedesco. Lei ha fatto il diavolo a quattro per ottenere il divorzio,
ma sono passati anni, ormai, ed  ancora legata a quell'idiota. Lui
 innamorato pazzo di lei, pur essendo incapace come un cappone.
Il rabbino di Sentsimin ce l'ha su con quello di Bialodrevna.  una
vecchia storia. Dov'ero rimasto? Ah, s. Improvvisamente Hertz
Yanovar  ricomparso a Varsavia. Era venuto soltanto per una visita,
per riportarsi Gina in Svizzera. Invece ha preso un appartamento
alla Gnoyna, e ha cominciato a gingillarsi qua e l, dietro un
mucchio di sciocchezze.
Il droshky si ferm. Un carro carico di legname si era rovesciato,
bloccando la strada. Per tutta la via Leshno c'era una lunga fila
di tram vuoti; ci sarebbe voluto ancora un pezzo, prima che la
strada fosse sgombrata. Dopo una lunga attesa, il droshky pot
proseguire. Si ferm alla Shviento-Yerska, di fronte ai giardini Krashinski,
davanti a un grande edificio fronteggiato da un enorme cortile.
Gina stava al secondo piano della seconda ala. Salendo le scale,
Abram si arrest diverse volte per riprender fiato.
Quando eravamo dal professore hai detto che avevi del denaro.
Quanto hai?
Trentacinque rubli.
Sei pi ricco di me. Comunque, prima di tutto pagherai un mese
di pigione anticipato. Al resto penseremo in sguito.
Perch non vuole sposarsi?
Oh, vuoi dire Hadassah? L'uomo che hanno scelto per lei  un
disgraziato.  tutta colpa del nonno, Meshulam Moskat. Lascia che
il suo usciere cacci il naso in ogni cosa. Abram alz il bastone e
men un gran fendente, come volesse accoppare qualcuno.
Le scale che salivano all'appartamento di Gina erano illuminate
con becchi a gas nudi. Da un vicino appartamento giungeva il ronzio
di una macchina per cucire, da un altro il catarroso gracidio di un
fonografo. Doveva esserci una qualche festa, in uno degli appartamenti,
poich una quantit di uomini e donne in abiti eleganti stavano
salendo le scale.
Alla porta di Gina, Abram premette il bottone del campanello,
e dopo una breve attesa la porta si apr. Sulla soglia apparve una
donna sulla trentina, alta e bruna, con grandi occhi neri, un naso ricurvo,
e una bocca troppo grande. Sulla guancia sinistra aveva un
piccolo neo, e una leggera peluria le scuriva il labbro superiore. La
sua parrucca nera (o non erano i capelli veri? si domand Heshel)
era fatta su in pesanti trecce raccolte intorno al capo, cosparse di
pettinini e coperte con un tulle. Portava un abito di velluto e
scarpe con fibbia. Asa Heshel indietreggi di un passo o due. La donna
congiunse le mani in un gesto di sorpresa.
Guarda chi si vede! Peccato che non avessimo parlato del Messia,
invece: sarebbe venuto di sicuro!
Gina, tesoro mio, ti porto questo giovanotto... Un genio tra i
geni.
Scusa, non lo avevo nemmeno visto; lo nascondevi dietro le
tue spallone. Entri, la prego.
I due uomini entrarono nell'ingresso, ch'era un lungo corridoio
fiancheggiato da diverse porte a vetri ghiacciati. Si udiva un suono
di voci. L'aria era impregnata di fumo di sigarette. Le pareti
erano state ridipinte da poco; c'era un forte odore di olio e di
trementina. Sul pavimento di fresco incerato erano cosparsi giornali
e tele di sacco. Gli attaccapanni erano carichi di soprabiti. Contro
la parete erano appoggiate una quantit di galosce e di ombrelli.
Gina aiut Abram a togliersi il mantello e prese il soprabito
di Asa Heshel.
Giurerei che questo giovane viene da una famiglia rabbinica,
disse Gina.
Che prodigio! Questa donna  un'autentica veggente! esclam
Abram con esagerato rispetto. Debora la veggente!
Gli si vede dalla faccia. Mi dica, ragazzo caro, come si
chiama?
Asa Heshel Bannet.
E di dov'? Una cosa  certa, non  lituano.
Sei matta? url Abram. Potrei mai portarti in casa un
lituano?
Non gridare. Ho gi abbastanza guai con quei matti l
dentro.
Vuoi dire Broide e Lapidus?
Tutti quanti. Bene, venite dentro.
Un momento, Gina. Questo ragazzo ha bisogno di una
stanza.
Ma, mio caro Abram, tutte le mie stanze sono gi occupate.
Dormono sul sof, sul pavimento, sulla caminiera.  un dormitorio,
ormai, pi che una pensione. Me l'avessi portato un paio di settimane
fa sarebbe stato diverso. Ma, aspetta un momento, mi 
venuta un'idea. C' una ragazza che sta qui... Studia da farmacista...
o da infermiera... o Dio sa che. Comunque, ieri sera le  arrivato
un telegramma, era morta sua madre, e cos ha fatto la valigia
ed  partita. Per Pintshev, mi pare.
Bene, questo sistema tutto. Dagli la sua stanza.
E se ritorna, come facciamo?
Gina apr una porta in fondo al corridoio e introdusse i due in
una grande stanza affollata. C'era gente dappertutto, seduta sui
sof, sulle sedie, perfino sul davanzale della finestra e sopra un
cassettone. Le pareti erano piene di quadri e di disegni. Il pavimento
coperto da una mochette era disseminato di mozziconi di
sigaretta. Nubi di fumo fluttuavano sotto il soffitto. Tutti parlavano
contemporaneamente, un bailamme di yiddish, di polacco e di
russo. Un ometto scuro come uno zingaro, con una casacca cenciosa,
una barba di un nero giaietto, e con enormi occhi lampeggianti,
andava blaterando con voce roca, in pungente accento lituano,
gesticolando con violenza e scuotendo il capo di qua e di l. Il pomo
d'Adamo gli andava su e gi e i capelli del ricciolo frontale gli
si drizzavano, rigidi come fili di ferro. Una ragazza con un vocione da
maschio stava gridando: Pagliaccio! Idiota!
Non gli dia retta, signorina Lena, le disse un giovanotto con un
paio di grossi occhiali. Aveva la fronte alta, il naso schiacciato, irregolare,
e capelli ricciuti. Dietro gli occhiali lampeggianti, gli occhi erano
ridenti e gioviali. Lo sa benissimo lui stesso, che parla solo per
parlare.  tutta una commedia, la sua.
Non  una commedia.  una cosa da cui dipende la nostra vita,
la nostra stessa esistenza come popolo! grid l'ometto. Noi
danziamo a tutti i matrimoni tranne che al nostro. E nessuno ci dice
grazie. Tutto quel che otteniamo  un calcio nel didietro!
Ehi! Che modo di parlare!
 la verit! La verit! Siete tutti un mucchio di traditori!
Ohim! Non finir mai questa storia! esclam Gina con un
sospiro. Quel Lapidus  come l'oceano, non ha mai requie, nemmeno
per un minuto.
L'oceano sputa conchiglie... E lui sputa immondizie, disse il
giovanotto.
Zitto, Broide! Nemmeno tu sei senza peccato. Qua, voglio farvi
conoscere questo giovanotto... Viene dalla provincia. L'ha portato
Abram.  un genio, dice Abram.
La discussione s'interruppe ed i contendenti guardarono Asa Heshel.
Lapidus fu il primo a rompere il silenzio.

5.

Di dov', lei? disse Lapidus, tendendogli la mano. Giurerei
che viene dalla provincia di Lublino.
S, disse Asa Heshel. Sono di Tereshpol Minor.
Lo immaginavo. Ci sono ancora degli ebrei, in quei posti l.
Veri ebrei, che non si vergognano di avere un naso ebraico... N della
Torah. Qui, amico mio,  sorta una nuova generazione che ha una
sola cosa in mente: l'umanit! Piangono amare lacrime su ogni Ivan,
su ogni slavo. C' un solo popolo per il quale non hanno alcun pensiero...
La loro carne ed il loro sangue!
Ehi, Lapidus, ricominci con la tua propaganda? esclam Broide
con la voce vibrante dell'oratore consumato.  una cosa bestiale!
Bestiale, dici? Voglio soltanto che sappia in che razza di letamaio
 capitato. Li guardi, tutti costoro, riprese, rivolgendosi ad
Asa Heshel. Un mazzo di umanitari, tutti quanti. L'unica cosa
di cui si preoccupano  la rivoluzione sociale, e i contadini russi.
Non uno di loro che si dia pensiero tanto cos, Lapidus port il
pollice sulla punta del mignolo per illustrare quanto poco pensiero
si dessero, di ci che succede agli ebrei!
Com' vero che son viva, Lapidus, interloqu Gina, ora stai
proprio esagerando. Se vuoi diventare un nazionalista, o ritornare
alla casa di preghiera di quando eri bambino, per amor di Dio, fallo!
Ma perch ti agiti tanto? Sembra divenuta una gabbia di matti,
qui dentro.
E lo ! Una volta mi son trovato in un villaggio dove li radunano
prima di spedirli in Siberia... com' che si chiamava? Alexandrovka.
In una capanna di contadini c'erano un mucchio di ebrei,
con la barbetta, gli occhi neri, proprio come i miei. L per l pensai
che fosse un minyan per le preghiere. Ma quando li sentii blaterare
in russo, di rivoluzione, di Plekhanov, di Bogdanov, di bombe,
assassinii... mi misi a sbellicarmi. Risi fino all'isterismo.
E non t' ancora passato.
Sono molto meno isterico di te, Broide. Tu non hai passato
quel che ho passato io. Mentre io marcivo in prigione, tu te la spassavi
con le serve di tuo padre.
D'accordo, tu hai avuto un mucchio di esperienze. Ma qual 
stato il risultato? L'unico risultato  che sei diventato un
reazionario.
E io ti dico che tu sei pi reazionario di me.  la gente come te
che porter il mondo alla rovina.
Non il mondo, Lapidus. Solo il capitalismo e lo sciovinismo,
cose che la gente come te tiene come le pi care al mondo.
Io non sono uno sciovinista. Io non bramo i territori di nessuno.
Tutto quel che voglio  un angolo di mondo per noi.
Benissimo. Sono lieto che tu non abbia brama di conquista. Ma
aspetta. L'appetito, si dice, viene mangiando. Ah, ah, ah!
Ah, ah, ah! echeggi Abram rifacendogli il verso. Gran
bello scherzo, Broide! E in quale comandamento sta scritto che noi
dobbiamo versare il nostro sangue per ogni sporcaccione di politicante
e di capopopolo, mentre noi stiamo senza patria e in esilio?
Perch dovremmo farlo? Perch cos ha deciso Karl Kautsky?
Kautsky non ci ha niente a che fare con questo, mio caro Shapiro.
Se riuscite a ottenere una concessione dai turchi, per me va
benissimo. Ma se il Sultano decide di non darvela, nemmeno mi
straccer le vesti per questo, te lo assicuro.
Ma per una nuova costituzione, te le stracceresti le vesti,
eccome!
Perch la costituzione  una cosa d'importanza mondiale,
mentre la vostra concessione non  altro che un vano sogno degli oratori
sionisti.
Ricominciamo! grid Gina. Non si stancano mai! Urla e
insolenze! Chiacchiere e fumo! Vieni, Abram; venga... com' che si
chiama?... Asa Heshel! Le mostrer la stanza della ragazza. Tanto
la discussione non languir per questo, non vi preoccupate.
Usc, seguita da Abram e da Asa Heshel. Nel corridoio, Gina
si ferm.
Sul serio, Abram, io penso che questo non sia un posto adatto
per lui. Lei che ne dice, giovanotto?
Non so. Mi pare interessante.
Lo senti? Dagli un po' di giorni, e sar pi europeo di tutti gli
altri. Se non fosse cos tardi, lo porterei al Vecchio Mercato e gli
comprerei un abito elegante ed un cappello moderno, disse Abram.
Ti prego, Abram! Te lo chiedo per piacere! Prima d'intrometterti
nella vita degli altri, riflettici bene.
Che cosa c' da riflettere?  venuto qui per studiare, non per
cantare i salmi in una casa di preghiera.
Gina apr una porta e accese la luce. Asa Heshel vide una piccola
stanza con un letto di ferro coperto con un drappo scuro. L vicino
un tavolo, con sopra un libro, tubetti, scatole di cipria, piumini,
un bicchiere con dentro uno spazzolino da denti, e la fotografia di
un giovanotto con una faccia da macellaio e le spalline da studente.
In un angolo erano appesi dei vestiti. La stanza era fresca e
silenziosa.
Eccola qui, disse Gina. Che gliene sembra, giovanotto?
Oh, mi piace molto.
Tra l'altro, tu come stai, Gina cara? disse Abram, d'un tratto.
Di aspetto stai splendida. Una vera principessa!
Soltanto perch mi sono messa un po' su. Non certo perch abbia
particolari motivi d'essere allegra.
Che notizie di Akiba? Perch continua a trascinare ancora questo
divorzio?
Lo sa Dio. Va ogni giorno peggio. Quando lui  disposto, suo
padre solleva qualche obiezione; e quando finalmente il rabbino 
d'accordo, allora esce fuori la nonna. Gli stanno addosso da tutte
le parti. Quanto a me, mi danno i peggiori nomi che puoi pensare.
Devo esser fatta di ferro, se riesco a resistere. E il mio caro padre
 stato cos gentile da farmi sapere che mi ripudia... che non sono
pi sua figlia.
Te ne importa assai, di quella gentaglia.
S, ma tutto questo mi opprime, Abram. Lo sapevo fin dal principio,
che lotta sarebbe stata. Ma mi sono tutti contro. Tutti mi gettano
fango addosso. E a coronare l'opera, c' un'altra cosa che...
Ma forse  meglio non parlarne.
Che c'? Che vuoi dire?
Ho paura che Hertz si stia stancando, di tutta questa storia. 
una persona straordinaria, un gran cuore, uno studioso. Ma, detto tra
noi,  un debole. E tutti questi esperimenti che sta facendo non mi
piacciono proprio per nulla. Quella donna, la medium... com' che
si chiama? Kalischer... non  altro che una volgare imbrogliona. Quella
sa evocare gli spiriti come io sono l'amante di Rasputin. Hertz
non s'accorge che tutta Varsavia ride alle sue spalle.
E lascia che ridano.  sempre un grand'uomo.
Comunque, io divento ogni giorno pi triste. Sto in mezzo a
quella gente di l e mi gira la testa. Prego Dio soltanto per una cosa,
ormai... che almeno mi risparmi di diventare pazza... Ma che senso
ha, parlare! Mi scusi, giovanotto. Si volse ad Asa Heshel. Dov' il
suo albergo?
In via dei Francescani.
Non  posto per lei, quello. Vada a prendere le sue cose e le porti
qui. In un modo o nell'altro riuscir a sistemarla.
Lei si trattiene? domand Asa Heshel ad Abram.
No. Devo andare ancora a Praga, stasera. Ma non ti preoccupare,
ci rivedremo. T'inviter a casa mia. Va' a prendere il tuo bagaglio,
ora, fa' presto.
Asa Heshel usc. Fuori aveva ripreso a nevicare, a grossi fiocchi
lenti ma fitti. Si rialz il bavero. Quella giornata gli era parsa
un'eternit. Parole e frasi che aveva udito continuavano a riecheggiargli
nelle orecchie. Camminava in fretta; ogni tanto si metteva a correre.
Qualcosa di strano, di segreto, di cabbalistico, sembrava pervadere
l'atmosfera, dal cielo ancora rossastro, dai balconi, dalle porte. Le
fiamme dei lampioni a gas tremolavano, emanando una luce palpitante.
Ombre attraversavano la neve. Ogni tanto il silenzio era rotto
da un grido o da un'esplosione, come se qualcuno avesse sparato una
fucilata nella notte. D'un tratto gli venne in mente che quella mattina
non conosceva neanche una persona, a Varsavia, e adesso, appena
dodici ore dopo, aveva un alloggio, un'insegnante, la proposta di copiare
un manoscritto, la promessa di un invito a casa di Abram. Nel
buio dinanzi a lui gli parve di vedere il volto di Hadassah, vivo e
splendente, come in un sogno.
Pi tardi, quando suon il campanello, Gina venne ad aprirgli la
porta, lo guard, guard il logoro cesto di paglia che costituiva il suo
bagaglio, e prov una fitta nel petto. Tale era stato l'aspetto di Hertz
Yanovar quando, anni fa, era partito per Varsavia per compiere gli
studi. Anche lui render qualcuna infelice, pens. Gi ora, in
qualche luogo, la vittima viene preparata per il sacrificio.
...
CAPITOLO QUARTO.

1.

Da molti anni Meshulam Moskat aveva instaurato la consuetudine di
distribuire alla sua famiglia i doni tradizionali subito dopo il rito
della benedizione della prima candela hanukka. Anche quest'anno,
i figli e le figlie, con le loro mogli e mariti e bambini, si radunarono
nella casa del vecchio per celebrare la festivit. Noemi
e Manya avevano fatto lunghi preparativi.
Meshulam e gli adulti maschi della famiglia tornarono a casa
dopo le funzioni serali alla casa di preghiera di Bialodrevna. Le
donne ed i nipoti li stavano aspettando.
Nella stanza del soggiorno v'era un'enorme lampada hanukka,
elaboratamente intagliata. Di sua mano, Meshulam vers l'olio
d'oliva appositamente importato dalla Terra Santa, recit la formula
prescritta, e accese il lucignolo. La fiamma fumig e sputacchi;
il grosso cero rosso gettava una luce palpitante sull'argento
brunito. In onore della festivit, Meshulam aveva indossato
una vestaglia a fiori e in testa portava una calotta ricamata. Ai
figli consegn buste contenenti banconote; le donne ricevettero
collane e braccialetti di corallo, ciascun dono appropriato all'et
e al prestigio della ricevente. Ai nipoti distribu trottole di metallo
e monetine. N furono trascurati le due serve e Leibel, il
cocchiere. Dopo la distribuzione dei regali, le due domestiche
portarono grandi vassoi colmi di latkes, tortelli di patate fritti
nell'olio e cosparsi di zucchero e cannella. Dopo il t, la famiglia
si riun in gruppi per giocare a carte, secondo la tradizione hanukka.
Meshulam preferiva giocare con i bambini, e faceva in
modo di perdere qualche soldino. Soltanto uno dei generi del vecchio
aveva fatto la sua apparizione alla festa, Moshe Gabriel.
Degli altri due, il marito di Perla era morto l'anno passato, quanto
ad Abram Shapiro, Meshulam non sapeva che farsene, di lui.
Moshe Gabriel era un uomo colto, figlio di un rabbino, e uno
dei pochi privilegiati che sedevano alla tavola del rabbino nella
corte chassidica di Bialodrevna. Non appena era stata accesa la
lampada hanukka, era tornato alla casa di preghiera; le sue visite
al suocero mondano gli riuscivano abbastanza insopportabili.
La stanza era piena di rumore e di allegria. Joel, il figlio primogenito
di Meshulam, un uomo ormai vicino alla sessantina,
eccezionalmente alto, con una gran pancia e un collo rosso e chiazzato,
aveva fama di giocatore. Tutto era enorme, in Joel: gli occhi
azzurri, sporgenti, il naso carnoso e bucherellato, le grandi orecchie
dai lobi spessi. Mescolava diligentemente le carte con movimenti
ponderosi, e teneva gli occhi ben aperti per sorvegliare
che tutto procedesse secondo le regole. Sia che avesse carte buone
sia cattive, continuava a gettare monete nel piatto al centro del
tavolo.
Un fiorino! disse, con la sua voce di basso profondo.
Ah ah, Joel! Chi cerchi di spaventare! Scommetto che non
hai niente, disse suo fratello Nathan.
E allora punta, ribatt Joel. Vediamo quanto sei in
gamba.
Nathan era pi basso di Joel, ma pi tarchiato, con un pancione
da donna gravida, un collo tozzo e carnoso e il doppiomento.
Radi peli gli spuntavano qua e l sulla faccia; in famiglia era
sempre stato considerato un po' scarso in fatto di virilit. Non
aveva figli. Soffriva di diabete, e sua moglie Saltsha, piccola e rotonda
come un barilotto, gli ricordava continuamente di prendere
le sue pillole. Guard le sue carte, si stropicci i pochi peli della
barba, fece un sorriso astuto, e disse al fratello: Non m'impressioni
col tuo fiorino, anzi, ce ne metto uno in pi.
Pinnie, figlio di secondo letto di Meshulam, era piccolo e magro,
con una faccia gialliccia e raggrinzita incorniciata da una
barba giallo-verdastra. Accanto a due montagne come Joel e
Nathan, sembrava quasi un nano. Per richiamare l'attenzione su
di s aveva il vezzo di dire spiritosaggini o citare sentenze talmudiche;
ma nessuno gli badava. Era un pessimo giocatore di carte,
ed era in parte per questo che sua moglie Hannah gli limitava a
mezzo rublo il denaro per le spese personali.
Io passo, continuava a dire, gettando le carte sul tavolo.
Con carte come queste, un uomo va in fallimento.
Nyunie, il pi giovane dei figli che Meshulam aveva avuto
dalla seconda moglie, non faceva che tremare, sudare, arrossire,
e infilava uno sbaglio dopo l'altro. Stava piuttosto in soggezione
con i due fratelli maggiori, Joel e Nathan, e per conseguenza se
la prendeva continuamente con Pinnie.
Al tavolo delle donne c'era un gran romorio di chiacchiere, la
maggior parte della conversazione era monopolizzata dalla moglie
di Joel, Ester (Regina Ester, com'era chiamata in famiglia), una
virago col triplo mento e un vasto seno. Estraeva dei numeri da
un sacchetto di tela, e pronunciava forte il numero estratto. Le
altre si affrettavano a cercarlo sulle cartelline che si tenevano davanti.
Bench avesse appena finito d'ingurgitare una quantit di
tortelli, si teneva accanto un vassoio pieno di leccornie: un'arancia
a spicchi, pasticcini, caramelle, datteri, tutto per soddisfare
il verme solitario eternamente affamato che, a detta dei medici,
si teneva dentro. Saltsha, la moglie di Nathan, era in fortuna. Da
poco s'era iniziato il gioco, quando lei aveva cacciato un urlo di
trionfo, mostrando la sua cartella con una linea orizzontale di numeri
completamente riempita.Bench giocassero piccole poste,
il rumore al tavolo delle donne era assordante. Parlavano, ridevano,
s'interrompevano a vicenda, e facevano un gran baccano coi
loro bicchieri di t ed i cucchiaini. Ester e Saltsha, le due nuore
pi in et, emettevano un flusso ininterrotto di chiacchiere, pi
che altro a spese di Dacha, ch'era venuta senza la figlia Hadassah.
La vedova Perla, la figlia maggiore di Meshulam, una dura donna
d'affari, vera figlia di suo padre, sedeva in disparte con le
sue figlie e le sue nuore. Bastavano a se stesse, loro; abitavano nel
quartiere settentrionale di Varsavia, una parte della citt cui gli
altri alludevano come a Quella parte. Venivano a trovare
Meshulam non pi di due volte l'anno. Hannah seguiva il gioco
solo con mezzo occhio. Pi che altro sorvegliava Pinnie, sempre
col timore che commettesse qualche marchiana smarronata. In
fondo al tavolo era seduta Hama, la moglie di Abram. Era una
donna bassa e malaticcia, in uno stato di eterna melanconia; aveva
il naso rosso e gli occhi sempre umidi di pianto. Sembrava una
poveretta che per un qualche miracolo si fosse ritrovata figlia di
una famiglia ricca. Portava un vestito malandato, e la sua parrucca
da matrona era uno scempio. Giocherellava futilmente
con i gettoni che teneva in mano, incapace di ritrovare i numeri
sulla sua cartella. Ogni momento si volgeva alle figlie, Bella e
Stepha, e un sospiro erompeva dalle sue labbra. Rimpiangeva amaramente
i pochi soldini che lei e le figlie stavano perdendo con
quelle golosone delle sue cognate, Ester e Saltsha.
Che numero hai tirato? disse. Settantatr? Novantotto?
Non sento una parola.
Lia, l'ultimogenita di Meshulam, moglie di Moshe Gabriel,
stava con le ragazze. Bench tutte la chiamassero zia, si sentiva
della loro generazione. Era una donna ben piantata, con grossi
seni, guance pienotte, fianchi potenti e gambe polpute. I suoi
grassi occhi azzurri avevano uno sguardo acuto e calcolatore. In
giovent le era successa una cosa che la famiglia aveva considerata
come una vergogna: si era innamorata di Koppel, l'usciere.
Quando Meshulam era venuto a saperlo, aveva dato a Koppel una
solenne bastonatura, e aveva immediatamente sposato sua figlia
a Moshe Gabriel Margolis, un vedovo senza figli. C'erano continui
litigi e discussioni tra moglie e marito; si era sempre parlato
di divorzio. Ora Lia stava sussurrando cose alle figlie dei suoi
fratelli e sorelle, le pizzicava, le punzecchiava. Le ragazze non ne
potevano pi dal ridere.
Zia Lia! Per favore, basta! Oh, mi farai morire! strillavano.
Si sbellicavano dalle risa, si gettavano l'una nelle braccia dell'altra,
facendo un tale baccano che Meshulam diede un pugno sul
tavolo; le risa e le chiacchiere femminili lo seccavano.
Rosa Frumetl non giocava con le altre. Giurava che non conosceva
nessun gioco, n aveva testa per impararli. Si dava un gran
da fare, dirigendo le domestiche, servendo t e biscotti all'anice
agli ospiti anziani, e ai giovani piccoli coni di carta pieni di canditi,
chicchi d'uva, mandorle, fichi, datteri, carrube. Se un bambino
tossiva, subito mostrava la pi tenera sollecitudine: bisognava
dargli uno zuccherino, o un po' di zabaglione. Ogni volta che
Meshulam sgridava un ragazzo, nel gioco, o gli dava brutti nomi,
volava subito in difesa della vittima.
Povero bambino! Sono cose da dire a un cos bel tesorino!
Va bene, va bene! brontolava Meshulam. A te, che te ne
importa! Lo so io!
Adele non avrebbe voluto nemmeno uscire dalla sua stanza. Ma
quando Rosa Frumetl si era portata il fazzoletto agli occhi, implorandola
di non coprirla di vergogna, aveva acconsentito a fare
un'apparizione al momento della benedizione della lampada. Poi
era tornata a ritirarsi nella sua stanza, il capo elegantemente inclinato
da una parte.
Regina Ester aveva dato una gomitata nelle costole di Saltsha.
Guarda che arie di gran dama si d, quella gallina spolpata,
disse dietro la mano, e poi sussurr qualcosa di salace nell'orecchio
dell'altra. Qualunque cosa fosse, le ragazze non dovevano sentirlo,
ma risero e arrossirono ugualmente.

2.

Dopo che Meshulam ebbe trovato modo di perdere una dozzina
di monetine da cinque copechi con i bambini, si alz dalla sedia
e gett un'occhiata significativa verso Pinnie. Questi era considerato
il giocatore di scacchi della famiglia; il vecchio giocava di
rado, ma tutti sapevano che gli piaceva. Pinnie gett le carte e
and a prendere la scacchiera. Padre e figlio presero posto l'uno
di fronte all'altro, disponendosi a una lunga tenzone. Nyunie era
dovuto tornare a casa (Dacha si lagnava di un mal di testa) perci
Joel e Nathan sedettero intorno ai giocatori di scacchi per assistere
all'incontro.
Com'era sua abitudine, Meshulam si butt subito all'offensiva.
Mosse prima l'alfiere e poi la regina, dando scacco. Pinnie lo
blocc avanzando un cavallo, poi manovr un attacco simultaneo
con regina e torre. Il vecchio fu preso alla sprovvista. Si gratt
la rada barba. Non si era aspettato questo colpo.
Se vuoi, pap, puoi cambiare la mossa.
Uno sbaglio  uno sbaglio, rispose il vecchio, aspro. Una
mossa  una mossa.
Ma non ti eri accorto...
Quando non ti accorgi di una cosa, devi subirne le conseguenze,
dichiar il vecchio in tono definitivo.
Te lo avevo detto di muovere la pedina, osserv Joel.
Se si dovesse dare ascolto a tutto quel che dici... lo rimbecc
Meshulam. Si accarezz la barba, fissando la scacchiera e
accennando a bocca chiusa una melodia di sinagoga. Nathan si un
a lui, e poi anche Pinnie. Dopo lunga meditazione, Meshulam
diede scacco col suo cavallo.  vero, avrebbe perduto il pezzo,
ma se non altro la mossa sarebbe servita a rimandare per un poco
il disastro.
Batt il cavallo con forza e disse: Scacco! E riprese a
canticchiare.
In quel punto, echeggi il trillo acuto del campanello della
porta d'ingresso. Tutti si volsero verso il corridoio, in attesa che
Noemi o Manya andassero ad aprire. Ma le due domestiche dovevano
essere occupate altrove, poich dopo una pausa, il campanello
suon di nuovo. Rosa Frumetl era andata nella stanza di
Adele. Saltsha and ad aprire, e dopo un momento torn indietro.
Uno sconosciuto, disse a Meshulam. Un giovanotto che
vuole parlarvi.
Un giovanotto? Che giovanotto? disse Meshulam arrabbiato.
Digli di tornarsene di dov' venuto.
Dice che gli hanno detto di venir qui per guardare un
manoscritto.
Chi ne sa niente, di manoscritti? Digli di non seccarmi.
Magari  una cosa importante, pap, disse Pinnie. Sarebbe
stato contento d'interrompere la partita, per evitare che il padre
si mettesse di malumore a causa della sua sconfitta.
Se  qualcosa d'importante, che venga a trovarmi nel mio ufficio,
borbott Meshulam. Vedeva benissimo che ormai la partita
era compromessa in modo irrimediabile.
Mi dispiace. Non so perch,  un ragazzo che fa un po'
pena, disse Saltsha. Che cosa gli dico?
Sapete che vi dico, pap? Fatelo entrare. Tanto ormai la
partita  perduta, lo consigli Nathan.
S, hai ragione,  perduta.
Saltsha non aspett altro. Ritorn nel corridoio, e un momento
dopo riapparve con Asa Heshel. Tutti lo guardarono incuriositi;
mai era successo che un estraneo si fosse introdotto in casa Moskat
la prima sera di hanukka.
Asa Heshel esit per qualche momento sulla soglia. Si era
completamente dimenticato che questa era una serata festiva; la
stanza piena di gente lo mise in imbarazzo.
Bene, non state l sulla porta. Venite avanti, esclam Meshulam
con la sua voce profonda. Non mangiamo gente, qui.
Asa Heshel gett un ultimo sguardo timoroso dietro di s,
come a prepararsi la fuga, e venne avanti. Si ferm a pochi passi
dal tavolo degli scacchi, e disse:  lei Reb Meshulam Moskat?
E chi dovrei essere? E voi chi siete?
La sua signora... sua moglie, voglio dire... mi ha detto di venir
qui.
Ah ah!  cos! Siete venuto a trovare mia moglie! Meshulam
lasci ricadere una greve palpebra a coprirgli un occhio, e
tutti scoppiarono a ridere.
L'ho conosciuta in casa di suo figlio.
Mia moglie! Da mio figlio! Vi fu un'altra esplosione d'ilarit.
Tutti sapevano che il vecchio si abbandonava di rado agli
scherzi, ma in questi rari casi, non c'era cosa che lo lusingasse di
pi quanto l'ilarit che suscitava. Inoltre, questa era l'occasione
buona per togliergli il pungiglione della sconfitta. Asa Heshel
si guardava attorno confuso.
 per via del manoscritto, balbett.
Che genere di manoscritto? Parlate, giovanotto. Spiegatevi
chiaro!
Un commento dell'Ecclesiaste... scritto dal suo primo
marito.
Ah, ah, capisco. Dov' andata? Chiamatela! ordin
Meshulam.
Stepha, figlia di Abram, and a chiamare Rosa Frumetl, che
arriv in fretta, arrossendo, come se anche lei fosse imbarazzata
da questa inaspettata intrusione.
Non l'aspettavo pi! esclam. Ormai ero sicura che non
sarebbe pi venuto. Come mai ha lasciato passare tanto tempo?
Ho avuto da fare. Non ho avuto tempo.
Ma lo sentite? Io volevo dargli modo di guadagnare qualcosa...
e lui non ha tempo! Deve aver trovato un tesoro, tutt'a un
tratto. Anche mia figlia si domandava come mai non si faceva
vivo.
Non ho avuto tempo. Non posso farci nulla, ripet Asa
Heshel.
Ma per le lezioni aveva tempo, cos ho sentito, disse Rosa
Frumetl.
Asa Heshel mosse le labbra, ma nessun suono ne usc. Rosa
Frumetl scosse tristemente le spalle. E i riccioli? Se li  tagliati,
disse. Bene, comunque non sta a me sorvegliare che la gente
si attenga ai costumi ortodossi. Venga con me in biblioteca, le
mostrer il manoscritto. Stavo gi pensando di cercare qualcun
altro.
Usc dalla stanza e Asa Heshel la segu.
Immediatamente le donne si misero a bisbigliare ed a ridacchiare.
Chi  questo giovanotto? domand Meshulam in tono
risentito. Di che lezioni parlava, quella?
Hadassah gli d lezione, lo inform Stepha. Mio padre
mi ha parlato di lui. Poteva diventare rabbino... E ha studiato
matematica in soffitta.
E cosi, adesso si mette a dar lezioni! disse Meshulam arrabbiato.
Bene, vedr che il contratto di matrimonio sia concluso
al pi presto. Subito dopo il Sabato.
Rovesci i pezzi sulla scacchiera e si alz. Quella sua nuora
Dacha si stava prendendo troppe libert. Pi di nove mesi fa
lui aveva dato ordine che venissero presi gli accordi preliminari
per il matrimonio di Hadassah con Fishel, nipote di Reb Simon
Kutner, Zeinvele Srotsker, lo shadchan,(1) aveva perfino ricevuto
un anticipo di cinquanta rubli per i suoi servigi. La dote era pronta
e in attesa. Ma Dacha faceva sempre in modo di rimandare la
cosa, adducendo che la ragazza era malata, o con qualche altra scusa.
Meshulam sapeva qual era la verit: Dacha si opponeva a quel
matrimonio, Hadassah s'interessava troppo a queste sciocchezze
moderne, e Abram, quel ciarlatano, quel buon a nulla, sobillava
tutti quanti a non far caso dei voleri di Meshulam Moskat. Lui,
Meshulam Moskat, avrebbe sistemato le cose una volta per sempre,
e subito! Avrebbe fatto vedere chi era il padrone, a tutti
loro! Se era lui, Reb Meshulam, che manteneva tutti questi fannulloni
e mangiaufo, e gli sposava i figli, oppure Abram, quel caprone
in calore, quel donnaiolo, che non sapeva far nient'altro che
scialacquare denaro e trascurare la famiglia.
Cominci a passeggiare su e gi, con gran scrocchiare di scarpe.
Si sentiva un formicolio alla punta delle dita, e traboccante di
energie, come ogni volta che stava per imbarcarsi in qualche impresa.
I pallidi occhi gli brillavano. Si strofin la fronte col palmo
della mano, e cominci a studiare un piano per fiaccare l'ostinazione
di quell'arrogante nuora, e di quella delicata e raffinata
nipote.
Schlemiel, parassiti, perdigiorno! borbottava. Non so che
farmene, dei loro consigli!
Per la centesima volta decise di escludere interamente Abram
dal suo testamento. Non gli avrebbe lasciato neanche un centesimo,
anche se sua figlia e le sue bambine avessero dovuto, Dio
ne scampi! mangiare il pane della carit.

NOTE.

1. Sensale di matrimoni ebreo. (N.d.T.).

3.

In biblioteca, Rosa Frumetl prese un manoscritto da uno scaffale.
Era tenuto insieme con due cartoni e legato con un nastro
verde. Lo pos con cura sul tavolo.
Eccolo qui, disse. Si tolga il soprabito e si metta
comodo.
Asa Heshel si tolse il soprabito, che Rosa Frumetl port nel
corridoio. Sedette su una poltrona di cuoio e cominci a voltare
le pagine. Il manoscritto era ingiallito e sbiadito, le pagine erano
di grandezza diversa e molte non numerate. La scrittura era
minuta e angolosa, con molte abrasioni e correzioni a margine e
tra le righe sbilenche. Guard l'introduzione. L'autore aveva intrapreso
quest'opera, diceva, non con la speranza di vederla stampata,
ma per se stesso e per la progenie dei suoi lombi. L'introduzione
proseguiva dicendo che se i nipoti o pronipoti dell'autore
avessero considerato l'opera non indegna di pubblicazione,
avrebbero prima dovuto ottenere l'approvazione di tre rabbini, il
cui compito sarebbe stato di accertare se l'autore non avesse, senza
sua intenzione, errato nell'interpretazione del testo biblico.
L'opera era un miscuglio di ricerca originale, di speculazione, e di
minuzia interpretativa. La punteggiatura mancava del tutto. Lo
stile era impacciato, pieno di voli e di artificiosit.
Bene, che cosa ne pensa? Riuscir a venirne a capo? Asa
Heshel ud che Rosa Frumetl gli domandava.
Alz il capo. Gli aveva portato un bicchiere di t ed un piccolo
vassoio di tortelli. Adele era venuta nella biblioteca con la madre.
Indossava la stessa gonna pieghettata e la camicetta ricamata che le
aveva visto nel loro primo incontro. Nella luce rossastra della
lampada, il suo volto sembrava pi magro, e la fronte, coi capelli
tirati all'indietro, pi altera. Aveva il colorito giallastro di una
convalescente appena alzata dal letto.
Buona sera, disse lei. Mi ero fatta l'idea che non volesse
pi vederci.
Oh, no, balbett Asa Heshel. Non ho avuto tempo. Ogni
giorno volevo venire, ma...
Che cosa ne pensa? lo interruppe Rosa Frumetl. Riesce a
leggerlo?
Temo che dovr essere riscritto da cima a fondo.
Che guaio!
E in qualche punto bisogner fare delle aggiunte, tra parentesi
quadre.  troppo conciso. Ci vorranno certe spiegazioni.
Va bene, veda lei. Rosa Frumetl trasse un greve sospiro.
Non c' fretta. Venga a lavorarci tutti i giorni, quando ha tempo.
Faccia come se fosse a casa sua. Quanto al compenso... Ne
parler con mio marito.
La prego, non si preoccupi per questo.
No, vado a parlargliene subito. Prenda il suo t. Torno fra un
minuto.
Rosa Frumetl raccolse le pieghe della sua gonna e usc; la porta
si richiuse cigolando dietro di lei. Adele si fece pi vicino.
Pensavo che lo avessimo offeso, o qualcosa del genere, disse.
Oh, no!
Io ho lo stesso temperamento di mio padre. Parlo con troppa
franchezza... E mi faccio dei nemici. Temo che finir male.
Sedette sul gradino di una scala appoggiata contro gli scaffali.
La sua gonna pieghettata le si apr dinanzi come un ventaglio.
Mi dica, com' questo manoscritto? Ho cercato tante volte di
affrontarlo, ma non ci capisco una parola.
Oh, non  cosa che possa interessare una ragazza.
Me ne parli un po'. Non sono cos ignorante.
Veramente, non so da dove cominciare.  una di quelle opere
che chiamano di scolasticismo.
Asa Heshel cominci a sfogliare le pagine, mentre Adele lo
guardava curiosamente. Lesse qualche passaggio per conto suo, le
labbra si muovevano silenziosamente; scuoteva il capo negativamente;
poi, dopo qualche minuto si prese il mento fra le dita e prosegu,
intento. La fronte gli s'incresp in profonde pieghe. L'espressione
del volto ebbe un rapido cambiamento, dalla rapita attenzione
del giovane alla riflessivit di un uomo maturo. Adele fu colpita
da un'idea improvvisa: Era cos che doveva esser sembrato suo
padre quando era giovane.
Bene, disse, lo ascolto.
Vede, c' un certo passo nell'Ecclesiaste: "Il vento soffia verso
il mezzogiorno, poi gira verso settentrione, va girando, girando
continuamente, per poi ricominciare gli stessi giri". Ora, vede,
qui il vento  interpretato come simbolo dell'anima. Quando un
uomo pecca, la sua anima, dopo ch'egli muore, pu trasmigrare in
ogni sorta di cose, un cane, un gatto, un verme, anche nelle pale
roteanti di un mulino a vento. Ma alla fine l'anima ritorna alle
sue origini.
Mentre Asa Heshel parlava, Adele lo fissava con occhi spalancati.
V'era qualcosa tra il rispetto e lo stupore nel suo sguardo. Le
piccole vene blu alle sue tempie pulsavano.
Spero di essere stato chiaro, disse Asa Heshel dopo un
momento.
Oh, s.
E lei che cosa ne pensa?
Oh, se queste cose potessero esser scritte in una lingua
europea!
Asa Heshel stava per rispondere, ma in quel momento la porta
si apr ed entr Meshulam seguito da Rosa Frumetl.
Dunque, abbiamo uno studioso, qui! disse il vecchio. Dite
un po', giovanotto, pensate di poterlo sistemare, questo libro?
Penso di s.
Io non me ne intendo di queste faccende. Tutti quanti al mondo
si credono degli scrittori. Ma glielo avevo promesso, a lei,
di farlo stampare, e cos... Quanto vi dovr dare, per il vostro
disturbo?
Quel che vuole. Non  questa la cosa pi importante.
Che volete dire? Non vorrete farlo gratis, no?
S, cio... no.
Ditemi qualcosa di voi. Che cosa siete... Uno di questi ebrei
"moderni"?
Non esattamente.
Se un giovane come voi scappa via di casa... Dai genitori...
Non  certo un santo, come ebreo.
Io non aspiro a essere un santo.
E che cosa, allora? un peccatore?
L'unica cosa che voglio  studiare.
Studiare che cosa? Come si risponde alle domande rituali?
Quando una donna si spaventa perch l'ombra di un porco  passata
sopra il secchio del latte...
No. Questo lo so gi.
Ho sentito che mia nipote vi d lezione... com' che si chiama?...
Hadassah.
Asa Heshel arross. S, rispose, balbettando. Mi d lezioni
di polacco.
E a che cosa vi serve, il polacco? Tanto per cominciare, chi
comanda, qui,  la Russia. E in secondo luogo, Hadassah sar fidanzata
sabato sera. Non star bene, per una sposa, dar lezioni a
chicchessia.
Asa Heshel avrebbe voluto dire qualcosa, ma aveva perso la
voce. Si sentiva la gola secca. Sbianc in faccia, e il bicchiere di t
che teneva in mano trem.
Dite sul serio? Rosa Frumetl congiunse le mani.
Mazal tov!(2)
Sposer Fishel Kutner. Suo nonno, Simon Kutner,  un
commerciante di olio alla Gnoyna. Non un tipo di grande cultura,
ma un onest'uomo, seguace del mio rabbino, alla Bialodrevna.
Lo sposo studia nella casa di preghiera, e al pomeriggio tiene
i libri del negozio di suo padre.
Che splendida notizia! esclam Rosa Frumetl. Dacha non
me ne aveva detto neanche una parola.
Sulla faccia del vecchio affior un sorriso sornione. Sabato
sera, disse. Sarete invitati. Mangerete le paste al miele.
Gett un'occhiata ad Asa Heshel di sotto le sue grevi palpebre,
e fece una smorfia con la bocca, come volesse ingoiarsi un baffo.

NOTE.

2. Espressione d'augurio. (N.d.T.).

4.

Per un momento vi fu silenzio nella stanza. Asa Heshel prese
un tortello dal vassoio e poi torn a posarlo. Rosa Frumetl giocherell
col suo filo di perle. Meshulam si sedette, prese una
pagina del manoscritto e se la port vicino agli occhi. Si volse
a Rosa Frumetl.
Dov' la mia lente?
Non ne ho idea.
Quando mai hai idea di qualcosa? Che razza di roba ?
domand ad Asa Heshel.
Commentariobiblico.
Ah! Un mucchio di gente mi porta dei libri, rabbini, ambulanti,
ma io non ho tempo da perdere. L'ufficio  pieno di libri.
Perch non ve li portano qui? disse Rosa Frumetl.
E chi se ne occupa? Koppel  un ignoramus. Arrivano mucchi
di lettere, di rabbini, di professori, di Diosach. E nessuno
gli risponde.
Ts, ts, ts!I rabbini vi scrivono, e nessuno gli risponde.
Meshulam volse alla moglie un'occhiata agra. E chi v'impedisce
di rispondergli voi? Dicono che siete una donna istruita,
no? E poi, io non ho pi la vista buona.
Perch non lo dite a questo giovanotto?  un ragazzo
istruito.
Come? Sarebbe un'idea. Venite a trovarmi nel mio ufficio,
alla Gzhybovska. Il mio usciere  un tipo in gamba, ma per
queste faccende  uno zotico.
Quando devo venire?
In qualunque momento. E mi direte di che cosa trattano. In
due parole.
Meshulam usc. Rosa Frumetl si volt per gettare un'occhiata
trionfante ad Asa Heshel. Invece incontr lo sguardo di sua figlia
e se ne and senza una parola. Di nuovo cadde il silenzio. Da un
angolo si ud un lieve sibilo, come vi fosse un topo che corresse
lungo gli scaffali. Adele si spost sulla scala. Asa Heshel avrebbe
voluto alzare gli occhi, ma si sentiva le palpebre pesanti. Aveva
una curiosa sensazione, come se la sedia su cui sedeva stesse per
rovesciarsi.
Perch  cos turbato? gli domand Adele. I suoi occhi erano
fissi su di lui, lo soppesavano.
Non sono turbato.
 innamorato di lei. Che cos'altro potrebb'essere?
Innamorato? Non so che cosa intenda.
 una superficiale.  tutta in superficie. Non sa praticamente
niente. Non ha mai dato gli esami.
Si era ammalata.
Tutti i cattivi studenti fanno in modo di ammalarsi prima
degli esami.
 dovuta andare in sanatorio... Per quasi un anno.
S, ne ho visti altri, di questi casi.  un sistema per ingannare
se stessi e gli altri.
Dal salotto venne un suono smorzato. Le nove.
A prima vista, lei mi aveva dato l'impressione di essere una
persona seria, disse Adele.
Che cosa ho fatto?
Quando un uomo si mette a studiare... alla sua et... bisogna
che si applichi giorno e notte. Non correre dietro alle ragazze.
Ma io non corro dietro a nessuno.
E poi non va ad abitare in una casa come quella.
Chi gliel'ha detto? Non c' proprio niente da dire su quella
casa.
Oh, lo dice lei. Quella Gina  soltanto una svergognata. E
Abram Shapiro  un impostore. Bella compagnia, per uno
studente.
Asa Heshel fece un movimento involontario. Il manoscritto gli
cadde dalle mani e si sparpagli sul pavimento. Si chin per
raccogliere le pagine, ma non riusciva ad afferrarle. La disperazione
che d'un tratto lo aveva sopraffatto, aveva qualcosa di un
incubo.
Non  che voglia offenderla, continu la ragazza. Ma in
lei c' qualcosa; altrimenti non mi darei certo la pena di parlarle
di queste cose.
La ringrazio, mormor debolmente Asa Heshel.
Non  il caso di ringraziarmi... E mi guardi in faccia. Non
 un cos pio chassid da aver paura di guardare in faccia una ragazza.
E non stia con le spalle curve a quel modo. Non ha mica
ottant'anni.
Asa Heshel squadr le spalle ed alz il viso verso di lei. I loro
sguardi s'incontrarono. Un rapido sorriso pass sui lineamenti
aguzzi della ragazza.
Lei  uno strano miscuglio, disse, tra lo scolaretto di provincia
e il cosmopolita.
Mi sta prendendo in giro.
Per niente affatto. Quelli che incontro in Svizzera appartengono
al tipo scuro, coi ricciolini. Pezzenti dal primo all'ultimo.
Quello che le ci vorrebbe, a lei,  una persona che, le fosse veramente
amica... E poi ha bisogno di molta disciplina.
S, credo che questo sia vero.
Se dice davvero sul serio, che vuole studiare, io posso aiutarla.
Io posso esserle d'aiuto pi di Hadassah.
Mi era parso avesse detto che stava per partire.
S, infatti. Ma non immediatamente.
Si alz dalla scala e si chin per aiutarlo a raccogliere le pagine
del manoscritto. Le sue dita toccarono quelle di lui. Lui sent
l'acuta puntura delle sue unghie appuntite. Mentre riordinava il
manoscritto sulla scrivania, lei si chin sulla sua spalla; l'odore
femminile del suo corpo e il profumo ch'ella usava riempirono le
narici del giovane.
Lei si scost dal tavolo. Bene, me ne vado, ora, disse.
Buona notte.
Buona notte, rispose lui.
Se vuole, potr darle la prima lezione domani.
Be'... S... Grazie.
E, per favore, non sia cos timido. Non va bene. Non si addice
a un cosmopolita.
...
CAPITOLO QUINTO.

1.

Alla corte del rabbino di Bialodrevna, in occasione di questa
hanukka, erano andati in pellegrinaggio oltre un centinaio di fedeli.
Il rabbino non aveva pi di duemila seguaci, disseminati per
tutta la Polonia. Perfino a Rosh ha-shan,(1) la festa del Nuovo
Anno, non si erano radunati pi di due o trecento fedeli. Da
quando la figlia del rabbino, Gina Genendel, aveva lasciato suo
marito Akiba, figlio del rabbino di Sentsimin, e si era messa con
quell'eretico di Hertz Yanovar, parte dei seguaci del rabbino si
erano dileguati. Gli studenti residenti, e gli altri assistenti alla
corte del rabbino, avevano contato su una partecipazione di non
pi d'una ventina di fedeli.
Il treno, che fermava alla stazione lontana cinque verste da
Bialodrevna, port dei chassidim la cui faccia non si vedeva alla
corte da diversi anni. Venivano da posti lontani, come Radom e
Lublino. I vetturini in attesa alla stazione non riuscirono a caricare
sulle loro carrozze tutti i pellegrini; quelli che rimasero a
terra dovettero aspettare una seconda corsa. Alcuni s'incamminarono
a piedi, come ai vecchi tempi. Ingoiavano sorsate d'acquavite
dalle loro fiasche, cantavano inni chassidici, e ogni tanto
accennavano una piroetta chassidica. In quelle strade solitarie era
raro incontrare un contadino. I campi, da entrambi i lati della
strada, seminati a grano d'inverno, si estendevano fino all'orizzonte
come un mare gelato. Una solitaria cornacchia volava basso
su quella vastit, emettendo il suo lugubre verso.
Alla notizia che si stava avvicinando una folla di fedeli, gli
abitanti della cittadina furono presi da grande eccitazione. Osti
e albergatori si diedero in fretta a fare i preparativi; i negozianti
si disposero a far buoni affari. I beccai fecero scannare dal macellaio
rituale una vacca che avevano ingrassato per il prossimo
Sabbath. I pescatori andarono nel vicino lago delle tenute del
conte Dombrowski e pagarono all'amministratore i diritti per una
pescata. Ci che pi fece impressione, in citt, fu la notizia che
da Varsavia era arrivato Reb Meshulam Moskat. Era sua abitudine
venire soltanto per la festa di Rosh ha-shan; se veniva per hanukka
ci voleva dire che per Bialodrevna sarebbero finalmente
cominciati tempi migliori.
Per il gioved pomeriggio la casa di preghiera aveva un aspetto
completamente diverso. Ragazzini, portati qui dai loro padri, studiavano
o si divertivano in giochi festivi. Gli uomini sfogliavano
i Commentari, o passeggiavano l attorno, chiacchierando. La
pallida luce invernale penetrava dagli alti finestroni sfiorando il
piano dei lunghi tavoli, riflettendosi sulle colonnine che decoravano
la piattaforma del lettore. Il flusso dei nuovi arrivati proseguiva
ininterrotto, e v'era un continuo scambio di saluti. Aizha,
il vecchio scaccino, ch'era stato al servizio del primo rabbino di
Bialodrevna, il nonno dell'attuale titolare, era Il primo ad accogliere
ogni nuovo arrivato. Benvenuto e pace a voi, Reb Berish
Izhbitzer! La sua voce rauca echeggiava per tutta la casa di
preghiera. Onorati della vostra presenza! Sholem aleichem,
Reb Motel Vlotzlavker!
Bench fosse ormai quasi ora delle funzioni del tardo pomeriggio,
diversi chassidim indossavano ancora i filatteri per la preghiera
mattutina. Il rabbino di Bialodrevna era famoso per essere
sempre in ritardo sull'orario della sinagoga. Alcuni fedeli
stavano in piedi per la recitazione delle Diciotto Benedizioni,
altri sorseggiavano acquavite e sgranocchiavano biscotti al miele.
Un vecchio si era portato una grossa teiera piena d'acqua bollente,
e si stava facendo il t. Un giovane spilungone s'era disteso
su un banco vicino alla stufa e si era messo a sonnecchiare.
Andava benissimo per quegli ebrei rammolliti, avversari del chassidim,
studiare la Legge nel lusso, e dormire su letti di piume; un
vero chassid poteva sopportare qualunque tribolazione, finch
stava vicino al suo rabbino.
I fedeli, appena arrivati, volevano subito vedere il loro santo
rabbino e ricevere il suo saluto, ma Israel Eli, il mazziere, aveva
fatto sapere a tutti che il rabbino non riceveva nessuno.
Da quando era successo quel guaio con sua figlia, il rabbino
viveva si pu dire isolato, e passava tutto il tempo chiuso nella
sua stanza, che era qualcosa di mezzo tra la biblioteca e la cappella.
Sulle pareti tappezzate con una carta gialla si allungavano
scaffali pieni di volumi. V'era un'Arca della Legge, un leggo,
e un tavolo. La finestra, con tendaggi bianchi, dava su un giardino,
ora coperto di neve. Attraverso i vetri si scorgevano campi a
terrazze che si estendevano verso ovest, fino all'orizzonte. Al
rabbino piaceva starsene l per ore, a guardare il panorama.
Oh, dolce Padre del cielo! sospirava. Quando si arriver
alla fine? Guai e guai e guai!
L'alta figura del rabbino era curva. Il suo camicione da notte
di seta verde orlato di giallo gli giungeva fino ai piedi. Attraverso
l'apertura anteriore gli si scorgevano le brache lunghe fino
al ginocchio, l'ampio drappo rituale con le frange, le calze bianche
e le scarpe basse. Il rabbino era non lontano dalla sessantina,
ma la sua rada barba era ancora nera, disseminata solo qua e l
di qualche filo bianco. D'improvviso fece un passo in avanti, e
altrettanto d'improvviso si ferm. Allung un braccio, cme volesse
prendere un libro da uno scaffale, ma poi lo lasci ricadere.
Diede un'occhiata all'orologio quadrato, con i suoi lunghi
pesi e i numeri ebraici sul quadrante, e la cassa scolpita con mazzi
di melograni e grappoli d'uva. Erano le quattro e un quarto; ben
presto sarebbe sceso il buio invernale.
La stufa era accesa, ma brividi gelidi gli serpeggiavano lungo
la schiena. Ogni volta che ripensava a sua figlia, la sua Gina Genendel,
che si era allontanata dai sentieri della virt, aveva lasciato
suo marito e se ne andava in giro per Varsavia in mezzo a eretici
e miscredenti, provava un senso di amaro in bocca. La colpa
era sua, di lui. E di chi altri avrebbe dovuto essere?
Stanco di tanto passeggiare, sedette sul suo seggiolone di cuoio.
Chiuse gli occhi e cadde in uno stato tra il dormiveglia e la
fantasticheria. Il paradiso dell'al di l non sarebbe stato per lui.
Dov'era scritto che Yechiel Menachen, figlio di Jekatriel David,
di Bialodrevna, avrebbe mangiato del Leviathan nelle sale da
pranzo del cielo? C'erano anche i carboni ardenti, che sarebbero
stati la mercede del peccatore. Ma che ne sarebbe stato di Israele?
Che cosa ne sarebbe stato del popolo d'Israele? L'eresia andava
crescendo di giorno in giorno. In America, cos aveva sentito dire,
gli ebrei violavano il Sabato. In Russia, in Inghilterra, in
Francia, i bambini ebrei crescevano nell'ignoranza delle Sacre
Scritture. E qui in Polonia, Satana errava apertamente per le strade.
I giovani scappavano dalle case di studio, si radevano la barba,
mangiavano il cibo mostrando le braccia nude, affollavano i
teatri, coltivavano relazioni amorose. Libri mondani avvelenavano
la mente dei giovani. Mai le cose erano andate cos male, nemmeno
ai tempi di Shabbatai Zevi e di Giacobbe Frank, possano i
nomi di quei falsi messia essere cancellati in eterno. Se questa
peste maledetta non si arrestava, che cosa ne sarebbe stato, d'Israele?
Che cosa aspettava, il Signore Onnipotente? Avrebbe mandato
il Redentore a una generazione affondata nel peccato?
Israel Eli apr lentamente la porta e mise dentro la testa. Era
un grassotto dalle guance accese, occhi infossati e una barba rotonda.
Il cappello di velluto gli posava perfettamente dritto sul
cranio.
Rabbino,  arrivato Reb Meshulam Moskat, annunci in
tono trionfante.  con lui il suo figliolo pi giovane, Nyunie.
Ah!
E c' anche Reb Simon Kutner con suo nipote Fishel.
Nu!
Si dice che ci sar un matrimonio tra Fishel e la figlia di
Nyunie, Hadassah.
Nu, un buon matrimonio.
C' anche Reb Zeinvele Srotsker.
Ah, ah! Lo shadchan.
E ho sentito che la ragazza non vuol saperne di questo
matrimonio.
Perch no? Fishel  un bravo giovane.
 andata in queste loro scuole moderne... Probabilmente vorr
un marito moderno.
Il rabbino rabbrivid.
Gi! Prima li avvelenano di eresie... E poi  troppo tardi.
Conducono i loro figli al macello.
Probabilmente vorranno che interveniate voi, rabbino, in questa
faccenda.
Come posso aiutarli quando sono io stesso nella disgrazia?
Quando la mia stessa figlia  una svergognata...
Dio ci guardi, rabbino! Che cosa dite!
Quando una donna sposata scappa con un altro  una
svergognata!
Ma... mi si perdoni anche soltanto il sospetto della parola...
non vivono insieme.
E che differenza fa? Se hanno perduto la fede, che cos'altro
importa?
Israel Eli esit un momento, poi disse: Rabbino, vi stanno
aspettando.
Non c' fretta. Verr pi tardi.
Il mazziere se ne and. Il rabbino si alz e si accost al leggo.
Gli piaceva osservare la complicata, simbolica tavoletta appesa
sul lato orientale. Bench fosse stata dipinta quasi un secolo prima,
i colori erano ancora vivaci. Sopra c'erano i nomi delle sette
stelle. Negli angoli v'erano le figure di un leone, un cervo, un
leopardo, e un'aquila. Intorno agli orli c'erano i simboli dei dodici
segni dello zodiaco: l'Ariete, il Toro, i Gemelli, il Cancro,
il Leone, la Vergine, la Bilancia, lo Scorpione, il Sagittario, il Capricorno,
l'Acquario, i Pesci. Sopra il fianco erano scritti dei
versi:

Piangi per l'oro che perdesti?
Non per i giorni che passaron lesti?
Oltre la tomba l'or non porterai
i giorni ahim non torneranno mai.

Quando il rabbino se ne stava cos al leggo, l'Arca della Legge
con i suoi rotoli da una parte, gli scaffali dall'altra, e di fronte
a s l'Impronunciabile Nome di Dio, si sentiva al sicuro da tutte
le tempeste, da tutte le tentazioni e le concupiscenze della carne.
Pos le labbra sulle frange della tendina appesa dinanzi all'Arca
e le baci. Con l'unghia dell'indice stacc alcune gocce di cera
che si erano attaccate sul piede della menorah. Chiuse gli occhi e
con entrambe le mani afferr il piede del leggo come fossero i
corni dell'altare, che dava al peccatore salvezza dal giudizio di
morte. Il suo corpo oscillava avanti e indietro. Le sue labbra si
muovevano nella preghiera, per se stesso, per sua figlia smarrita
nelle tenebre del mondo, per i fedeli venuti di lontano alla sua
corte, e per tutti i figli d'Israele sparsi in tutte le nazioni, in mezzo
ai non-circoncisi e ai non-credenti, preda di masnadieri e di
assassini. Alz i pugni chiusi e grid: Caro Padre! Caro Dio,
la coppa non  ancora colma?
Ricord un'amara frase di suo padre: Caro Padre che sei
nel cielo, cancella il capitale che hai investito nel Tuo popolo
d'Israele. Poich chiaramente, Onnipotente Iddio, non ti render
alcun profitto.

NOTE.

1. Il capodanno ebraico. (N.d.T.).

2.

La notte era caduta e splendevano le stelle quando il rabbino
giunse alla casa di preghiera. Per mantenere la finzione che fosse
ancora il crepuscolo e pertanto non troppo tardi per le funzioni
del pomeriggio, le lampade a nafta non erano state accese. Soltanto
un mozzicone di candela commemorativa palpitava in una
menorah. Come il rabbino entr, i fedeli gli si affollarono attorno,
ognuno cercando di essere il primo a porgergli i suoi omaggi.
Nella penombra, il rabbino scorse Moshe Gabriel Margolis,
genero di Meshulam Moskat. Il rabbino gli prese la morbida mano
e la trattenne per qualche momento fra le sue. Moshe Gabriel,
un uomo piuttosto piccolo, ben fatto, con un lucente soprabito
di alpaca e un berrettino di seta, non disse parola. Era pallido in
volto, la sua barba color tabacco, al bagliore di quell'unica candela,
prendeva un tono ambrato. I suoi occhiali montati in oro
erano cerchi di luce.
Sia pace a voi, Reb Moshe Gabriel. Come state, Reb Moshe
Gabriel? disse il rabbino. L'aver ripetuto il nome due volte
era un segno di affetto.
Dio sia ringraziato.
Siete venuto con vostro suocero?
No, son venuto da solo.
Venite da me, dopo l'accensione delle candele hanukka.
S, rabbino.
Il rabbino scambi i saluti con Meshulam, Nyunie, Simon Kutner
e Fishel nipote di Simon Kutner, ma non sost a conversare
con loro; non era sua abitudine dimostrare favore per i ricchi,
tra i suoi seguaci. Immediatamente dopo, alla luce delle candele,
il rabbino celebr insieme le funzioni del pomeriggio e quelle serali.
Quando sua moglie era viva, e Gina ancora bambina, venivano
anch'esse ad assistere alla cerimonia; ma erano anni, ormai,
che il rabbino era solo.
Il rito fu celebrato con mesta pacatezza. Aizha vers l'olio nella
vaschetta di rame e smoccol i lucignoli. Il rabbino cant le
formule prescritte ed applic la fiamma. Un aroma di olio caldo
e di canapa bruciata riemp l'aria. Il rabbino cominci a cantilenare
le frasi dell'inno hanukka. Non era che cantasse un motivo,
il suo era pi che altro un mormorio, un misto di sospiri e di
frammenti di melodia. I fedeli cantarono con lui. Quando il rito
fu terminato, i ragazzi corsero ai lunghi tavoli, e ripresero i loro
giochi. Alcuni dei chassidim si permisero di unirsi a loro. Non
v'era alcun sacrilegio in questo; le panche ed i tavoli non erano
sacri in se stessi; la cosa importante  il sentimento che si ha in
cuore. Per l'uomo pio non  forse il mondo intero una casa di
preghiera?
Pi tardi, il rabbino rientr nei suoi quartieri, mentre la maggior
parte dei fedeli ritornavano ai loro alberghi, dove li attendeva
il pasto serale: minestra, carne, pane, e croccanti, preceduto
da una buona sorsata d'acquavite ed un pezzo di focaccia all'uovo.
I chassidim pi ricchi pagavano per quelli che non potevano permettersi
un trattamento cos lussuoso. Bench non ci fosse la luna,
la notte era chiara per la luce delle stelle ed il riflesso della
neve. Dai camini si levavano colonne di fumo. Era sceso un gelo
improvviso, ma v'era legna in abbondanza per la stufa, e un paio
di oche in ogni dispensa.
Meshulam, Nyunie, Zeinvele Srotsker, Simon Kutner, e suo
nipote Fishel, stavano nella stessa locanda. Una ragione comune
li aveva portati insieme a Bialodrevna. Dacha, la madre di Hadassah,
si opponeva recisamente al matrimonio tra sua figlia e
Fishel. Hadassah, dal canto suo, si era decisamente rifiutata di
sposarlo. Zeinvele Srotsker era noto per la sua abilit di parlare
ai giovani nel loro stesso linguaggio. Nonostante la sua salda
piet chassidica, era un assiduo lettore del Corriere di Varsavia,
un quotidiano polacco, e sapeva tutto della vita della buona societ
polacca. Aveva perfino combinato un matrimonio tra due famiglie
gentili. Aveva discusso con Hadassah sino ad aver la gola
secca, ma non era riuscito a nulla. Tutto ci che la ragazza aveva
fatto, era stato di arrossire, e di mormorare qualche frase
semincomprensibile. Era pi shiksa di qualsiasi ragazza gentile con cui
avesse mai avuto a che fare, si lagnava Zeinvele. Se n'era andato
via esausto e fradicio di sudore.
Ostinata come un capro, aveva esclamato; e aveva informato
Meshulam che si rifiutava di umiliarsi ulteriormente. Sembrava
molto improbabile, pertanto, che Meshulam potesse riuscire
a sistemare questa faccenda del matrimonio per la sera del
Sabbath. Ma il vecchio si rifiutava di ammettere la sconfitta. Nella
sua lunga carriera era riuscito a prevalere contro avversari ben
pi formidabili di Dacha e di Hadassah. Per di pi, si era convinto
che la sua lunga vita era il risultato di tutte le vittorie che
aveva ottenuto nelle innumerevoli lotte intraprese. Se ne avesse
persa anche soltanto una, ci sarebbe stato il segnale della sua
fine. L'ostinazione della nuora e della nipote lo gettava in una
sorta di terrore.
Dopo molte riflessioni, Meshulam aveva trovato la via d'uscita.
Sarebbe andato dal rabbino di Bialodrevna con Nyunie, Simon
Kutner e lo sposo designato, e l avrebbero stipulato il contratto
preliminare. Per il contratto definitivo sarebbe stata necessaria
la firma della sposa, ma i preliminari potevano essere convenuti
senza di lei. In sguito, avrebbe ben trovato il modo per piegare
 quelle femmine ostinate.
Sia Meshulam sia Simon Kutner erano sicuri che se il rabbino
li avesse assistiti negli accordi preliminari, e li avesse approvati,
Dacha avrebbe certamente finito col cedere. Suo padre, il rabbino
di Krostinin, era stato un fedele seguace di quello di Bialodrevna.
Senza dubbio ella non avrebbe osato opporsi ai voleri di
personaggi come quelli.
I quattro ora sedevano a tavola per il pasto serale. Simon
Kutner, un uomo dalle ampie spalle, una barba bianca tagliata a
ventaglio e una faccia rubizza, mentre andava inzuppando pezzi
di pane nel sugo dell'arrosto, e ammucchiandovi sopra del rafano
con la punta del coltello, conversava con Meshulam. Fishel,
le guance rosse, e neri occhi che dardeggiavano continuamente
qua e l, portava una giacca di diagonale, un cappelluccio in testa,
e stivali ben lustri. Interloquiva ogni tanto con una frase.
Il discorso verteva su certe osservazioni talmudiche riguardanti
l'accidentale estinzione di una candela hanukka. Fishel conosceva
un poco la questione. Suo nonno manovrava abilmente la conversazione
in modo che Fishel potesse piazzare ogni tanto qualche
frase appropriata. Meshulam conosceva il trucco, ma sapeva
pure che tutti gli sposi designati ricorrono a questi perdonabili
artifici. Non tutti gli sposi sono dei geni. Ci che piaceva a Meshulam,
in questo giovane, era la calma del portamento e l'astuta
mente affaristica. Si sentiva fiducioso che Fishel era il tipo
che avrebbe saputo aumentare i suoi beni materiali, dopo il matrimonio,
rimanendo al tempo stesso un fedele chassid. Si volse a
lui e disse: Dunque, che cosa aspetti? Sentiamo la tua
interpretazione. E diede nel tempo stesso una gomitata nelle costole
a Zeinvele, come a dirgli che lui, Meshulam, non era uomo
da cascarci.
Mentre accadevano queste cose, Aizha inform Moshe Gabriel,
rimasto in attesa nella casa di preghiera, che il rabbino era
pronto a riceverlo. Moshe Gabriel si allisci i riccioli laterali,
si aggiust la fascia che lo stringeva alla vita, e segu il mazziere.
Traversarono un piccolo cortile. Nella stanza del rabbino erano
accese una lampada e una candela. Il rabbino stava fumando una
lunga pipa ricurva. Accenn una sedia a Moshe Gabriel.
Ditemi, Reb Moshe Gabriel, che cos' questa storia a proposito
della figlia di Nyunie? Mi dicono che si rifiuta di sposare
Fishel.
Non c' da meravigliarsi. Sua madre l'ha mandata in queste
scuole moderne; i libri che leggono sono pieni di adulterii e di
abominii di ogni sorta. E adesso non si accontenta pi di un giovane
chassid. Ormai ha preso il morso tra i denti come gli altri.
Magari si sar innamorata di qualcuno, Dio ci scampi.
Non lo so.  venuto un giovanotto, a Varsavia, un giovane
di Tereshpol Minor... Un prodigio, dicono, ma gi rovinato. Il
nipote del rabbino di Tereshpol Minor.
Che sarebbe il rabbino Dan Katzenellenbogen.
Gi.
Un grand'uomo.
Questo giovane va in giro con mio cognato, Abram Shapiro.
Hadassah gli d lezioni di non so che cosa. Abram e mio suocero
sono ai ferri corti. La moglie di Nyunie, a sua volta, non fa nulla
senza di lui. Lui sta usando le due donne per stuzzicare la piaga.
E che cos'ha contro il suocero?
 una vecchia questione.
Nu... Ma  male costringere una ragazza. Anche Gina Genendel
era contraria ad Akiba. Ma sua madre, possa riposare in
pace, la forz.
 male per un verso, e non  bene per l'altro.
L'uomo ha una libera volont. Senza di essa, quale sarebbe la
differenza tra il trono della gloria e gli abissi delle tenebre?
Il rabbino si prese tra le labbra il bocchino della pipa e cominci
a tirare. Decise di ammonire Meshulam che se la ragazza
avesse insistito nel suo rifiuto non dovevano costringerla a quel
matrimonio. Meglio che rimanesse nubile ancora per qualche anno,
anzich dovesse allontanarsi dal sentiero della virt dopo il
matrimonio.
...
PARTE SECONDA.

CAPITOLO PRIMO.

1.

A met della notte, Rosa Frumetl ud grugnire suo marito. Gli
domand che cosa lo turbasse, ma Meshulam brontol e disse:
Dormi. Non mi seccare.
Forse desderi un po' di t? insistette lei.
Non voglio nessun t.
E che cosa desderi, allora?
Meshulam pens per un momento. Vorrei avere trent'anni
di meno, ecco che cosa vorrei!
Rosa Frumetl sospir teneramente. Che sciocca idea! Hai
una salute di ferro, grazie a Dio. Ci sono certi uomini di cinquant'anni
che...
Piantala con queste scemenze, brontol Meshulam.
Lasciami stare. Quel che mi preoccupa non  affar tuo.
Proprio non ti capisco, disse Rosa Frumetl, imbronciata.
Non mi capisco io stesso, disse Meshulam nel buio, per
met a se stesso e per met alla moglie. Rimugino, rimugino e
non vengo a capo di niente. Ho avuto due mogli, sette figli, ho
assegnato doti, mantenuto generi e nuore. Mi costa milioni, tutto
questo! E che cosa ne ho ottenuto? Un mucchio di nemici, di
mangiaufo, di parassiti. Una bella generazione, ho procreato, non
c' che dire!
Meshulam, non lo sai che  peccato, parlare cos?
E sia pure peccato. Finch avr una lingua parler, e se Dio
vorr sferzarmi per questo, sar il mio didietro che prender le
sferzate, non il tuo.
Vergogna, Meshulam!
Vergogna un corno! Tu hai una sola figlia, io ho sette figli,
e in ognuno di loro c' un verme che mangia... esplose, ma come
indeciso se rivolgere le sue lamentele a questa donna che in
modo cos inaspettato si trovava ad essere sua moglie, o se ci
non fosse al di sotto della sua dignit. Che i miei figli siano
dei buoni a nulla, prosegu, non  colpa di nessuno. Io stesso
sono un uomo duro, ostinato, dispettoso, una mezza canaglia,
non lo nego. E, come si dice, la mela non cade lontano dall'albero.
N le mie mogli erano un gran che. La prima, il suo spirito
me lo perdoni, era una donna ordinaria. La seconda era una povera
infelice. Ma almeno potevo sperare di avere dei generi passabili.
Quelli, se non altro, te li puoi comprare a pronti contanti,
come si compra il bestiame al mercato.
Meshulam, che razza di discorso  questo? lo interruppe
Rosa Frumetl.
Sta' zitta, donna! Non sto parlando con te, sto parlando al
muro! tuon Meshuiam. Che cos'hai da rabbrividire? Sar
io, che arrostir all'inferno, non tu!
I matrimoni si fanno in cielo, protest debolmente Rosa
Frumetl.
Gi, sembra sia proprio cos! Quell'Abram! Un idolatra, un
eretico, un dissoluto, un distruttore di focolari. Mi ha diffamato.
Mi ha depredato. E ora sta facendo di tutto per rovinare la vita
di quella ragazza... Com' che si chiama?... La figlia di Nyunie...
Hadassah. Oppure, prendi Moshe Gabriel, il marito di Lia... un
pezzente. E non parliamo poi delle mie nuore... Disutili, buone a
nulla... Tranne forse la moglie di Pinnie.
Rosa Frumetl cerc di confortarlo. Se non altro, disse,
puoi rallegrarti dei tuoi nipoti.
Buoni a nulla! Uguali ai genitori! grid Meshulam. Queste
scuole moderne hanno fatto diventare le mie nipoti altrettante
shiksa! Tutte quante! E i ragazzi poi, degli zucconi! Dategli la
mancia di hanukka, ecco l'unica cosa che gPinteressa! Inondateli
di regali! Al momento in cui escono dal kheder l'hanno fatto finita
con l'istruzione.
Ma tu puoi cambiare le cose, Meshulam, disse Rosa Frumetl.
Sei tu che comandi. Ordina loro che cosa debbono fare.
Parli come una scema! Che cosa comando, io? Sono soltanto
un vecchio, un vecchio ebreo ottantenne. Ben presto verr la mia
ora, e li lascer ad azzuffarsi sulla mia roba. Non vedono l'ora.
Arriveranno come cavallette e divoreranno tutto ci che
troveranno.
Dovresti prendere delle disposizioni, Meshulam, sospir lievemente
Rosa Frumetl.
Quando hai un metro di terra sopra, le disposizioni contano
poco, ma finch sono vivo, sono io il padrone, hai capito? Alz
la voce in un ruggito. Sono vivo, e sono il padrone!
 proprio quel che ti stavo dicendo, Meshulam.
Hadassah si sposer prima che l'inverno sia finito.  deciso.
Qualunque cosa facciano, sar cos! Abbass la voce in un
brontolio. E tua figlia, che cosa fa? Che cos'aspetta? Quanti
anni ha gi? Trenta?
Ma che dici, Meshulam! Non ne ha ancora compiuto ventiquattro...
Posso mostrarti il certificato di nascita! Possa Colui
che non son degna di nominare mandarle l'uomo giusto!
Dio non  uno shadchan. Zeinvele Srotsker  venuto a trovarla
diverse volte, ma lei si rifiuta di parlargli. Un'altra aristocratica
col naso all'ins!
Scusami, Meshulam, ma la mia Adele viene da una famiglia
pi fine di... scusami... di Hadassah.
Questo far una gran bella figura sulla lapide. Io le dar
una dote, ma per amor di Dio, facciamola finita! Non voglio vecchie
zitelle per casa!
D'un tratto Meshulam si rese conto che non sarebbe riuscito
a dormire. Avrebbe voluto alzarsi e andarsene in biblioteca; l
c'era un divano, e avrebbe cercato di far passare la notte in qualche
modo. Ma si sentiva le gambe pesanti, gli doleva la testa, e
aveva un saporaccio in bocca. Pensieri sconnessi gli si affollavano
alla mente. Gli veniva di starnutire e nel tempo stesso di sbadigliare.
La berretta da notte gli era caduta dalla testa. Con uno
strappo tir fuori le gambe dal letto, e infil i piedi nelle
ciabatte.
Dove vai? domand Rosa Frumetl.
Non ti preoccupare, non fuggo via. Resta dove sei e dormi.
Si vers qualche goccia d'acqua sulle dita da una brocca che
teneva accanto al letto (il rito ortodosso, alzandosi), infil la veste
da camera, e a passi vacillanti usc dalla stanza. Nel buio del
corridoio non riusciva a vedere la porta della biblioteca. Allung
una mano, afferr il pomo di una porta, e spinse. Era la stanza
di Adele. La ragazza era seduta sull'orlo del letto con una vestaglia
azzurra e babbucce di felpa, e stava leggendo un libro.
Meshulam fece un passo indietro.
Oh, sei tu! Ho sbagliato. Scusami.
C' qualcosa che non va?
Niente, niente. Sta' tranquilla. Volevo andare in biblioteca.
Perch non dormi? Che cosa stai leggendo, cos tardi?
Un libro.
Che genere di libro? Non hai un fiammifero, per caso?
Voglio accendere il lume in biblioteca.
Un momento. Adele accese un lume e precedette fuori della
stanza il vecchio. L'ombra della sua testa si proiett per un
attimo sulla parete, con un lungo naso e la barba a punta come
un cuneo. I due entrarono nella biblioteca e Adele accese la
lampada.
Volete che vi faccia un po' di t? disse.
No, no. Dimmi, che cos' questo libro che stai leggendo?
Oh, semplicemente un libro... Di un tale che si chiama
Swedenborg.
Chi ? Non l'ho mai sentito.
Un mistico svedese. Descrive il Paradiso e la Geenna.
Idiozie! Questa roba puoi trovarla anche nei nostri libri.
Non ti basta la giornata, per leggere? domand, e la guard
curiosamente di sotto le sopracciglia irsute.
Non potevo dormire.
Come mai? Che cos' che ti agita?
Non lo so.
Ascoltami.  vero che sei una ragazza in gamba, una ragazza
istruita. Ma non hai senso pratico. Non tirerai fuori nulla,
da tutti questi libri. Ti rendono malinconica e nient'altro. Una
ragazza come te dovrebbe avere un marito.
Non dipende da me.
E da chi, allora? Zeinvele Srotsker ha suggerito un paio di
buoni matrimoni.
Mi dispiace, ma quello  un modo di sposarsi che non fa
per me.
E perch?
Non mi piacciono i matrimoni combinati.
Questo significa, immagino, che ti vuoi innamorare.
Se mi capiter qualcuno che mi piaccia...
Sciocchezze! Magari ti verranno i capelli bianchi prima d'incontrare
qualcuno. O forse hai messo gli occhi su quel pivello
che viene a sistemare il manoscritto di tuo padre?
 di un'ottima famiglia rabbinica... Ed  colto, e intelligente.
Se capitasse in buone mani potrebbe diventare un...
Un che cosa? Un morto di fame d'insegnante ebreo! Un pezzente
coperto di stracci. A quanto sento,  un eretico, un goy.(1)
Dicono che ha fatto girare la testa ad Hadassah.
Non  colpa sua.  lei che si  messa delle idee in testa. Non
 un tipo che vada per lei; e lei non va per lui.
Brava! Esattamente ci che penso io. Vieni, vieni a sederti
qui sul sof. Non stare in imbarazzo... Sono vecchio.
Grazie.
Hadassah sposer Fishel. Nyunie  gi d'accordo, e Dacha
finir col cedere. Far in modo che il matrimonio sia celebrato
prima di Pasqua. Quanto a te, fa' ci che meglio credi. Ho stanziato
duemila rubli per te, e mi ricorder di te anche nel mio
testamento. Ma ascolta il mio consiglio: spsati un commerciante,
un uomo d'affari. Tutti questi geni in erba vanno in giro
con le scarpe rotte.
Vedr. Bisogna che un uomo mi sia simpatico, altrimenti...
Va bene, va bene. E non metterti a leggere nel cuore della
notte.  una cosa nuova, questa... Sono ancora delle ragazzine e
vogliono sapere tutto. E che cosa farai, quando sarai vecchia?
Ah, il mondo si  capovolto.
La vita non  facile, e bisogna cercar di sapere le cose.
E credi che il sapere le cose renda la vita pi facile? E non
sar utile nemmeno per il mondo di l. Un essere umano deve
render conto. Comunque, fa' pure. E di' a quel genio in erba di
venire a trovarmi nel mio ufficio. Voglio parlargli.
Vi prego, non lo sgridate.  molto orgoglioso.
Non aver paura, che non lo manger.  un'acqua cheta, ma
rompe i ponti.
Buona notte.
Buona notte. Una vita semplice, te lo ripeto,  la cosa migliore.
Mai porsi domande, niente filosofia, niente arrovellarsi
il cervello. In Germania c'era un filosofo che filosof talmente
che si mise a brucar l'erba.
Il vecchio prese un libro dallo scaffale e cerc di mettersi a
leggere, ma le lettere sembravano cambiar colore, prima verdi e
poi dorate. Le righe si piegavano in su e in gi, e al centro della
sua visione c'era un vuoto. Per un momento chiuse gli occhi. Il
libro che aveva preso era un commento alle Leggi riguardanti la
morte ed il lutto. Prese gli occhiali posati sul tavolo, li inforc, e
lesse:

Sappi che l'Angelo della Morte si accosta all'uomo in agonia,
mille occhi ardono sulla sua faccia spaventosa, in mano brandisce
una spada sguainata. E tenta il moribondo a bestemmiare
Dio e adorare gli idoli. E poich l'uomo  fragile, oppresso dal
timore della morte, pu cedere, e in un sol momento perdere la
sua salvezza.  per questo che nei tempi antichi, quando cadeva
in letto nella sua ultima agonia, chiamava intorno a s dieci testimoni,
e dichiarava nulle le parole che avesse potuto pronunciare
ed i malvagi pensieri che potesse ispirargli il maligno, prima
che l'anima si dipartisse da lui, ed  questa una saggia costumanza,
appropriata all'uomo timorato di Dio.

Meshulam chiuse il libro. Era un brutto segno che gli fosse
capitato di prendere proprio questo libro, tra i tanti che c'erano
nella biblioteca. S, il suo tempo era passato. Ma lui non era pronto.
Non aveva ancora compiuto il suo atto di pentimento, non
aveva distribuito il suo denaro in carit, n aveva ancora perfezionato
il suo testamento. In qualche posto, dentro la sua cassaforte,
c'erano dei fogli con alcune istruzioni, ma non erano stati
firmati dai testimoni n sigillati con la ceralacca. Cerc di ricordarsi
che cosa aveva scritto, ma non vi riusc. Si allung sul divano
e appoggi la testa sul bracciolo. Dalle labbra gli sfugg
un rauco respiro e cadde in un profondo sonno. Quando si svegli,
la vivida luce del primo mattino penetrava dai vetri appannati
della finestra.

NOTE.

1. Un pagano. (N.d.T.).

2.

Quella notte, neanche Hadassah era riuscita a dormire. Il vento
che soffiava contro la finestra l'aveva svegliata, e da quel momento
non era pi riuscita a chiuder occhio. Si alz a sedere sul
letto, accese la luce elettrica, e si guard attorno. I pesciolini
dorati nell'acquario erano immobili, posati sul fondo della vasca,
tra le pietre colorate ed i cuscinetti di muschio. Su una sedia era
posato il suo vestito, la sottana, e la giacca. Le scarpe erano posate
sopra il tavolo, bench non ricordasse di averle messe l. Le
calze erano per terra. Si port le mani alla testa. Dunque, era proprio
cos? Era possibile che si fosse davvero innamorata? E di
quel ragazzo di provincia, col suo gabbano chassidico? E se suo
padre se ne fosse accorto? E la mamma?... E zio Abram? E Klonya?
E che cosa sarebbe accaduto, adesso? Suo nonno aveva gi
preso gli accordi preliminari con Fishel. Poteva gi considerarsi
bell'e sposata.
Pi in l di questo i pensieri di Hadassah non riuscivano ad
andare. Scese dal letto, infil i piedi nelle babbucce, e and al
tavolo. Prese il suo diario dal cassetto e cominci a voltare le pagine.
Aveva una copertina marrone, con fregi d'oro, il taglio tinto
di giallo. Tra le pagine v'erano alcuni fiori schiacciati, e foglie
il cui verde era sbiadito, lasciando soltanto il segno della venatura.
I margini delle pagine erano tutti istoriati di tralci di rosa,
grappoli d'uva, serpenti, piccole figure fantastiche, chiomate, cornute,
con pinne di pesce e piedi palmati. V'era una incredibile
variet di disegni: circoletti, tondi, oblunghi, note, il cui segreto
significato soltanto Hadassah conosceva. Aveva cominciato a tenere
quel diario quando era una bambinetta, in terza elementare,
con la sua scrittura infantile, e con infantili errori di grammatica.
Ora era cresciuta. Gli anni erano passati come un sogno.
Voltava le pagine e leggeva, saltando qua e l. Alcune notazioni
le sembravano stranamente mature, superiori all'et in cui le
aveva scritte, altre sciocche ed ingenue. Ma da ogni pagina spirava
sofferenza e struggimento. Quali dolori aveva conosciuto! Quanti
affronti aveva subto, dagli insegnanti, dalle compagne di scuola,
dai cugini! Soltanto sua madre e lo zio Abram erano nominati
con affetto. In una pagina trov questa nota: Qual  lo
scopo della mia vita? Mi sento sempre sola, e nessuno mi comprende.
Se non riuscir a vincere il mio vano orgoglio far meglio
a morire. Giro Dio, insegnami l'umilt.
In un'altra pagina, sotto le parole di una canzone che le aveva
scritto Klonya, c'erano queste parole: Verr, un giorno, l'uomo
del mio destino? E come sar? Non lo conosco, e lui non conosce
me; io non esisto per lui. Ma il fato lo porter alla mia porta.
O magari non  mai nato. Magari il mio destino  di rimaner sola
sino alla fine. Sotto questo brano aveva disegnato tre pesciolini.
Quale fosse il loro significato, ormai non lo ricordava pi.
Accost una sedia al tavolo, sedette, intinse la penna nel calamaio,
e si dispose a scrivere. D'un tratto ud dei passi accostarsi
alla sua porta. Rapida si butt sul letto e tir su la coperta.
La porta si apr ed entr sua madre con un chimono rosso. Intorno
al capo portava un fazzoletto giallo, sotto il quale spuntavano
i capelli gi un po' grigi.
Hadassah, dormi? Perch hai la luce accesa?
La ragazza apr gli occhi. Non potevo dormire. Stavo cercando
di leggere un libro.
Nemmeno io posso prender sonno. Il rumore del vento...
E poi, tutti i miei pensieri. E tuo padre ne fa una nuova, adesso:
si  messo a russare.
Pap ha sempre russato.
Non cos forte. Deve avere dei polipi.
Mamma, vieni nel mio letto.
Perch?  troppo stretto. E poi tu tiri calci peggio di un
pony.
Non ti dar calci.
No, mi siedo soltanto. Mi fanno male le ossa, a star distesa.
Senti, Hadassah, devo parlarti seriamente. Tu lo sai, bambina
mia, quanto ti voglio bene. Non ho nient'altro al mondo, soltanto
te. Tuo padre, Dio lo protegga,  un egoista.
Smettila, ti prego, di dir male di pap.
Non ho niente contro di lui.  quello che . Vive solo per
se stesso, come un animale. Ci ho fatto il callo, ormai. Ma te,
voglio vederti felice. Voglio che tu abbia la felicit che non ho
avuto io.
Mamma, di che si tratta?
Io sono sempre stata contraria ai matrimoni forzati. So bene
come vanno a finire queste cose. Per, lascia che ti dica, bambina
mia, che tu stai battendo la strada sbagliata. In primo luogo,
Fishel  un giovane a posto... sensato, e un buon commerciante.
Non si trovano tutti i giorni, tipi come lui. E in secondo luogo,
suo nonno  pieno di soldi fin qui, e un giorno, anche se gli
auguro di campare cent'anni, Signore Iddio, andr tutto a Fishel.
Mamma, puoi pure levartelo dalla testa. Non lo sposer.
Almeno lasciami finire. Immagino tu ti sia fatta l'idea di appartenere
a una famiglia ricca. Purtroppo, sbagli. Tuo padre ha
un po' di rubli, appena quanto basta per essere al sicuro. Ma
non toccherebbe mai quel denaro se non in caso di assoluto bisogno.
Tu sei una ragazza senza dote, e di poca salute, per di pi.
Ecco come stanno le cose. Ti ho detto tutto, adesso.
Non capisco che cosa tu voglia da me, mamma.
Tuo nonno  ostinato come un mulo. Ha gi dato ordini a
Koppel di non pagarci pi il nostro assegno mensile. Giura che
non ci lascer pi un centesimo nel suo testamento. E gli si pu
credere. Finiremo sul lastrico. Tuo padre, non occorre che te lo
dica, non  certo in grado di guadagnarsi il pane. Tutto quel che
sa fare  mangiare e dormire. E io sono una donna malata... pi
malata di quanto tu immagini. Lo sa il cielo per quanto tempo
riuscir ancora a trascinarmi.
Mamma!
Non m'interrompere. Di tuo zio Abram, non parlo. Personalmente,
lo trovo un uomo intelligente, e gli sono affezionata.
Ma non  persona su cui si possa contare. Ha reso infelice sua
moglie, e non  certo una benedizione per quell'altra... come si
chiama?... Ida Prager. Le sue figlie non hanno un soldo. E adesso
si  attaccato a noi. Vuol servirsi di noi per far dispetto a tuo
nonno.
Non voglio che parli male di lui. Io gli voglio bene.
Anch'io gli voglio bene. Ma questo non c'entra. Quell'uomo
 una chiave che ha girato nel verso sbagliato, un ficcanaso che
s'immischia in affari che non gli riguardano. E questo nuovo arrivato...
com' che si chiama?... Asa Heshel, non  che mi abbia
fatto una grande impressione. Non voglio pi vederlo in questa
casa, hai capito? Lo metto alla porta.
Non viene pi.
Tu sei una ragazza povera, non lo dimenticare.  vero, non
sei troppo brutta. Dio ti preservi. Ma non si  sempre giovani e
sempre belli. Appena volti la testa, Fishel te lo soffiano via, e tu
come resterai?
Me lo soffiassero via anche oggi, per quel che me ne
importa!
E tu come resterai, torno a dire? Specie senza una dote. Tuo
nonno non ti dar pi un soldo.
Non ne ho bisogno, dei suoi soldi.
Cambierai idea, ragazza mia. Ce ne sono state tante altre,
come te. Quando eri in sanatorio, che il Signore ti preservi d'ora
innanzi, ci cost centinaia e centinaia di rubli. Dio sa se voglio
spaventarti, ma quando si hanno i polmoni delicati, non si pu
mai esser sicuri.
Morir. Pazienza!
Ah, Hadassah, tu m'immergi un coltello nel cuore! Non credere
che non ci abbia riflettuto. Passo le notti sveglia, sempre
pensando a questo. Chi pu esserti pi amico di me! Tu sei in
pericolo, credimi, in gran pericolo.
Oh, mamma, finiscila di affliggermi. Non sono ancora morta.
E te lo dico una volta per tutte: non sposer Fishel.
 la tua ultima parola?
S.
Va bene. Possa il Signore stendere su di te le sue braccia
misericordiose! S,  proprio vero quel che si dice: i figli sono
dei nemici. Nemmeno tuo padre era di mio gusto, quando ero
ragazza. Ma quando mia madre, riposi in pace, pianse ed implor
le dissi: "E va bene, portatemi al baldacchino". No, i figli di oggi
hanno una pietra al posto del cuore. E va bene. Star zitta. Ma
tuo padre no. Non avremo pi da mangiare.
Mi metter a lavorare.
Sicuro! La mia bella signorina si mette a lavorare! Sciocca,
se non puoi alzare un dito!  gi un miracolo che tu sia viva. Se
non ti avessi assistita giorno e notte non riusciresti neanche a
stare in piedi. Tu hai bisogno di una vita comoda. Hai bisogno
di denaro. Se muoio, tuo padre ti porter in casa una matrigna
prima ch'io mi sia freddata.
Lasciami in pace! Hadassah si copr la faccia con le mani.
Va bene. Me ne vado. Un giorno ti ricorderai di quel che ti
ho detto. Ma sar troppo tardi.
Usc, richiudendosi dietro la porta. Non appena se ne fu andata,
Hadassah balz fuori dal letto. And al tavolo, prese il diario,
pens un momento, poi lo ripose nel cassetto. Spense la luce,
e rimase l, al buio. Attraverso la finestra vedeva cadere
pesanti fiocchi di neve che il vento spingeva contro le impannate.
...
CAPITOLO SECONDO.

1.

Asa Heshel aveva cessato da qualche tempo le sue visite trisettimanali
ad Hadassah. Le parole di Meshulam Moskat, secondo
cui la ragazza stava per sposarsi ed era sconveniente che continuasse
a dar lezioni, lo avevano spaventato. Diverse volte aveva
pensato di telefonarle, ma le difficolt di quello strumento, cos
nuovo per lui, lo avevano scoraggiato. Se ne stava a letto nella
sua stanza in casa di Gina fino al tardo pomeriggio. Ogni sera la
casa era piena di ospiti e di visitatori. Udiva porte che si aprivano
e si chiudevano, lunghe conversazioni al telefono, Broide e
Lapidus nelle loro eterne discussioni, ragazze che cantavano canzoni
russe, applausi. Gina lo aveva invitato diverse volte a unirsi
a loro in salotto, ma lui aveva sempre trovato qualche scusa per
rifiutarsi. Che figura avrebbe fatto, in mezzo a quella gente sofisticata,
nel suo costume chassidico? Si era comprato un colletto
floscio e una cravatta di seta nera, ma con quella roba addosso
gli giungeva la musica fragorosa del fonografo, le risate, le grida;
le sagome che vedeva passare avanti e indietro attraverso la
porta a vetri della sua stanza, lo agitavano; aveva l'impressione
che tutti sapessero che lui una sola cosa aveva in mente:
Hadassah. Era di questo che stavano ridendo.
Balz a sedere sul letto. Che cosa gli stava succedendo? Perch
sprecava il suo tempo in queste fantasie oziose? Era venuto
a Varsavia per studiare, non per almanaccare sull'amore. Ah, come
invidiava i filosofi antichi, gli stoici, che nessun dolore poteva
turbare, o gli epicurei, ch'erano capaci di continuare a mangiare
il loro pane ed a bere il loro vino anche mentre gli bruciava la
casa! Lui non sarebbe mai riuscito a raggiungere quelle vette.
Ma i suoi pensieri tornavano continuamente a tormentarlo. Non
riusciva a pensare ad altro: Hadassah, la sua stanza, i suoi libri,
suo padre, perfino Shifra, la domestica. Avesse almeno saputo
se anche lei pensava a lui! O non lo aveva, invece, del tutto dimenticato?
Avrebbe tentato di telefonarle... O magari le avrebbe
scritto una lettera. Si alz, accese la lampada, e sedette al tavolo
per scrivere ad Hadassah. Ma dopo le prime righe lasci cadere
la penna. Che senso aveva? Non avrebbe pregato nessuno, lui;
sarebbe morto, piuttosto. Quando si addorment era quasi giorno.
Si alz tardi, gli doleva la testa.
Si vest e usc per comprarsi un paio di panini e un po' di formaggio,
quindi torn nella sua stanza. Sfogli un libro di geografia,
una grammatica russa, una storia mondiale. L'occhio gli cadde
su una frase a proposito di Carlomagno, fondatore del Sacro Romano
Impero. L'autore ne parlava come di un grand'uomo, difensore
della Chiesa, un riformatore. Asa Heshel scosse la testa.
Quanto pi il tiranno  crudele, tanto pi ha l'ammirazione
del mondo, disse tra s. L'umanit ama gli assassini.
Cerc di scacciare ogni altro pensiero e di proseguire nello
studio. Ma la sua mente continuava a vagare. Che razza di mondo
era questo, dove gli assassinii, le spoliazioni, le persecuzioni erano
all'ordine del giorno, e nel tempo stesso l'aria era piena di frasi
come giustizia, libert, amore? E lui, che cosa faceva? Stava l a
ponzare su libri da scuola elementare, sperando che un giorno,
magari fra dieci anni, sarebbe riuscito a prendersi il diploma. A
questo si erano ridotti i sogni della sua giovent? Che cos'altro
era se non un povero zero, pieno di nozioni futili e incoerenti.
Si alz e si accost alla finestra. Trasse di tasca il suo orologio
di nichel; erano le tre e mezzo, ma gi stava scendendo il crepuscolo
invernale. Nel cortile su cui affacciava la finestra v'era un profondo
silenzio. Dal rettangolo di cielo che poteva scorgere tra i
tetti che lo circondavano, cadeva una neve leggera. Un corvo si
era posato su una banderuola in cima al tetto di fronte; contro il
cielo lattiginoso assumeva un colore bluastro. Sembrava guardare
alle vaste lontananze di un altro mondo. Sull'orlo del tetto, lungo
la grondaia, camminava cautamente un gatto. Gi in basso, nel
cortile, una mendicante china sopra una cassa, un sacco sulle spalle,
rimestava con un uncino tra le immondizie. Tir fuori un paio
di cenci e li cacci nel sacco. Alz una faccia logora e emaciata
verso le finestre e cant con voce esile: Compro stracci!Compro
ossi. Ossi, ossi!
Asa Heshel appoggi la fronte contro il vetro. Una volta, pens,
anche lei era stata giovane, e il bue di cui comprava le ossa era
stato un vitello che trotterellava per i sentieri di campagna. Il tempo
trasforma tutte le cose in rifiuti, Nessuna filosofia avrebbe potuto
cambiare questo fatto.
Si allung sul letto e chiuse gli occhi. Anche Hadassah sarebbe
diventata vecchia. Sarebbe morta, e avrebbero trasportato il suo
cadavere al cimitero; il lungo corteo funebre sarebbe sfilato per
via Gensha. E se poi il tempo non esisteva, ella era un cadavere
gi ora. E qual era, allora, il senso dell'amore? Perch lui doveva
struggersi per lei? Perch doveva affliggersi che andasse sposa di
Fishel? Egli doveva acquistare l'indifferenza di uno yogi ind.
Entrare nel Nirvana ancora da vivo.
Cadde in una sorta di dormiveglia. Lo squillo acuto del campanello
lo riscosse. Cess, poi, dopo, un momento, ricominci. Di
nuovo vi fu silenzio, poi ud bussare alla sua porta. Si alz dal
letto. Doveva esser caduto in un sonno profondo, si sentiva le
gambe intorpidite. Gli pareva come se il soffitto si sollevasse e
le pareti si allontanassero da lui. Vide due sagome dietro i vetri
della porta. Sapeva di dover dire qualcosa, ma non gli venivano le
parole. Finalmente disse forte: Sono qui!
La porta si apr e Gina mise dentro la testa. C' una signorina
che chiede di lei, disse. Pu entrare?
Si fece da parte, ed entr Hadassah. Portava una giacca allacciata
con alamari, un berretto di velluto, e calzerotti di lana sopra
le calze. Aveva le guance arrossate dal freddo. Aveva ancora le
spalle disseminate di fiocchi di neve. Portava una borsa nera e
un piccolo libro con la copertina rossa. Rimase appena di qua
dalla soglia, finch Gina non chiuse la porta.
Disse in polacco: Mi guarda come se non mi riconoscesse.
Certo che la riconosco, Hadassah.
Lei stava dormendo. L'ho svegliata.
No, no... Soltanto non mi aspettavo...
Perch non  pi venuto da me? Pensavo fosse ammalato.
No, non ero ammalato. Si sieda, prego.
L'ho aspettata per le sue lezioni, ma lei  scomparso. Zio Abram
mi ha dato il suo indirizzo.
Rimasero per un momento in silenzio. Lui sapeva che questa
visita di Hadassah era una cosa fuori dell'ordinario, ma non riusciva
ancora ad afferrarne il significato.
Ho pensato che forse l'avevo offesa, o qualcosa del genere,
ud che lei diceva.
Oh, no, come potrebbe offendermi?
Dato che non aveva nemmeno telefonato.
Mi era stato proibito di venire da lei, disse Asa Heshel.
Chi glielo ha proibito?
Suo nonno. Non che me l'abbia proprio proibito, ma mi ha
detto che lei doveva sposarsi.
Oh, niente affatto! Si sedette sull'orlo di una sedia, si tolse
un guanto, poi se lo rimise. Forse lei ha da fare, disse, dopo
un silenzio.  meglio che me ne vada.
Rimanga, la prego.
A parte le lezioni, pensavo di poterla considerare un amico.
Ogni giorno domandavo a Shifra se lei aveva telefonato. Anche
zio Abram aveva chiesto di lei.
Che cos' quel libro? domand Asa Heshel, come per cambiare
discorso.
Victoria, di Knut Hamsun.
Un romanzo?
S.
Di nuovo cadde il silenzio. Poi Hadassah riprese: Vedo che si
 messo a studiare da solo.
Che cos'altro potrei fare? Ma temo che non ce la far... Gli
esami, i libri di testo... Sono troppo vecchio.
Ma non deve rinunciare.
Perch? A che scopo? Tanto vale rassegnarsi.
Lei  troppo pessimista. La capisco, perch anch'io sono
molto malinconica. Mi sono tutti contro... mio nonno, pap,
perfino la mamma.
Che cosa vogliono da lei?
Lo sa bene. Ma io non posso.
Fece per aggiungere qualche altra cosa ma si trattenne. Si accost
alla finestra. Asa Heshel le si avvicin e rimase accanto a
lei. Fuori v'era la luce violacea del crepuscolo. La neve cadeva
lentamente. Le finestre di fronte erano illuminate. S'udiva un debole
rumore, che in certi momenti sembrava il sibilo del vento, in
altri lo stormire di una foresta. Asa Heshel trattenne il respiro e
chiuse gli occhi. Ah, se il sole si fosse fermato nel cielo, come si era
fermato per Giosu, e quel crepuscolo fosse durato per sempre, e
loro due, lui e Hadassah fossero potuti restare alla finestra, vicini
per l'eternit!
Guard verso di lei e sorprese i suoi occhi che lo guardavano.
Il suo volto si confondeva nella penombra. Quegli occhi affondati
nell'ombra lo fissavano, spalancati. Parve ad Asa Heshel di aver gi
vissuto tutto questo. Ud la propria voce che diceva: Ti amo
tanto.
La ragazza ebbe un fremito. Qualcosa si mosse nella sua gola,
come se ella inghiottisse.
Anch'io, rispose. Fin dal primo momento.

2.

Hadassah era andata via. Era buio, ma Asa Heshel non aveva
acceso la luce. Giaceva sul letto, vestito, gli occhi sbarrati fissavano
il buio, rotto di quando in quando da passeggeri riflessi di
luce che si spostavano sul soffitto e si perdevano negli angoli della
stanza. Era proprio vero, quel che era successo? O non era che
un sogno? E che differenza faceva? Tutta la realt, secondo Berkeley,
non era forse una percezione della mente divina? Ah, che
sciocchezze! C'erano due persone, un uomo e una donna, ed erano
innamorati l'uno dell'altra. Si sarebbero sposati, si sarebbero baciati
e abbracciati e avrebbero avuto figli. No, tutta quella storia
non era che una follia. Suo nonno non lo avrebbe mai permesso.
Magari lei era gi pentita di ci che era accaduto. Ma le parole
che aveva detto non avrebbe mai pi potuto ritirarle. Erano gi
parte della storia del cosmo.
Si ud bussare alla porta, poi di nuovo. Gina fece capolino. Alla
luce del corridoio riconobbe la sua pettinatura, le trecce attorcigliate
attorno al capo come una corona, e cosparse di pettinini.
I suoi lunghi orecchini luccicanti.
Asa Heshel, dorme?
No.
Che c'? Perch non ha risposto quando ho bussato? Perch
sta l a letto, al buio? Solo perch una signorina viene a trovarla,
lei perde la testa? A dir la verit, non posso criticarla.  una bella
ragazza. Posso accendere la luce?
S, prego.
Gina premette l'interruttore, e Asa Heshel si tir su a sedere.
Per un momento rimase accecato dalla luce, e si strofin gli occhi.
Gina restava l, appoggiata al pomo del letto.
Mi dica, caro ragazzo, ha intenzione di mangiare, oppure oggi
 una delle sue giornate di digiuno?
Certo che mangio. Che cosa le fa pensare...
E dove conta di mangiare? Voglio che lei prenda i suoi pasti
qui. Magari gradirebbe qualcosa adesso, subito. Un po' di pane e
burro, con del formaggio, o uova.
La ringrazio, ma non ho fame.
Com' possibile che non abbia fame? Sono ore ed ore che non
esce da questa stanza. Mi scusi se m'immischio nella sua vita privata,
ma potrei essere sua madre.
Davvero, non ho fame.
Allora, per favore, si alzi e venga di l con me. Non ha nemmeno
visto la mia stanza da pranzo, ancora. I miei pensionanti
sono tutti fuori; nessuno la disturber. Come vede, io non sono
una ragazza, e perci non ha nulla da temere.
Si alz dal letto, si aggiust il colletto, e la segu per il lungo
corridoio, nella stanza da pranzo. Sedette, Gina usc e poco dopo
torn con un vassoio con delle focacce ed una fiasca di acquavite.
Prenda un pezzo di focaccia e un po' d'acquavite, prima di lavarsi
le mani per mangiare, disse. O se preferisce mangiare
senza lavarsi le mani, va benissimo anche cos. La beva pure
tranquillo, quest'acquavite.  dolce, non forte, un'acquavite per
signore.
Asa Heshel mormor dei ringraziamenti. Gina gli vers un po'
d'acquavite in un bicchiere; lui prese un pezzo di focaccia.
Mormor qualcosa muovendo le labbra, se la formula rituale di preghiera,
o un cortese alla salute, Gina non avrebbe saputo dire.
Usc di nuovo, e torn con un piatto di burro, del formaggio, e un
cestino di panini.
Un vecchio orologio dal lungo pendolo e i pesi dorati emise un
rauco rumore, quindi batt le nove. Gina guard il quadrante.
Sono soltanto le nove, disse. Pensavo fosse molto pi
tardi. Ohim, me ne sto qui, tutta sola, e le ore volano. A proposito,
chi era quella signorina che  venuta a trovarla? Giurerei
che era la figlia di Nyunie Moskat.
S, era lei.
Ne ho sentito tanto parlare, ma non l'avevo mai vista. Si immagini
che Abram, suo zio,  innamorato di lei. Ma proprio innamorato
sul serio.
Asa Heshel inghiott un boccone di cibo con un moto convulso.
Suo zio Abram! Impossibile!
Quando avr gli amici che ho io, vedr che tutto  possibile.
Dovrebb'essere un segreto, ma lo sanno tutti. Si immagini un po'.
Un vecchio caprone come quello!
Ma se ha moglie!
Avere moglie non fa differenza, per Abram. Non  un uomo,
 un vulcano! Naturalmente non potrebbe sposarla... Anche se
ottenesse il divorzio, non glielo permetterebbero. Ma se non pu
sposarla lui, non deve sposarla nessun altro. Ho sentito che le
propongono una quantit di matrimoni, ma lui fa di tutto per mandarli
a monte.
Ma perch?
 geloso come un gatto rosso. Come mai le permetta di essergli
amica, non riesco a capirlo. Come ha fatto a sapere il suo
indirizzo?
Gliel'ha dato Abram.
Vede! Dietro a tutto c' sempre Abram. Ha un suo modo d
manovrare le cose. Domina tutti, in quella casa, Nyunie, Dacha,
Hadassah. Non fanno niente senza di lui. Li ha ipnotizzati tutti.
Asa Heshel apr la bocca per dire qualcosa, ma le parole vennero
a mancargli. D'un tratto vide tutto doppio: Gina, la lampada,
la stufa con le sue cornici dorate, la pendola. Cerc di prendere
un panino, ma la sua mano si chiuse sul vuoto.
Se non sbaglio, le dava delle lezioni, no? disse Gina.
S.
Se non le  comodo andare a casa sua per le lezioni, magari
potrebbe venire qui lei. Ma non se ne innamori. Prima di tutto 
debole di polmoni;  stata parecchi mesi in sanatorio. E in secondo
luogo, Abram la sbranerebbe. O magari, adesso che ci penso, 
proprio quel che vuole. Ha un modo cos folle di architettare le
cose. Mi creda, le dico tutto questo senza nessun motivo recondito.
Sono cose che non mi toccano. Parlo tanto per parlare. Mi
sento cos sola, e cos triste, che se morissi in questo momento
non me ne importerebbe nulla.
Oh, no!  ancora cos giovane ed in gamba!
N cos giovane, n cos in gamba. Io non so che cosa dica
la gente di me, non cose belle di certo, ma le assicuro che sono
esattamente l'opposto di Abram. Lui si innamora di chiunque, pur
che porti una sottana. Mentre io posso amare una persona soltanto.
Se fossi capitata nelle mani di un uomo come si deve sarei
stata una moglie fedele. Ma mia madre, riposi in pace, voleva vedermi
sistemata ad ogni costo. Forse lei lo sa gi, io sono la figlia
del rabbino di Bialodrevna.
S, lo so.
 una lunga storia. Se volessi raccontargliene la millesima parte
dovrei star qui sette giorni e sette notti. Ma perch affliggerla con
la mia tragedia? Lei  ancora un ragazzo. Ho penato con mio marito
Akiba ben undici lunghi anni. Non l'ho mai amato, che Dio
non mi punisca se dico questo. L'ho odiato fin dal primo giorno.
Conoscevo Hertz Yanovar fin da bambina. Suo padre era il capo
della yeshivah, nella mia citt. Ma perch le racconto queste cose?
Non lo so... la mia mente vaga di qua e di l. Ah, s, voglio farglielo
conoscere. Ha qualcosa da fare, stasera?
No, niente.
Le farebbe piacere venire con me a fargli visita? Gli ho parlato
di lei, ed  ansioso di conoscerla. Se crede, potremmo prendere
una slitta. Non dica di no; il tragitto sar piacevole, e mi rianimer
un po'. Magari la far ridere, ma vorrei avere la sua opinione
su di lui. Mi sento cos smarrita che non capisco pi nulla. Non c'
fretta. Finisca di mangiare con comodo. La serata sta appena
cominciando, l.  un vero nottambulo, lui.
Gina rise, gli occhi pieni di lacrime. Si alz e usc. Asa Heshel
l'ud nella stanza attigua singhiozzare e soffiarsi il naso.

3.

Hertz Yanovar abitava in un appartamento in via Gnoyna, in
un grosso blocco di case con cortili interni. Le scale erano buie, e
Gina continuava ad accendere fiammiferi per illuminare il cammino.
L'appartamento era al secondo piano. Senza suonare n bussare,
spinse la porta ed entrarono. Il corridoio era quasi al buio,
illuminato soltanto dal pallido bagliore di una lampada a nafta accesa
in cucina. Una servotta bassa e ben piantata, con rosse guance
da contadina e grosse gambe nude, stava lavando i piatti.
Quando vide Gina, venne sulla porta e si mise un dito alle
labbra.
C' Hilda? disse Gina con una smorfia di malumore.
Ssssst. Il signor Yanovar mi ha detto di non far entrare
nessuno.
Di che cosa ha paura? Gli spiriti non scapperanno mica,
disse Gina arrabbiata. Si tolse il palt e il cappello.
Spero che lei non si spaventi facilmente, disse Gina volgendosi
ad Asa Heshel. Il mio professore si balocca con lo spiritismo.
Sa di che si tratta, vero?
S. Ne ho letto qualcosa. Si evocano gli spiriti dei morti.
 solo un mucchio di scempiaggini, ma che cosa posso farci?
Tutti i geni hanno un ramo di pazzia. Dimmi, Dobbie, si volse
alla ragazza, chi c'?
Finlender, Dembitzer, Messinger, e quella l... Hilda. Ah, s,
c' anche il signor Shapiro.
Abram! Pensa un po'!
Asa Heshel trasal. Forse  meglio che me ne vada. Buona
notte. Diede un'occhiata al suo palt e cappello che aveva appeso
all'attaccapanni.
Che cosa le prende? Dove scappa? Un bel cavaliere! esclam
Gina. Mi vergogno di lei.
 meglio che torni a casa.
Forse il signore ha paura dei morti, sugger la domestica.
No, non dei morti, rispose Asa Heshel.
Non sia ridicolo, allora, disse Gina con impazienza. Lo prese
per un braccio, e lo trasse verso una porta a vetri ghiacciati. L'aperse,
e i due si trovarono in una vasta camera con la carta da parati
a brandelli e il soffitto annerito. Una lampada da terra, accesa,
coperta con un fazzoletto rosso, diffondeva un bagliore rossastro,
come la luce della stanza di un malato. Al centro, intorno a
un piccolo tavolo quadrato, sedevano cinque uomini e una donna.
Tenevano le palme appoggiate sul tavolo, e stavano in perfetto
silenzio. Il primo che alz il capo a guardare i nuovi arrivati fu
Abram, che era seduto di fronte alla porta. Aveva la barba scompigliata
e la faccia al riflesso della lampada, rossa come un tizzone.
Fece un cenno di saluto vagamente beffardo e si port un dito alle
labbra. Alla sua destra sedeva un uomo piuttosto piccolo con il
mento aguzzo e una vasta fronte increspata. Aveva l'espressione
colpevole di un ragazzo colto in fallo. I capelli, che gli cominciavano
da met della testa in poi, gli ricadevano incolti sul collo. Portava
un cravattone di seta nera a fiocco. Asa Heshel aveva visto
la sua fotografia in casa di Gina. Era Hertz Yanovar.
A sinistra di Abram sedeva una donna con lunghi capelli neri,
la fronte ovale e la faccia triangolare che terminava con un lungo
mento. Attorno alle spalle portava uno scialle di seta; un alto colletto
le avvolgeva la gola. Fissava diritto davanti a s con occhi
seri, evidentemente seccata dell'interruzione. Ad Asa Heshel ricord
certe donne nichiliste che una volta aveva visto in fotografia.
C'era un altr'uomo, alto e magro, coi capelli grigio-cenere tagliati
a zazzera, e con grosse borse sotto gli occhi.
Gli altri volgevano le spalle alla porta; Asa Heshel vide che
uno di questi era gobbo.
Uhmm, uhmm... cominci a mormorare Hertz Yanovar, come
un pio ebreo interrotto nelle sue devozioni. Uhmm, uhmm...
Fece un debole cenno con la testa in direzione di Gina.
Di nuovo intorno al tavolo, vedo! disse Gina ad alta voce,
come per provocarli di proposito. Me lo immaginavo, che stavate
chiamando i morti.
Hertz Yanovar scosse il capo con pi violenza e emise dei suoni
inintelligibili.
Piantatela con questa commedia, disse Gina. Non sono
venuta qui per giocare alle streghe.
La medium le gett un'occhiata furiosa e tolse le mani dal tavolo.
Spinse indietro la sedia e si alz. Indossava un abito lungo
e calzava scarpe basse.  inutile, disse forte. Lasciamo
stare!
Gli altri tolsero le mani dal tavolo e cominciarono a guardarsi
attorno, a parlare, ad aggiustarsi il colletto, come studenti al termine
della lezione. Abram si alz, batt le mani, e corse verso i
nuovi arrivati come non avesse atteso altro per tutta la sera e non
vedesse l'ora di festeggiarli. Gett le braccia al collo di Gina e le
accost la guancia contro la sua, poi afferr Asa Heshel per le
spalle.
 un caso di telepatia! grid. Oppure  stato il profeta
Elia a guidarti qui! Sono giorni e giorni che ti cerco!
Gina, hai rovinato tutto! disse Hertz Yanovar in tono petulante.
Diede un'occhiata supplichevole alla medium, come a scusarsi,
quindi si accost a Gina. Asa Heshel not che portava calzoni
di velluto e babbucce con pompon. Dico sul serio, Gina
cara, continu, in un tono tra la tenerezza e il rimprovero. Avevi
detto che non saresti venuta.
Dunque non dovrei pi venire! esclam Gina. Non aver
paura, gli spiriti non scapperanno! E se un certo spirito si sente
offeso, e decide di non mettere pi piede qui dentro, non pianger
certo! soggiunse, gettando un'occhiata sprezzante verso la medium.
Io vado, professore, disse la medium, asciutta. Buona
notte.
Gina! Hilda, non se ne vada, la prego, implor Yanovar,
volgendosi prima all'una poi all'altra. Con gesti rabbiosi Hilda
stava raccogliendosi sul capo i lunghi capelli e infilzandovi forcine.
Perch queste discussioni?  una cosa seria! Siamo in cerca di
nuove verit... E tu... Ahi, ahi! Che disastro! Eravamo qui da
appena cinquanta minuti. Altri dieci minuti e il tavolo avrebbe
cominciato a rispondere. Avresti almeno potuto aspettare un
momentino.
Aspettare? Aspettare che cosa? Perch? Ogni volta che vengo
qui tu, o non fai che parlare di queste sciocchezze sugli spiriti,
o fai ballare il tavolo! Voglio farlo in mille pezzi, questo maledetto
tavolo, cos la farai finita una volta per tutte.
Una tigre! Non una donna, una tigre! esclam Abram
sentenzioso.
Buona notte, professore, ripet la medium; gli tese le sue
lunghe dita dalle unghie ben curate.
Buona notte, buona notte... La prego, non se ne vada! disse
Yanovar agitatissimo. Dimmi, Gina, continu, chi  questo
giovanotto?
Ti ho parlato di lui. Asa Heshel Bannet. Il mio nuovo
pigionante.
Salute. Piacere di conoscerla. Questa  Hilda Kalischer. Questo
 il dottor Messinger, disse, indicando l'uomo alto con la
zazzera e le borse sotto gli occhi. Questo  Finlender, e questo 
Dembitzer. Ho sentito parlare di lei. Suo nonno, se non vado errato,
 il rabbino di Tereshpol Minor. Un saggio. Questa faccenda
del tavolo non  una sciocchezza, gliel'assicuro. Alcuni dei pi
grandi scienziati ci credono. Lombroso, per esempio, l'idolo di tutti
i materialisti...
Professore, io devo andare, ora, disse la medium con
decisione.
Che cosa posso fare? Se proprio deve andare, vada. Ma, la
prego, mi telefoni. E non si offenda, per favore. Gina non fa sul
serio. Soltanto  molto nervosa.
Non  il caso che ti scusi per me, lo interruppe Gina. E
lascia stare i miei nervi. Se senti tanto la mancanza della signorina
Kalischer, perch non vai con lei?
Ma Gina, vuoi proprio metterti a litigare sul serio! disse
Abram, scuotendo un dito in un gesto d'ammonimento.
Io faccio tutto sul serio. Non sono una commediante come
certa gente.
Con un grido soffocato, Hilda Kalischer si slanci fuori della
stanza, rovesciando una sedia. Torcendosi le mani, Hertz Yanovar
le corse dietro con le sue corte gambette. La porta a vetri si richiuse
con fracasso. Dal corridoio si ud singhiozzare. Il gobbo
trasse un pettine dal taschino e cominci a pettinarsi, guardando
Gina stizzosamente. Era quel tale ch'era stato presentato ad
Asa Heshel come Finlender. Dembitzer, un omaccione dall'aria
goffa, con una grossa faccia carnosa piena di nei, prese di tasca un
pacchetto di cartine da sigarette ed una borsa di tabacco; con gesti
esperti cominci ad arrotolarsi una sigaretta.
Eh, le donne! esclam allegramente, strizzando l'occhio ad
Abram. Che razza! Si chin e rialz la sedia che Hilda, nella
sua fuga, aveva rovesciato.
L'unico rimasto a sedere, come indifferente a tutto, era il dottor
Messinger. L'alta e smilza figura sembrava congelata. Teneva le
braccia penzoloni. I suoi piccoli occhi guardavano verso la finestra,
oltre le tende, a una remota lontananza, del tutto dimentico
di ci che stava accadendo nella stanza.
Messinger, ti sei addormentato? gli grid Abram.
E Messinger, in un yiddish germanizzato, rispose: Ja! Nein!
Um Gotteswillen, fammi il piacere di lasciarmi in pace!

4.

Follia! Insensatezza! disse Abram, tra s ed ai presenti in
generale. Che cosa t'importa, Gina, se i ragazzi si divertono un
po'?
Mi importa, e molto! Le persone intelligenti devono dedicarsi
a cose sensate, non baloccarsi con queste ciarlatanerie, come un
mucchio di donnette.  una vergogna. E poi non voglio quella
donna tra i piedi! Adesso glielo dico a Hertz! O lei o me. Non
voglio pi vederla, quella sfacciata, qui dentro.
La porta si apr ed Hertz Yanovar ricomparve. La sua piccola
faccia era pallidissima; l'alta fronte imperlata di sudore. Guard
Gina con occhi tristi, le labbra piegate in gi, come fosse sull'orlo
delle lacrime. Che vergogna, Gina, disse. Farla scappare cos!
Che vergogna!
Te l'avevo detto che saremmo arrivati a questo, un giorno o
l'altro.  tutta colpa tua. Prima l'ipnotismo, poi la scrittura automatica,
e adesso ti metti a tirar fuori gli spiriti dalla manica. Stanimi
a sentire, Hertz. Ne ho passate tante, per causa tua, ma c'
un limite a tutto. Sono io, quella che viene messa alla gogna come
se fossi una puttana. Non ne posso pi, capisci! Quella donna mi
fa venire il voltastomaco. O te ne vai con la tua bella medium e
passi il tempo a fare la magia nera, o ti metti seriamente a dedicarti
al tuo lavoro. Io non ne posso pi.
Chin la testa, si copr la faccia con le mani e cominci a piangere.
Abram trasse di tasca il suo fazzoletto di seta e glielo porse.
Messinger si alz dalla sedia e si erse in tutta la sua statura.
Buona notte, professore, disse. Adieu.
Non se ne vada, la prego, disse Hertz. Sono cose che succedono.
Speravo che lei ci avrebbe fatto qualche esperimento.
Non questa sera. Non sono nella disposizione adatta. Au
revoir. Se ne usc a gran passi.
Penso che far bene ad andarmene anch'io, disse Dembitzer.
Perch scappate via tutti? disse Gina. Prese il fazzoletto di
Abram e si soffi il naso. Voi non c'entrate.  tutta colpa mia.
 mia la colpa... di tutto.
Corse fuori della stanza, lasciando che la porta si richiudesse
fragorosamente dietro di lei.
Non so proprio, sospir Yanovar.  solo un fatto di nervi,
nient'altro.  anche vero che le ragioni non le mancano. Sempre
in mezzo ai guai... Usc per raggiungerla.
 soltanto isterismo, osserv Finlender.
Macch isterismo, disse Dembitzer, arrotolandosi una sigaretta.
Altro che isterismo.  gelosa... E non senza ragione.
Hai sentito, Asa Heshel? disse Abram. Dovunque ti volti,
sono guai, guai, sempre guai! Vieni qui, devo parlarti. Faremo
meglio ad andarcene, credo. Quei due faranno la pace, senza di
noi.
Benissimo. Andiamo pure.
Uscirono nel corridoio. Abram indoss il suo lungo palt dal
collo di zibellino e l'alto berretto di pelliccia. Agganci l'ombrello
al braccio e accese un sigaro. Asa Heshel indoss il suo palt, e
entrambi uscirono in strada. Abram fiut l'aria. Fa un bel gelo,
disse. Ognuno si rende ridicolo a modo suo, riprese dopo che
ebbero fatto pochi metri. Uno corre dietro al denaro, un altro
corre dietro alle donne, e un terzo fa le boccacce agli spiriti. Be',
vadano tutti al diavolo. Cambiamo discorso. Dimmi,  venuta a
trovarti, Hadassah?
S.
Quando?
Oggi.
E che cosa ti ha detto? Di che cosa avete parlato?
Continuer a darmi lezioni. A casa mia.
 piuttosto gi, eh?
Un po' pallida.
La vita di quella ragazza  una tragedia, credimi. Tutta la famiglia
le sta addosso. Cercano di persuaderla a sposare un collotorto,
un verme, che non mira altro che alla sua dote. Che  degno
di diventare il marito di Hadassah come io di diventare
rabbino capo. La ragazza non pu sopportare neanche la sua
vista. Ma l'usciere di suo padre, un leccapiedi, un ipocrita, il cane
pi rognoso di Varsavia,  lui che  diventato il giudice e l'arbitro
della famiglia. E poi hanno anche quell'altro, ad aiutarli,
Zeinvele Srotsker, quel bel campione, con la sua ernia che gli trascina
per terra. E sono tutti, non uno escluso, contro quella povera
bambina. Mi fa venire una rabbia, ti dico, che non so che cosa
mi trattenga dal correre da quel vecchio bastardo e rompergli le
ossa.
Abram alz l'ombrello e cominci ad agitarlo furiosamente
nell'aria.
Ma non capisco, disse Asa Heshel. Mica potranno trascinarcela
per forza, al baldacchino.
Che? Quella gentaglia pu fare qualunque cosa. Hadassah,
praticamente,  nata sotto i miei occhi. Le voglio bene come fosse
mia figlia. Suo padre, quel Nyunie,  un disgraziato, un citrullo,
un idiota. Al solo pensiero di suo padre si mette a tremare. Il vecchio
minaccia continuamente di diseredarlo. Sono trent'anni che
tiene l'intera famiglia sotto il terrore. Quegli scemi maledetti si
sono messi in testa che gli lascer un mucchio di milioni. Io lo so
come li lascer, li lascer con un palmo di naso. Preferir buttarli
nella Vistola i suoi soldi piuttosto, che il diavolo se lo porti. Ma
sono tutte chiacchiere inutili.  gi andato dal rabbino di Bialodrevna.
Hanno gi stipulato gli accordi preliminari. Non te l'ha
detto, Hadassah?
S, mi ha detto qualcosa del genere.
Devo dirti che tu le hai fatto una grande impressione. Una cosa
eccezionale. Non riesco a spiegarmelo io stesso. Piff paff! Che
tu sia un ragazzo intelligente e compto, questo lo vedo anch'io.
Ma le ragazze ci vedono anche qualche altra cosa, in un giovane.
Ti parler francamente... e tu dovrai dirmi la verit. Che ne pensi
di lei? Piace... o no anche a te?
Mi... mi piace molto, articol Asa Heshel, reprimendo a
stento il battito dei denti.
Via, non  il caso di vergognarsi. E non tremare! O trema
pure, se vuoi. Secondo me, te lo dico francamente, non si dovrebbe
neanche parlare di matrimonio, per ora.  una ragazza delicata...
un fiore di serra. Una mano rozza che la tocchi, e perir. E piuttosto
che vederla cadere nelle zampe di quel tanghero di Fishel, e
di suo nonno, lo strozzino, preferirei vederla morta! Penserai che
sono pazzo; ma ti ripeto, preferirei seguire la sua bara al cimitero,
piuttosto che danzare a un matrimonio come quello.
Abram si ferm, comprimendosi il fianco sinistro. I suoi occhi
si addolcirono e si orlarono di lacrime. Anche Asa Heshel si
sent gli occhi umidi.
Eppure, non c' niente da fare, disse Abram, come parlando
a se stesso.
Oh, io farei qualunque cosa... Qualunque cosa. Anche se sapessi
che la mia intera vita...
S, lo so, ragazzo, lo so. Capisco. Bene, buona notte a te.
Ci vediamo. Alz l'ombrello e fece cenno a una slitta che passava.
Tese la mano e strinse le dita di Asa Heshel. La slitta ripart
veloce, con tintinnio di sonagli. Asa Heshel riprese il cammino con
una strana leggerezza, come si sentisse d'un tratto stranamente
gaio. La sua ombra allungata fuggiva dinanzi a lui. Il vento gelido
lo investiva facendo sventolare i lembi del suo palt. Aveva la
sensazione, non di camminare, ma di volare a incredibile velocit,
come sospinto e travolto verso il suo destino.
...
CAPITOLO TERZO.

1.

Quando Abram sal sulla slitta dopo aver salutato Asa Heshel,
ordin al conducente di portarlo a casa sua, alla Zlota. A met
strada stimol il conducente pungolandolo in mezzo alle spalle
col puntale dell'ombrello e gli ordin di fare dietrofront e di portarlo
alla Stalova, a Praga, dall'altra parte della Vistola. Il conducente
ferm il cavallo e si gratt la testa sotto il berretto. Gli seccava
di fare quel lungo tragitto in una notte cos fredda. Ma voltatosi
a dare un'altra occhiata al passeggero, elegante nella sua
pelliccia, volt la slitta, schiocc la frusta, e grid: Ale, bambina,
forza!
La cavalla si butt al galoppo, sollevando con gli zoccoli sfagli
di neve. La slitta scivolava veloce, sobbalzando e sbandando con
gran tintinnio di sonagli.
Abram si appoggi indietro. Le urla di Hama sarebbero salite
fino al cielo, quando fosse rincasato. L'aveva avvertito che se
avesse passato ancora una volta l'intera notte fuori, avrebbe preso
le due ragazze e se ne sarebbe andata in casa di suo padre. Ma
Abram non poteva resistere alla tentazione di andare a trovare il
suo unico amore, il suo vero amore, Ida, che per lui aveva divorziato
dal ricco Leon Prager, e aveva preso un alloggio in un quartiere
assai modesto, pur di stare vicino a lui, Abram. Al telefono
le aveva detto ogni sorta di scuse per giustificare la sua lunga
assenza, e soltanto il giorno prima le aveva mandato un mazzo di
fiori e una scatola di confetti. Ma Ida non era certo un tipo
da potersi tacitare con regali.
La slitta volt per via Senatorska. L'orologio della torre del
Palazzo di Citt segnava cinque minuti a mezzanotte. Ben presto
la slitta giunse a piazza Zamkovy. A sinistra si ergeva il palazzo
anticamente abitato dai re di Polonia, e attualmente residenza del
governatore generale russo. Al portone erano di guardia sentinelle
col fucile e baionetta inastata. Una sola finestra, a uno dei piani
superiori, era vividamente illuminata. Sulla destra si allungavano
strade in discesa fiocamente illuminate dai lampioni a gas; il cielo
notturno era trafitto qua e l da ciminiere di fabbriche.
Il ponte, che di giorno era percorso da un fitto traffico di carri,
tram, carrozze ed automobili, adesso era quasi vuoto. La Vistola
era gelata, e la neve che la ricopriva ne cancellava anche le rive.
Nella bruma bluastra il paesaggio aveva l'aspetto di una tela dipinta.
Abram non riusciva quasi a credere che soltanto qualche mese
prima scherzava e giocherellava nello stabilimento balneare maschile.
In Praga v'era un sentore di periferia. Aspir il fumo delle
locomotive che fischiavano e sbuffavano nelle due stazioni per le
lontane province russe.
Era quasi l'una quando la slitta si ferm in una viuzza, davanti
a una casa di quattro piani. Abram porse al conducente un rublo
d'argento e rifiut il resto con un cenno. Tir il campanello. Comparve
il portiere, apr il cancello con un'enorme chiave, e fece
un profondo inchino sopra la moneta da venti copechi che Abram
gli mise in mano. Oltrepass due cortili interni ed entr nell'ultimo
edificio, vicino a una stalla da cui s'udiva il nitrire dei cavalli.
Ida aveva il suo appartamento-studio al quarto piano.
Abram sal le scale, fermandosi a ogni piano per riprendere
fiato. Udiva miagolii di gatti e v'era un acre odore di lardo e di
acido carbonico. Si sentiva le gambe pesanti e il polso affrettato.
Aveva cenato al ristorante, quella sera: pesce, oca arrosto e acquavite
e gli pesava ancora tutto sullo stomaco. Ahi, ahi, mi sto ammazzando,
borbott. Se mi vedesse il dottor Mintz, in questo
momento.
Trov il campanello, nel buio. Ud lo squillo acuto. Pens che
avrebbe dovuto attendere a lungo prima che Zosia, la domestica,
venisse ad aprire, ma ud subito i suoi passi. Quando costei vide
Abram, strill:
Pan Abram! Per l'amore di mia nonna,  Pan Abram!
Dorme, la tua padrona?
Non ancora, si accomodi. Che bella visita!
Zosia era sulla trentina, ma sembrava pi giovane. Era vedova
di un sergente morto dieci anni prima in Siberia. Era pi che una
domestica per Ida Prager, era la sua amica e confidente. Ogni volta
che Abram portava un regalo a Ida non mancava di portare
qualcosa anche per Zosia. Era tonda, con un gran seno, una faccia
larga e il naso schiacciato. I capelli biondi erano raccolti indietro
e annodati in due trecce arrotolate sopra le orecchie. Faceva da
cucina, lavava i panni, spazzava, cuciva, rammendava, e sembrava
aver sempre una quantit di tempo a disposizione. Nei momenti
liberi divorava romanzi a dispense, o ponzava su un grosso libro
che dava le interpretazioni dei sogni, e che la notte si teneva sotto
il guanciale. Aiut Abram a togliersi la pelliccia, gli prese il berretto,
e mise via l'ombrello. Abram ansimava, ma non era sossopra
a tal punto da dimenticarsi di darle uno scherzoso buffetto sul
fianco tondo.
Dov' la tua padrona? domand.
Nello studio.
Abram spinse la porta dello studio. Alle pareti erano appese
molte tele di Ida, tra le quali un ritratto di Abram. Vicino alle
finestre, entro grossi vasi, c'erano delle piante tropicali. Figurine
e statuette erano posate su tavoli e sgabelli. Sugli scaffali erano
disseminati libri e riviste. Un piedistallo ornamentale di vetro
reggeva delle candele rosse. Abram sapeva che questo disordine
bohmien era accuratamente preordinato fin nei pi piccoli particolari.
Ida era adagiata su una bassa poltrona a sdraio. Portava
una veste da casa di seta nera, con un'alta fascia ricamata intorno
alla vita, e sandali rossi ai piedi. Stava fumando una sigaretta infilata
in un lungo bocchino. In passato era stata una nota bellezza,
e aveva vinto premi ai balli. Ora era vicina ai quaranta. I capelli
neri, tagliati corti, cominciavano a mostrare tracce di grigio. Aveva
scuri cerchi sotto gli occhi.
Quando vide Abram, contrasse le labbra in un sorriso irritato.
Guarda chi si vede! Il mio grande eroe! disse in polacco.
Che miracolo!
Buona sera, Ida cara. Come sei bella! Che fortuna, trovarti ancora
sveglia!
Ero andata a letto, e poi mi sono alzata di nuovo. Che razza
di sigaro stai fumando? Che puzza!
Sei matta?  un avana autentico! Mezzo rublo il pezzo!
Buttalo via. Quale spirito maligno ti porta?
Hai gi intenzione di litigare? Lo sai bene che cos' che mi
porta.
Avresti anche potuto telefonare. Dopo tutto, non sono tua
moglie.
La porta si apr e apparve Zosia. Si era messa una camicetta stirata
di fresco, e un grembiale di tulle orlato di merletto. Un pettine
era infilzato nei capelli. Sorrise a Ida e disse: Devo preparare
qualcosa da mangiare?
Non ingoierei un boccone, neanche se mi ammazzate, disse
Abram.
Magari un bicchiere di t?
Un t,  un'altra cosa.
Portagli qualcosa da mangiare, ordin Ida. Altrimenti, a
met della notte si mette a ululare dalla fame.
No, per favore... grugn Abram. Il medico mi ha ordinato
assolutamente di non mangiar pi neanche una briciola dopo le
dieci di sera.
Oh, fai tante cose che non dovresti fare.
Zosia scosse la testa con aria dubbiosa, e and via. Abram si
alz, poi sedette di nuovo.
Che cos'hai fatto, in questi giorni? Come ti senti? domand.
Perch sei cos sarcastica?
Che cosa faccio? Sto diventando matta. Lo studio  gelato, la
stufa fa fumo, le tele si coprono di fuliggine... Non ne posso pi!
Pepi sta dormendo?
 con suo padre.
Non capisco.
 venuto a Varsavia. Ha preso due stanze al Bristol. Ha insistito
che gli mandassi la bambina.
E lei c' andata senza far storie?
Perch no? Domani la porta al circo.
Bene. Dimmi, hai ricevuto i fiori e i dolci?
S. Grazie. Te l'ho detto mille volte di non mandarmi quei
confetti. Ci rimpinziamo talmente di dolci che finiremo con lo
scoppiare. Come mai sei cos in disordine? Ti sei cacciato in qualche
rissa?
Che rissa! Dio ce ne scampi. Anche se, in verit, avrei dovuto
dare un bel colpo sul cranio a qualcuno. Pensa, Hertz Yanovar
mi aveva invitato a una seduta. Quella Kalischer aveva cominciato
a evocare gli spiriti. Tutt'a un tratto arriva Gina come una furia, e
praticamente la scaccia di casa. Hertz e io abbiamo grandi progetti.
Stiamo preparando una rivista.
Che rivista? Qualche nuova matteria?
Una rivista per autodidatti. Sia qui in Polonia sia in Russia vi
sono migliaia, centinaia di migliaia di giovani ebrei che muoiono
dalla voglia di farsi una istruzione. Noi gli insegneremo ogni sorta
di cose, meccanica, elettricit, orologeria, tecnica commerciale, e
Dio sa che altro. Tutto per corrispondenza. Un'idea formidabile.
Io sar il direttore.
Credevo che Hertz andasse in Svizzera.
E come potrebbe? Akiba non vuol saperne di concedere il
divorzio a Gina. E il vecchio sta di nuovo cercando di costringere
Hadassah a sposare Fishel.
Queste cose non m'interessano pi, ormai. Me ne andr a
Parigi. Questa primavera. Pepi star con suo padre.  tutto
deciso.
L'hai visto? disse Abram in tono di sospetto.
S, ci siamo incontrati, e abbiamo parlato della cosa. Mi mander
cento rubli il mese. Pepi sar messa in una scuola privata.
Aspir una profonda boccata dalla sigaretta, e poi emise uno
sbuffo di fumo sulla faccia di Abram. Questi rimase in silenzio.
Prese il fazzoletto e si asciug la pelata. Come sempre quando
era agitato, un lato della fronte gli diventava di un rosso fuoco. Si
gratt la barba, gett via il sigaro e guard Ida con i suoi grandi
occhi umidi. Stava diventando troppo vecchio, per queste discussioni.
Per quanti sforzi facesse per appianare le cose, lei continuava
a tormentarlo. Fece per dire qualcosa, ma entr Zosia col vassoio
del t. Per dissipare la sua depressione, Abram cominci a
raccontare una barzelletta a Zosia, ma per la prima volta lo spirito
era fiacco.

2.

Nella stanza di Ida c'erano un letto grande ed un lettino. Alle pareti
erano appesi dei paesaggi e dei dipinti giapponesi su seta. La
lampada, a forma di lanterna cinese, dava una luce smorzata. Il pavimento
era coperto da un tappeto. Bench Ida dipingesse soltanto
nello studio, anche nella stanza da letto v'era un forte odore
di oli e di trementina. Abram si svest e si coric sul lettino.
Secondo una nuova norma igienica, il piccolo guanciale era imbottito,
anzich di piume, di una qualche fibra vegetale. Si tir
addosso un plaid. Ida era in cucina; Zosia, nello studio, si aggirava
di qua e di l con le sue scarpe dal tacco basso, mugolando
un'arietta mentre sparecchiava. Abram era disteso sul lettino, il
guanciale duro contro le spalle; cupi pensieri gli si affollavano alla
mente. E se Hama avesse davvero attuato la sua minaccia, e se
ne fosse andata da suo padre? Koppel gli avrebbe tolto l'amministrazione
dello stabile, e lui sarebbe rimasto senza un centesimo.
E Ida? Poteva gi considerarla persa. E le sue figlie? La pi grande,
Bella, era il ritratto di sua madre. Mai una volta che uno
shadchan fosse venuto a parlarle. La evitavano come la peste. L'altra,
Stepha, era una ragazza piuttosto carina... ma non aveva fortuna.
Per due volte era stata sull'orlo del matrimonio, ma poi tutto
era andato a monte. Che cosa poteva pensare, per esempio,
una ragazza come lei, del fatto che suo padre passasse tutta la
notte fuori di casa? Una volta l'aveva sorpresa a leggere Sanin di
Arzybashev. Chiss? Magari qualcuno di questi studenti, o di
questi cadetti, aveva gi fatto in modo di metterle delle idee in
testa. Dopo tutto, che differenza c'era tra Stepha e certe ragazze
che lui stesso aveva cercato di abbindolare?
Si strofin la nuca. Che senso aveva torturarsi con questi pensieri?
Il cuore gli batteva forte, e sentiva un sapore amaro in
fondo alla gola. Ogni peccato ha la sua punizione, pens.
Arriv Ida, portando con s un effluvio di unguenti e di profumi.
Notando i suoi occhi lucidi, Abram argu che doveva aver
bevuto un bicchiere di qualcosa; ultimamente aveva preso l'abitudine
di venire a lui in stato di semiebriet. Sbatt la porta, e
con voce acuta, innaturale, disse forte: Siete sveglio, o gi dormite,
mio pasci?
Senti, Ida, se vuoi, possiamo farla finita subito. In questo
momento.
Che c'? Il Gran Vizir ha preso cappello?
Non mi sono mai imposto per forza a nessuno, e certo non
comincer ora.
Ma di che stai parlando? Chi ha parlato d'imposizioni?
Non mi piacciono questi trucchi, queste manovre. Me ne
vado.
Si sollev. Il lettino cigol sotto di lui.
Sei ammattito? Dove scappi? Zosia penser che siamo diventati
pazzi.
Pensi quel che vuole. C' un limite a tutto.
Abram, che cosa ti prende? Perch ti ho detto che vado a
Parigi? Ma non parto ancora. Sai bene che vita faccio, qui.
Continuo a pasticciare, a scarabocchiare, e non so nemmeno in che
mondo mi trovo. Che senso ha continuare a dipingere? A chi pu
servire? Chi si interessa della mia pittura? Mai in vita mia mi
son sentita cos sola come in questa maledetta Praga.
Io non ti ho esiliato qui. Questa non  la Siberia, e io non sono
lo zar.
S che lo sei! Io sto qui ad aspettarti per serate intere, e tu
te ne vai in giro Dio sa dove. Mi avevi promesso di divorziare da
Hama e di sposarmi. Per causa tua ho abbandonato un marito
ricco.
Questa storia, ormai, ha messo la barba.
Che cosa sar di me? Sto diventando vecchia e malata. Mi
sento cos agitata che son costretta a bere, per calmarmi un poco.
Proprio questo, ti manca. Di diventare una sborniona.
Non gridare cos. Quella di l sente tutto. Non riesco a dipingere,
questa  la verit di Dio. Non ho talento, non so disegnare.
Oggi ho riavuto indietro tutti i quadri che avevo mandato alla Galleria.
Zosia  andata a riprenderli. Mi ridono in faccia.
Se ti ridono in faccia qui, che faranno a Parigi?
Ridano pure. Sei stato tu a mettermi in testa che ero un genio.
Facevi il diavolo a quattro. Era soltanto un trucco per staccarmi
da mio marito.
Piantala!
Avanti, picchiami! Tanto, che vita  la mia?
Scoppi in lacrime e si gett sul letto. Nell'altra stanza Zosia
fece un passo e poi rimase immobile come una statua. Abram esit
per un momento, poi spense la luce. Un'altra vittoria. Quante
ne aveva avuto nei trentacinque anni da quando aveva cominciato
ad andare attorno con le donne? Sapeva gi come sarebbe andata
a finire. Nel buio avrebbero fatto la pace. Si sarebbero baciati e
accarezzati; si sarebbero mormorati delle cose, avrebbero fatto
avventurosi progetti, e si sarebbero abbandonati a ogni sorta di
giochi amorosi. Per quanto stanco e malato potesse essere, Abram
era ancora un potente amatore.

3.

Il giorno dopo, a mezzogiorno, Abram prese un tram per tornare
a casa. Il tempo, freddo e nuvoloso, presagiva una tempesta.
Il sole che ogni tanto faceva capolino da uno spiraglio tra le nubi
era piccolo e di un biancore di gelo. La neve si era accumulata in
mucchi gelati. Dall'orlo dei tetti e dei balconi pendevano lunghi
ghiaccioli. I passanti scivolavano sui marciapiedi. I cavalli slittavano
e incespicavano. Abram trasse uno specchietto dal taschino e
si guard. Aveva la faccia gialla, la barba scompigliata. Sotto gli
occhi c'erano dei segni violacei. Mi sta venendo l'aria di un
vecchio vagabondo, pens. Gli sarebbe piaciuto andare dal suo
barbiere alla Zlota, a farsi tagliare i capelli, spuntare la barba e
fare un massaggio; ma gli doveva tre rubli e rotti. Avrebbe dovuto
eseguire alcuni pagamenti, oggi, restituire dei prestiti, e trovare
garanti per altri prestiti. Si era lasciato persuadere da Zosia a
fare un'enorme prima colazione: panini caldi, salsicce fritte,
un'omelette, caff nero, e ora si sentiva un forte bruciore di
stomaco. Non vedeva l'ora di arrivare a casa, mettersi a letto e
fare una bella dormita per rimettersi da quella notte di dissipazione.
Ma sapeva che prima ci sarebbero stati guai con Hama.
Sapeva a memoria le lamentazioni che sarebbero uscite da quella
bocca, gli epiteti che gli avrebbe dato, le minacce, le nefaste predizioni.
Sperava soltanto che le ragazze non fossero in casa. Sal
lentamente le scale e suon il campanello. Hama apparve dinanzi
a lui in un logoro vestito nero; la faccia di un giallo itterico, tre
peli si ergevano dal neo che aveva sul mento. Lo guard, pi che
con ira, con disprezzo.
Dio mi aiuti, disse. Guarda in che stato! Sembri uscito da
una fogna.
Lasciami passare.
E chi te lo impedisce! Entra, entra. Per me non fa nessuna
differenza. Io gi me ne sono andata, di qui. Son venuta soltanto
a prendermi della roba.
Abram attravers il salotto e and nella sua stanza da letto.
Le ragazze non c'erano. La casa era silenziosa e in disordine, come
in estate, quando la famiglia era fuori, in campagna. Si tolse il
palt e gett il berretto su una sedia. Si lasci andare pesantemente
sul letto e chiuse gli occhi. Succeda quel che succeda, pens.
Al diavolo tutto quanto! Vada tutto alla malora!
Si assop.
Apr gli occhi e guard l'orologio. Aveva dormito s e no dieci
minuti. Si alz, e con passi malfermi and a cercare Hama. Se
n'era andata. Nella piccola stanza che serviva da studio, sopra
la scrivania, c'era il telefono. Chiam la casa di Nyunie. Rispose
Shifra, la domestica, e chiese chi parlava.
Sono io, Abram Shapiro, rispose. Come stai, mia colombella?
Hadassah  in casa?
Oh, il signor Abram! S. Vado a chiamarla.
Aspett diversi momenti. Udiva una confusione di voci. Poi
ud tossire, e la voce di Dacha domand: Chi parla?
Dacha, sono io! Abram!
Ah, s, Abram.
Come stai? Volevo parlare con Hadassah.
Scusami, Abram, ma non hai niente da dirle, alla bambina.
Lasciala in pace.
Sei impazzita?
Hai gi causato abbastanza guai. Non lascer che rovini la
nostra famiglia.
Che diavolo ti prende?
Ti saluto!
E gli sbatt il ricevitore in faccia.
Abram si alz dalla sedia scuotendo la testa, stupefatto. La ruga
in mezzo alla fronte si accentu. Le spalle erano incurvate. Dunque,
cos stanno le cose, disse forte. Mi saltano addosso tutti
in una volta. Afferr la guida del telefono e la scaravent sul
pavimento. Si accost a gran passi allo specchio a muro e alz
un pugno peloso. Tiratevi su le brache! url al suo riflesso.
Idioti! Selvaggi!
E sullo specchio l'immagine dalla barba in disordine ed i capelli
scompigliati alz il pugno e gli url in risposta: Idioti!
Selvaggi!

4.

Quando Hama se n'era andata di casa con Bella, aveva ben poca
speranza che il padre le avrebbe fatto un'accoglienza affettuosa.
Da anni Reb Meshulam andava brontolando che lei doveva piantare
suo marito, quel vagabondo buono a nulla, e venir a stare in
casa sua con le figlie. Ci nonostante Hama sapeva che una volta
ch'ella avesse seguito quel consiglio, suo padre avrebbe cominciato
a tormentarla, a rimproverarle di non averlo ascoltato prima,
e l'avrebbe trattata come una figliastra. Era cos umile che non
prese nemmeno un drosbky. Aveva riempito d'indumenti una valigia,
Bella un'altra, ed erano andate a piedi, come gente che avesse
perso la casa in un incendio. I vicini le guardavano dalla finestra,
compatendole e scuotendo il capo. La moglie del portiere usc
dalla guardiola, torcendosi le rosse mani e asciugandosi le lacrime
con un angolo del grembiale. Un mendicante orbo le insegu.
Hama si era gi preparata le parole da dire a suo padre: Padre,
mi accontenter di una crosta di pane, purch tu non mi rimandi
indietro.
Ma le cose non andarono come lei si era aspettata. Quando
Noemi era andata nello studio di Meshulam con la notizia che
Hama se n'era andata da suo marito insieme con la figlia pi
grande, gli occhi del vecchio si erano riempiti di lacrime. Con
passi malfermi era andato in cucina, dove Hama era rimasta in
attesa col suo bagaglio. L'aveva abbracciata e baciata, per la prima
volta dal giorno del suo matrimonio. Baci anche Bella, e
disse: Perch avete aspettato in cucina? La mia casa  casa
vostra.
Aveva detto queste cose ad alta voce, per farsi udire da tutti.
Manya, che se n'era rimasta seduta al tavolo di cucina a bere il
caff guardando con aria indifferente quel che succedeva, si alz
subito e prese le valige. Noemi and a preparare una stanza per
le nuove arrivate. Rosa Frumetl, che se ne stava presso la finestra
del salotto a mormorare le preghiere del mattino, fin di leggere
il versetto, chiuse il libro, lo baci, e and in cucina con occhi
pietosi e tristi. Baci Hama su tutt'e due le guance, salut Bella
con un cenno del capo, e disse: Benvenute, benvenute. Visto
che ci doveva accadere, sia questa un'ora felice.
Meshulam aveva gi fatto la sua prima colazione, a base di
pollo freddo e pane nero, ed era pronto per andare al suo ufficio.
Ma ad onorare l'arrivo di sua figlia, si trattenne in casa ancora
per un poco. Sedette in salotto con le donne (Adele li aveva
raggiunti), sorseggi un bicchiere di caff nero, e chiacchier
pi cordialmente di quanto fosse sua abitudine. Rievoc la nascita
di Hama, avvenuta il Sabato precedente la Pasqua; lui stava
consumando un pasto riscaldato quando la levatrice era venuta
a dirgli che sua moglie aveva dato alla luce una bambina. La
neonata era cos debole che avevano temuto non sarebbe vissuta,
e la sua morte avrebbe oscurato la lieta festivit pasquale. Ma
grazie a Dio, concluse Meshulam, la bambina sopravvisse.
Rosa Frumetl rise e si soffi il naso col suo fazzolettino di batista.
Hama ascoltava suo padre, e le lacrime le rigavano le guance.
Non era abituata a udir pronunciare il suo nome in casa di
suo padre. Da quando il vecchio aveva litigato con Abram soleva
rivolgere la sua ira su di lei. Quando Bella e Adele si alzarono
da tavola, Hama cominci a rifare il racconto delle malefatte di
Abram: le notti fuori di casa, le sue avventure con domestiche e
con studentesse, il vizio che aveva di portar via da casa degli oggetti
e impegnarseli, d'incassare in anticipo le pigioni dagli inquilini
e spendersele. Era arrivato persino a farsi imprestare dei
soldi dal portiere, che poi era andato da lei a chiederne la restituzione.
Rosa Frumetl si torceva le dita e sospirava.
I radi baffi del vecchio vibravano. Quando Hama termin,
esplose: Perch non mi hai detto mai niente? Lo far a pezzi,
quel cane!
Pap, se tu sapessi!... Hama scoppi in singhiozzi.
Meshulam si alz e cominci a passeggiare adirato nel poco
spazio intorno alla sua sedia. Basta coi pianti, adesso, brontol.
Ormai la vescica  scoppiata. Non dovrai pi guardarlo in
faccia. Buona, buona. Datele un sorso d'acqua, disse a Rosa
Frumetl. Dov' quell'altra... com' che si chiama?
Stepha  rimasta a casa, rispose Hama con voce rotta dai
singhiozzi. Aveva... delle cose... da fare.
Che cos'aveva da fare? Non ha pi niente da fare, l. Comunque,
la prima cosa, adesso,  di sposare la pi grande.  una
buona ragazza, una bella ragazza. Avr tremila rubli di dote. Tu
starai qui... finch non avrai il divorzio.
Alla parola divorzio Hama fu percorsa da un brivido. Che
bisogno c' del divorzio? gemette. Sono una donna finita,
ormai. Vivo soltanto per le bambine.
Non sei ancora vecchia. Quando ti sarai riposata un po', e
avrai addosso dei vestiti decenti, sarai un'altra donna. Adesso
ti do cinquanta rubli per comprarti dei vestiti nuovi.
Usc e ritorn con due biglietti da venticinque rubli. Dopo
qualche esitazione vi aggiunse un altro biglietto da dieci rubli.
E questo per le minute spese, disse.
Hama prese il denaro e ricominci a piangere. Questa bont
inaspettata le faceva apparire la sua sventura ancor pi grande.
Venne Noemi e la condusse nella stanza ch'era stata preparata per
lei, e nella quale avevano trasportato un altro letto per Bella.
Le lenzuola odoravano di amido, di bucato, e di lavanda. Noemi,
Manya e Bella si affaccendavano l attorno. Adele, dalla soglia
della porta, dava consigli met in yiddish e met in polacco. Rosa
Frumetl entr per chiedere ad Hama che cosa avrebbe gradito
per pranzo, del vitello, o del pollo, o un arrosto, o uno stufato
con salse varie. Per un momento ad Hama parve di essere tornata
bambina, e che sua madre fosse ancora viva. La notte prima non
aveva chiuso occhio. Ora si allung sul letto, con un tovagliolo
umido attorno alla fronte, e ogni tanto sospirava e gemeva. Bella
and al mercato con Noemi. Era abituata ad occuparsi dell'andamento
domestico. A casa era cuoca, cameriera e lavandaia. Noemi
si rese conto che avrebbe potuto approfittare di lei. Manya, un
po' preoccupata nel timore di risultare superflua, ora, prese un
cencio e si mise a spolverare i mobili.
Quando, dopo tanti discorsi e agitazioni, Meshulam s'infil
il palt e le soprascarpe per andare in ufficio, si sentiva le gambe
incredibilmente leggre. Si sorprese perfino a mugolare una vecchia
canzone da un pezzo dimenticata. Era come se il ritorno di
sua figlia lo avesse ringiovanito, riportandolo al tempo in cui
la casa era piena di figli. Inoltre, il ritorno di Hama rappresentava
per lui una vittoria su Abram. Adesso si trattava di farla
divorziare, e poi tutto sarebbe andato a posto. Certo, non era
una bellezza, ma una volta che si fosse ripresa, e lui, Meshulam,
le avesse assegnato una congrua dote, Zeinvele Srotsker sarebbe
certo riuscito a scovarle un marito, un vedovo magari, o un divorziato.
No, lui non era ancora finito; con l'aiuto di Dio, avrebbe
ancora avuto qualcosa di cui rallegrarsi, per cui vivere.
Il tempo era ventoso. Nell'aria c'era un sentore di grandine e
di neve. I venditori ambulanti gridavano le loro merci. Le slitte
passavano con tintinnio di sonagli. I conducenti aizzavano i cavalli
schioccando la frusta. Via Gzhybovska odorava di sterco di
cavallo e di grasso di ruote. I passanti, alcuni dei quali Meshulam
non riconosceva, o non conosceva addirittura, lo salutavano con
ossequio. Un gentile si tolse il cappello con deferenza. No,
pens Meshulam. Il mondo non si  ancora capovolto. Un
cane corse fuori da un cortile ed insegu il vecchio abbaiando;
Meshulam lo respinse roteando l'ombrello. Il portiere apr il cancello
del cortile. Il sentiero di terra battuta era coperto di neve;
ci nonostante qualcuno aveva fatto uscire i polli dalle loro gabbie.
Dei piccioni andavano beccando chicchi d'avena, dei passerotti
saltellavano qua e l. Koppel era gi ad attenderlo in ufficio,
che era situato al primo piano. Stava passeggiando su e gi, con
gli stivali ben lucidati, guardando l'orologio, fumando una sigaretta,
e dando ogni tanto uno sguardo al giornale sulla scrivania.
Quando Meshulam gli disse che Hama aveva lasciato Abram,
non fece alcun commento. Meshulam gli gett un'occhiata meravigliata.
Si era aspettato che Koppel avrebbe esultato alla notizia.
Per la millesima volta si disse che Koppel era un tipo imprevedibile.
Reb Meshulam sedette sulla sua poltrona di cuoio, davanti
alla scrivania piena di carte. Koppel and nella stanza vicina e
dopo un poco torn con un bicchiere di t per il suo padrone.

5.

Abram pass a letto la maggior parte di quella giornata. L'orologio
batteva le ore e le mezz'ore. Dal cortile salivano i gridi dei
venditori ambulanti. Un mendicante cant una lamentosa storia
sul naufragio del Titanic. Un pappagallo gracchi. Abram traudiva
soltanto tutti questi suoni. La catena d'oro che gli posava
sulla pancia si sollevava e s'abbassava col suo respiro. Russava,
grugniva, borbottava, e ogni tanto apriva gli occhi e si guardava
attorno con aria completamente sveglia, come se fino ad allora
avesse fatto soltanto i movimenti del sonno. Quando finalmente
si alz dal letto era buio. Trattenne il fiato e si mise in ascolto,
intento. Come mai questo silenzio? Hama se n' andata, disse
a mezza voce. E anche Bella. E Stepha dove sar? Sono qui
solo, solo tra quattro mura.
Aveva fame, ma non aveva abbastanza denaro per andare in
un ristorante. Con gambe pesanti si trascin nello studio. Non
accese la lampada. Attraverso le tende trapelava un debole fascio
di luce che proiettava delle sagome sulla parete opposta alla
finestra.
Sedette alla scrivania e macchinalmente sollev il ricevitore
del telefono. Quando ud la voce della centralinista, diede il numero
di Ida Prager. Zosia rispose.
Zosia, tesoro mio, sono io, Abram, disse nel microfono.
 a casa la tua padrona?
No.
Dov' andata?
Non lo so.
Che cosa stai facendo, l, tutta sola?
Che cosa vuole che faccia? Sono triste... Pronta per morire.
Come mai cos triste, tutt'a un tratto?
Questa notte ho sognato tre corvi. Due mi beccavano gli occhi,
e il terzo continuava a gracchiare: "Zosia, Zosia morta, morta,
morta"...
Che sciocchezze! Sei una ragazzona in gamba e piena di salute.
Camperai fino a novant'anni.
No, Pan Abram, il mio povero marito mi chiama. Ho sognato
anche di lei.
Di me? E che cosa hai sognato?
Lo vuol sapere, eh? Be', non  che io sia una zingara chiromante,
ma sono sicura che le  successo qualcosa di non tanto
bello.
Vero.
Lo vede? Io so tutto. La mia padrona  andata al circo con
Pepi e col padre della bambina. Ma non sia geloso.
Che m'importa? Se lei mi lascia, piglier te.
Me? Mi prende in giro. E sono una povera orfana.
Niente affatto. Non scherzo, Zosia.
Che cosa potrei fare per lei? Giusto farle la serva.
Tu sei una donna, non una serva.
Non dovrebbe dire queste cose. Mai, mai tradirei la mia
padrona.  come una sorella per me.
E con ci? Succede a volte che una sorella la faccia all'altra.
Oh, no, Pan Abram. Non alla mia signora. Lei dovrebbe
venire pi spesso. Ogni volta che viene  una festa, qui.
Zosia, ho una fame da lupo.
E allora venga qui. Sfamer il lupo.
Verr, Zosia, forse stasera stessa. Senti, Zosia, forse tu puoi
prestarmi qualche rublo.
Quanto vuole?
Dieci rubli.
Anche cinquanta, se vuole.
 pi di quanto mi presterei io stesso. Ma mi fa piacere
che tu me li abbia offerti. Non dir niente alla tua padrona.
Non si preoccupi. Pu star tranquillo che io so tenere la
bocca chiusa.
Abram mise gi il ricevitore e trasse un sospiro di sollievo.
Dunque, le cose stavano cos. Ida era con suo marito. Stava perdendo
tutto e tutti, lui.
Torn nella sua stanza, indoss una camicia pulita, la pelliccia,
il suo colbacco russo. Non si diede la pena di accendere la
luce, ci vedeva bene al buio, come un animale, Usc, e richiuse la
porta a chiave. Ah, Abram, mormor tra s, tanto varrebbe
che fossi due metri sotto terra.
Quando fu in cortile vide Koppel in piedi presso il lampione,
nel suo corto cappotto dal collo di velluto, la mezza bomba sulle
ventitr, e il bastone agganciato al braccio. Stava parlando col
portiere. Abram agghiacci dalla paura. Quando Koppel lo vide,
fece un movimento come per andarsene. Il portiere port la mano
al berretto.
Che cosa vuole, Jan? disse Abram con voce soffocata.
Il portiere si volse a Koppel. C' Pan Shapiro, adesso,
disse.
Che cosa vuoi dal portiere? disse Abram a Koppel, quasi
gridando. E in polacco disse al portiere: Tu puoi andare.
L'uomo esit, poi torn nella sua guardiola.
Dopo un breve silenzio, Koppel disse calmo: Sono venuto
per ordine di suo suocero.
Fai sempre tutto per ordine di un altro. Che cosa vuoi?
L'amministrazione delle case le  stata tolta.
E chi  che me la toglie, tu?
Come amministratore, lei  cessato. Deve consegnarmi i
registri.
E se rifiuto, che cosa farai? Mi metti il sale sulla coda?
Non far niente.
Puoi andare all'inferno, allora.
Faccia pure come crede, non  affar mio. Voglio solo ricordarle
che le sue cambiali sono in mano nostra.
Quali cambiali? Di che vai cianciando?
Lo sa bene, quali cambiali. Le abbiamo pagate, ma non le
abbiamo stracciate.
Parli turco! Vttene fuori di qui prima che ti spacchi il cranio
con questo bastone.
Lei non spacca nessun cranio. Le firme di girata sono false.
Fuori di qui! grid Abram con una voce che non era la
sua. Fuori! Alz il bastone con aria minacciosa. Koppel se
ne and.
Abram rimase l immobile. Il cuore gli batteva cos in fretta
che sembrava ballargli nel petto, come fosse sospeso a un fragile
filo. Usc dal cortile e s'incammin lungo la Zlota verso la Marshalkovska.
Respir profondamente la gelida aria notturna, esalando
rauchi sospiri. D'un tratto ud una voce familiare. Si volt
e, sul lato opposto della strada, vide sua figlia Stepha. Non era
sola, c'era un giovane studente con lei. Evidentemente, Stepha
non lo aveva visto. Portava una giacca verde orlata di caracul e
un cappello dall'ampia falda. Sulle spalle aveva un mantello di
pelliccia, le mani erano affondate in un manicotto, e le gambe
infilate in alti stivali di vitello alla russa. La faccia tonda era
arrossata. Lo studente non era pi alto di lei. Nella poca luce,
Abram vide che radi baffetti gli spuntavano sul labbro superiore.
Che Stepha se lo stesse portando a casa? Chi poteva essere?
Questa era proprio nuova.
Avrebbe voluto chiamarla, ma era come ammutolito. Si volt
e prese a seguirli. Stepha parlava ad alta voce. Sei uno stupido!
Un pazzo! ud che diceva.
Lo studente rimase sul portone, mentre Stepha sal in casa.
Abram rimase a osservare tenendosi nell'ombra di un balcone.
Il giovanotto cominci a passeggiare su e gi, con le mani dietro
la schiena, il passo misurato di un uomo che aspetti pazientemente
una donna che  ben deciso a non lasciarsi sfuggire. Abram lo
distingueva chiaramente. Lineamenti minuti, il naso sottile, il
mento piuttosto lungo. Una volpe astuta, pens Abram. Quando
un briccone di questo tipo si mette dietro a una ragazza, finisce
con l'ottenere ci che vuole. Con rapida decisione, Abram travers
la strada, entr in casa e sal le scale. Ma perch faccio
questo? pens. Devo aver perso la testa.
Prese la chiave di casa dalla tasca dei calzoni e cerc d'infilarla
nella toppa, ma in quel preciso istante la porta si apr e ne usc
Stepha, che cozz in pieno contro di lui. Lo spillone del suo cappello
gli punse un orecchio. Sent odore di brillantina e di profumo
di narciso.
Pap, sei tu! esclam lei sorpresa.
S, sono io. Dove stai correndo cos? Sar un anno che non
ti vedo.
Oh, pap, ho molta fretta. Sto andando a teatro.
Con chi?
Che importanza ha? Con un signore.
A che ora torni?
Verso mezzanotte. O forse all'una... Non lo so.
Aspetta un momento. Ti devo parlare. Tua madre mi ha lasciato
e se n' andata dal nonno.
Lo so. Oh, pap, tu sei un tale birbante! Ho voglia di darti
un bacio. Gli gett le braccia al collo e lo baci su una guancia
e sul naso.
In quale teatro vai?
Al teatro Letni. Come mai cos curioso? Non ti devi preoccupare,
non mi lascer sedurre.
Non ne sono cos sicuro.
Non vorrai mica farmi la predica, pap! Non ti si addice
proprio.
Non hai per caso un po' di soldi? Io sono completamente
a secco.
Ho venti copechi in tutto. Scese le scale in fretta, piena
di brio. Abram si gratt la nuca, indeciso se entrare in casa o
tornare a uscire. Dunque, le cose stanno cos. Koppel ha le
cambiali in mano. E io, idiota che sono, credevo di avergliela fatta!
Possono farmi andare in galera... anche questa sera stessa.
Accese un sigaro, quindi, alla fiamma del fiammifero, guard
la targa di ottone sulla porta, col suo nome inciso: Abram Shapiro.
Riflett un momento, poi fece schioccare le dita. Entro e
mi faccio una bevuta. Tanto ormai sono fottuto. Entr in casa.
In una cristalliera c'era una bottiglia di acquavite ed un po' di
visniak. Al buio, and in cucina, e prese da una credenza un po'
di pane, un pezzo di formaggio, e gli avanzi di una aringa. Al
diavolo Mintz e tutti i medici, pens. Al diavolo le loro dannate
diete e prescrizioni. Al diavolo tutti quanti, uscieri, mogli,
figli... puttane! al diavolo tutti quanti!
Guard verso la finestra. Attraverso i vetri, vide la luna piena
alta nel cielo. Con quanto fiato aveva in corpo, grid: Al diavolo
anche te! Pregate, pregate, ipocriti baciapile! Pregate alla
luna nuova! Io no! Io ne ho abbastanza! Potete mettervi a quattro
zampe e venire a baciarmi qui! E con l'indice teso indic
violentemente il suo didietro.

6.

Mezz'ora dopo, Abram era di nuovo per strada. Questa volta
diresse i suoi passi per via Gnoyna, verso la casa di Hertz Yanovar.
Pass per via Vielka e via Bagno e arriv a Gzhybov. In via
Bagno alcune botteghe di rigattiere erano ancora aperte: negozi
di mobili usati, valige, fruste. Alcuni carrettieri stavano caricando
i mobili su dei carri. I cavalli affondavano il muso nelle sacche
piene di foraggio, sparpagliando sulla neve chicchi d'avena.
A Gzhybov, Abram pass davanti alla casa di Meshulam Moskat.
Gett una sola occhiata alle finestre del primo piano, brillantemente
illuminate, e prosegu in fretta. Era strano pensare che
Hama, la madre delle sue figlie, adesso era l dentro, e lui non
poteva pi nemmeno avvicinarla. Scroll le spalle. Ah, miserabile
creatura. Ribellarsi cos, tutt'a un tratto, alla sua et!
Da Hertz Yanovar c'era il solito gruppo: Hilda Kalischer,
Dembitzer, e Finlender. Il dottor Messinger se n'era gi andato.
A quanto pareva, non v'era stata alcuna seduta, quella sera; il
tavolo era accostato contro la parete, e sopra di esso era gettato
il palt di Dembitzer. Yanovar, in veste da camera e pantofole,
gli corse incontro con le mani tese.
Benvenuto, Abram! Hai fatto bene a venire. Volevo proprio
telefonarti.
E perch non l'hai fatto? Sono nei guai fino al collo,
fratello.
Che cos' accaduto?
Che cosa non  accaduto, dovresti dire. Il mondo intero mi
 crollato addosso. Mia moglie, mio suocero, Koppel, Dacha.
Mi son saltati tutti addosso, per sbranarmi. Ma vadano tutti al
diavolo. Ci sputo sopra, io. Che cosa state a fare l seduti come
pulcini bagnati? Come stanno gli spiriti?
Ti prego, Abram, non scherzare.
Non sono certo in vena di scherzi, credi pure. Avevo anch'io
qualcosa da domandare al tavolino, stasera... Vorrei sapere come
andr a finire.
Venga domani sera e glielo chiederemo, disse Hilda Kalischer.
Era seduta sul sof, le spalle avvolte in uno scialle di seta.
Appariva imbronciata. Una sigaretta le pendeva all'angolo della
bocca.
I tuoi affari non ci riguardano. Ma che cosa ne sar della
rivista? disse Dembitzer.  una faccenda che non si pu trascinare
in lungo. Bisogna prendere una decisione, o s o no.
Parler col tipografo domani. La cosa importante  il comitato
di redazione.
Bisogna cominciare con poco, disse Yanovar. Direi di fare
un numero di saggio di trentadue pagine. Poi vedremo come
risponde la provincia. Tu che cosa ne dici, Finlender?
Il gobbo Finlender che se n'era stato a sfogliare un libro
presso uno scaffale, si volt.
La mia opinione la conosci, disse in tono aspro, calcando
bene le parole. Dobbiamo affrontare l'impresa in modo sistematico.
Bisogna fare un programma definito. E prima di tutto
ci occorre un capitale di almeno trentamila rubli.
 un bel mucchio di soldi, disse Abram, e strizz l'occhio
a Dembitzer. Lo scapolo Finlender, contabile in una ditta di t
e compilatore di un dizionario, era noto per la sua mania di far
progetti irreali e impossibili. Tutti ridevano al contrasto tra i suoi
progetti favolosi e il suo modo pedantesco di parlare.
Non un soldo di meno, o non val neanche la pena d'incominciare,
prosegu Finlender.
Sciocchezze! Che cosa ne faremmo di trentamila rubli?
Trecento basteranno, lo interruppe Yanovar. Otterremo del credito.
Io conosco uno che ci dar la carta.
La questione  di trovare i trecento rubli.
Trecento rubli posso procurarli io stesso, con tutto che
sono povero, disse Abram.
In questo caso, possiamo metterci all'opera, disse Yanovar.
E che parte avr io, in tutto questo? disse Hilda Kalischer.
Era evidente che tutti questi discorsi sulla rivista l'annoiavano.
Con gesto impaziente s'infil nei capelli una forcina che
le si era allentata.
Tu sarai la tesoriera, Hilda. Con la tua intuizione, saprai di
chi puoi fidarti e di chi no.
Scherzate pure fin che volete, ma questa storia mi sembra
soltanto una pazzia. E il professor Yanovar non dovrebbe perdere
il suo tempo dietro a queste sciocchezze. Tanto pi che un giorno
o l'altro dovr andare all'estero.
Davvero, Hilda, disse Hertz, non so proprio perch tu
sia cos contraria a questa idea. Sta venendo su una generazione
rozza e ignorante. Questo sarebbe un modo per istruirla. Quel
giovane che sta in casa di Gina, per esempio. Deve cominciare
a un'et in cui gli altri stanno per finire.
Parole d'oro! Parole sante! interloqu Abram. Ha pi ingegno
lui nel dito mignolo di tutti gli studenti universitari messi
insieme. E ha dovuto arrabattarsi su dei libri per bambini! E
da un momento all'altro gli arriva fra capo e collo una coscrizione,
e, o dovr scappare, o dovr mettersi l'uniforme dello zar.
 cos che scompaiono tutti i nostri giovani ebrei.
Dobbie, la domestica, si fece sulla porta. La cena  in tavola,
annunci.
Passarono tutti nella stanza da pranzo.
Sul tavolo, ricoperto da una tovaglia macchiata, erano posate
scodelle di borscht con accanto un cucchiaio di stagno. Invece
di sedie v'erano panche. Abram si vers un po' d'acquavite da
una fiasca posata su una credenza; le grosse mani pelose gli tremavano.
Dembitzer inzupp un panino in un bicchiere di vino.
Alle fortune della nuova rivista! esclam.
Auguri! Sia questo l'inizio di una universit ebraica... Giusto
per far dispetto a Hilda.
Per quel che me ne importa... Tanto io me ne vado
all'estero.
Hertz Yanovar stava ingoiando un boccone di pane con sardine,
ma gli rimase a met. Che cosa? Quando? Che cosa dici?
Mi  stato proposto di andare a Londra. Mi rimborsano tutte
le spese. Non avrei voluto dirtelo, ma visto che voialtri diventate
stampatori e giornalisti o cose del genere, per me non ci sar
pi nulla da fare, qui.
Non capisco una parola di ci che stai dicendo. Chi ti rimborser
le spese? E che cosa farai, a Londra?
Ti mostrer la lettera. Ma non parliamo pi di questo, adesso.
Nervosamente, Hilda prese una cucchiaiata di borscht, ma
poi la rimise sul piatto.
Mi  venuta un'idea! esclam Abram. Batt un pugno
sulla tavola. Anch'io andr all'estero! Vedo tutto chiaro, adesso.
Finlender, tu hai ragione. Dobbiamo far le cose in grande.
Trentamila non bastano. Io ne raccoglier cinquantamila o non
mi chiamo pi Abram Shapiro. Magari centomila!
Che cosa ti  preso, tutt'a un tratto?
Grazie a Dio non ho mai elemosinato un centesimo, in vita
mia, ma sono sicuro... sono convinto... che riuscir a raccogliere
molto denaro, all'estero. Andr in Germania, in Francia, in Svizzera,
in Inghilterra. Siano come siano, questi ebrei alla moda,
assimilazionisti, antisemiti, e cos via, se c' una cosa che rispettano
sempre,  l'istruzione. Soltanto Jakob Schiff potr darci
cinquantamila rubli.
Jakob Schiff  in America.
Neanche l'America mi fa paura. Faremo una grande rivista.
Assumeremo i migliori pedagoghi. Invieremo istruttori per insegnare
le arti e i mestieri. Costituiremo un fondo per mandare i
giovani pi promettenti a studiare nelle universit di altri paesi.
A pensarci, non  poi un'idea cos fantastica, disse Hertz
Yanovar, pensieroso.
 tutto chiaro. Chiaro come il giorno. Partir subito. Non 
il caso di aspettare neanche un minuto, tuon Abram. Nell'attimo
in cui lei ha nominato Londra,  stato come un colpo di
fulmine. Vi dico un segreto. Mia moglie mi ha lasciato. Ha piantato
tutto e se n' andata da suo padre. Sono un separato, ora.
Grazie a Dio le mie figlie sono ormai grandi. In un modo o nell'altro,
il vecchio provveder a sistemarle. Voglio fare qualcosa
di grande, qualcosa d'importante, non per me, per il popolo.
Com' vero che son qui, stavo pensando di andare in Palestina
a fondare una colonia: nachtat Abram, cos l'avrei chiamata. Ma
quel clima non va bene per me. Non ora, per lo meno. Ho il
cuore... troppo affaticato. Bene, se non posso fare qualcosa nella
patria ebraica, almeno che faccia qualcosa nell'esilio. Abbiamo migliaia,
decine di migliaia di geni nei nostri villaggi ebrei in Polonia.
Migliaia di Mendelssohn, di Bergson, di Ashkenazi, vanno
perduti nelle nostre province. La cosa che temono di pi, gli antisemiti,
 che noi si acquisti una cultura. Per questo ci tengono
fuori dalle loro universit.
Parola mia, l'uomo  eloquente! disse Dembitzer con una
risata.
E riuscir anche a raccogliere il denaro, comment Finlender.
Purch l'entusiasmo non gli si sfreddi troppo in fretta.
...
CAPITOLO QUARTO.

1.

Circa alle dieci di sera s'ud un forte squillo di campanello alla
porta di Gina. Gina lasci gli ospiti in salotto e and ad aprire.
Sul pianerottolo quasi buio, a qualche passo dalla soglia, vide un
uomo magro dalle spalle cascanti, con un lungo gabbano e un
cappello a cupola bassa e falda larga. Un mendicante, pens Gina.
Fece per prendere una moneta dalla borsa, ma d'un tratto trem
e represse un grido. Era Akiba, suo marito.  morto, pens
in un lampo.  morto, ed  venuto a strangolarmi. Usc sul
pianerottolo riaccostando la porta dietro di s. Congiunse le
mani.
Akiba... sei tu!
S.
Che cosa fai qui? Quando sei arrivato? Che cosa vuoi?
Sono disposto a concederti il divorzio.
Adesso? Nel cuore della notte? Ti ha dato di volta il
cervello?
E allora aspetteremo fino a domani.
Dove abiti? Perch non mi hai scritto niente?
Akiba non diede risposta. Gina apr un poco la porta e guard
nell'ingresso per vedere che non vi fosse nessuno, poi disse:
Entra.
Akiba la segu con passi strascicati. Sembrava portarsi dietro
l'odore dei bagni rituali, delle candele della casa di preghiera, del
sudore, e della muffa, l'aroma provinciale che Gina aveva dimenticato
da un pezzo. Lei apr la porta della stanza di Asa Heshel,
ed entrambi vi entrarono. Gina accese la luce, e lo vide bene, adesso.
Sembrava essersi rattrappito. La barba era incolta, piena di
grumi e di polvere. I riccioli gli scendevano ai lati della faccia,
piatti e sudici. La veste gli si apriva alle cuciture, mostrando l'imbottitura.
Portava una sciarpa annodata intorno al collo. Le braccia
gli penzolavano lungo i fianchi come quelle di un bambolotto
di pezza. Sotto le folte sopracciglia, gli occhi gli vagavano qua
e l. Gina rabbrivid.
Che cosa ti  successo? Sei stato malato?
Voglio farla finita con questa storia, borbott Akiba. Una
volta per sempre. In un modo o nell'altro.
Il rabbino... tuo padre... lo sa?
L'unica che si opponga  mia nonna. Ma non me ne importa.
Il peccato non ricadr sulle mie spalle.
Comunque, siediti. Vado a prenderti un bicchiere di t.
No. Lascia stare.
Di che cosa hai paura? Che il t non sia kasher? Almeno
avresti potuto scrivermi un rigo... Avresti potuto avvertirmi. Scusa
se te lo dico, ma continui a comportarti come uno scemo.
Usc dalla stanza e chiuse la porta. Aveva le guance rosse e le
lacrime agli occhi. Pens di telefonare a Hertz Yanovar, ma
temeva che qualcuno, uscendo dal salotto, potesse udirla. And
in cucina e ne torn con una bacinella con dell'acqua, un ramaiolo
e un asciugamano. Akiba si era tolto il cappello e sulla testa
portava uno zucchetto tutto spiegazzato. Sotto il gabbano aperto
s'intravedeva l'indumento rituale dalle frange annodate.
Puoi lavarti, disse. Forse gradiresti qualcosa da mangiare.
Qui sotto c' un negozio di wurst, garantiti kasher.
Akiba scart il suggerimento con un cenno.
Almeno potresti mangiare un po' di pane, e magari una
mela.
Non ho fame. Siediti. Voglio domandarti una cosa.
Che cosa?
Voglio che tu mi dica la verit. Sei vissuta in peccato con
lui?
Gina sent un'ondata di calore salirle al viso. And verso la
porta, poi si volt. Ecco che ricominci, disse. Scusami,
Akiba, ma ti rendi ridicolo.
Secondo il Talmud, una donna che commette adulterio  impura
per il marito, e lo  altrettanto per il suo seduttore.
Non venire a citarmi il Talmud. Se vuoi che divorziamo,
divorziamo, ma risparmiami le tue accuse.
Non  questione di accuse. Ma che bene ci sarebbe, nel divorzio,
se l'abominio continua? Il Talmud lo paragona ad un uomo
che compia le sue abluzioni tenendo in mano la carogna di un
rettile.
Non sarai tu a dover scontare la mia pena nella Geenna. E
anche se sar condannata ad essere punzecchiata con pugnali, ho
gi fatto larga esperienza di dolore. Lo sai meglio di me quel che
ho passato. Il nostro matrimonio non  mai stato un matrimonio.
Mettiamoci una fine, una volta per sempre.
Akiba rimase in silenzio per un po'. Poi disse: Sembra che te
la passi bene, qui a Varsavia.
Che i miei nemici non abbiano mai di meglio!  un miracolo
se riesco a sopravvivere. E i calcoli sono un martirio. Quando mi
viene un attacco, squarcerei i muri con le unghie. Dovrei andare a
fare una cura di acque, ma non ho un centesimo. Lo sa il cielo per
quanto ancora riuscir a tirare avanti.
Se tu non avessi deciso di rovinarti la vita, avresti avuto
tutto... agi in questo mondo, e il paradiso nell'altro.
Bah, che senso ha? Tutto  predestinato. Puoi rimaner qui,
stanotte. In questa stanza abita un giovane provinciale, ma gli
procurer un letto in qualche altro posto. Ora devo andare; ho
alcuni ospiti.
Non ho notato la mezuzah(1) sulla porta.
Ce n' una sul portone di sotto.
Dev'essercene una su ogni porta. Andr a cercarmi da dormire
in qualche altro posto.
Dove vuoi andare, a quest'ora?
In via dei Francescani.
Rimani qui, ti dico. Se vuoi, attaccher una mezuzah sulla
porta. Visto che ci sei, tanto vale che rimani qui, e domani, se
saremo vivi, sistemeremo le cose una volta per sempre. Chiss,
magari si metteranno di nuovo a montarti la testa, bisogner ricominciare
tutto da capo.
Bisogna esaminarla, una mezuzah, prima di attaccarla.
E va bene, tu esaminala.
Ci vuole uno scriba qualificato. A volte pu esservi un'imperfezione,
pu mancare una lettera.
Dio mio, tu mi farai impazzire! Non sono pi abituata a
questi fanatismi. Aspetta qui. Il peccato ricadr sulle mie spalle.
Usc sul corridoio. Si ud girare una chiave nella serratura della
porta d'ingresso. Entr Asa Heshel. Gina gli gett una occhiata
impaurita, e gli sbarr il passo.
Mi scusi, la prego, disse. C' qualcuno nella sua stanza.
 tornata? esclam Asa Heshel.
Chi? Oh, la studentessa di farmacia? No, senta. Dovr dormire
in un altro posto, stanotte. Ora le dico come deve fare.
Prenda il tram e vada da Hertz Yanovar. Adesso gli telefono.
 successa... una cosa inaspettata.  arrivato mio marito. Come
lei sa, aspettavo che mi concedesse il divorzio, e adesso, tutt'a un
tratto... Deve avergli dato di volta il cervello. Non avevo nessun
altro posto, dove metterlo. Un momento...
And in fretta al telefono, e cominci a tempestare sul gancio,
finalmente diede il numero. Hertz? Meno male che ti ho trovato.
Quando ti dir che cos' successo, ti verr uno svenimento.
Pensa,  arrivato Akiba! Acconsente al divorzio. Domani... che
cosa?... certo! Chi se lo aspettava.  arrivato a testa bassa, come
un toro in un negozio di porcellane. Ho creduto di morire... Che
cosa?... Nella stanza di Asa Heshel. Non mi fidavo, di lasciarlo
andar via. Non posso farmelo sfuggire. Oggi  di quest'idea, ma
domani potrebbe... Che cosa?.... Credo che non abbia un centesimo...
Dovremo pagare tutto noi, il rabbino, lo scriba, e tutto il
resto... Che cosa?... E allora dovrai farteli prestare... Che cosa?...
No, io non so a chi chiederli. Il banco di pegni apre sul tardi, e
poi, ormai non ho pi niente da impegnare. Quanto? Non lo so.
Almeno venticinque... Che cosa dici?... Hertz, ti scongiuro, non
peggiorare ancora le cose. Devi procurarteli. Forse Abram... Oh
Dio, non fossi mai nata!
Butt via il ricevitore, lasciandolo penzolare dal cordone; poi
lo prese e lo riappese al gancio. Si volt e torn da Asa Heshel.
Mi dica, la prego, disse, sull'orlo del pianto. Perch una disgraziata
deve trascinare cos la sua esistenza?
Posso prestarglieli io venticinque rubli, disse Asa Heshel. Si
mise una mano in tasca e ne trasse la banconota che Rosa Frumetl
gli aveva dato qualche giorno prima.
Signore Iddio! Dove ha preso una simile fortuna?  un angelo
che l'ha mandata! Si soffi il naso violentemente. Lei ha
un cuore enorme. Riavr il suo denaro presto, prima della fine della
settimana. Ora corra a casa di Hertz. Dobbie le preparer un
letto. Che cosa volevo dirle? Ah, s. Qualcuno le ha telefonato, due
volte. Hadassah, credo.
Che cosa ha detto? La faccia di Asa Heshel si fece cremisi.
Ha detto qualcosa, ma non ricordo con esattezza. Che lei doveva
telefonarle, o andare da lei, oppure... Mi scusi, ho una testa
che sembra una girandola. Ma non si preoccupi, chiamer di nuovo,
ne sono sicura. E grazie. Che Dio la benedica.

NOTE.

1. Un pezzo di pergamena sul quale sono scritti, in ventidue righe, i passi
del Deuteronomio VI, 4-9; e XI, 13-21; arrotolata in un astuccio di legno,
metallo o vetro, dev'essere attaccata allo stipite della porta d'ingresso,
in ogni abitazione di ebrei ortodossi. (N.d.T.).

2.

Alla Gnoyna, non lontano dalla casa di Hertz Yanovar, Asa
Heshel vide Abram. Se ne stava l in piedi, avvolto nella pelliccia,
col grosso colbacco in testa, facendo dei buchi nella neve con la
punta dell'ombrello. Quando vide Asa Heshel lo guard con
un'aria sollevata e grid: Sei arrivato finalmente! Stavo aspettando
te.
Aspettava me?
So tutto. Di Akiba. Dei venticinque rubli. Gina mi ha raccontato
tutto. L'ho chiamata al telefono. Mi ha detto che venivi
qui da Hertz a passare la notte. Ora ho scoperto che cosa sei.
Un filantropo. No, non salire su.  un manicomio, l dentro.
Quella tale, Hilda Kalischer, sta piantando un putiferio. Volano i
piatti come fossero uccelli. Stanno succedendo cose da pazzi.
Non capisco, disse Asa Heshel, sconcertato.
 semplice.  gelosa. Sono come due gatti dentro un sacco.
 un miracolo se non ne sono uscito con la testa rotta. Gli ha
messo le grinfie addosso, quella Kalischer. O che si  innamorata
di lui, o che ha bisogno di un professore per le sue pratiche di
magia nera. Non lo so. Probabilmente tutt'e due le cose mescolate
insieme. Dovevi sentire le cose che diceva. E quel citrullo...
piangeva come un castoro. Un vero spettacolo, te lo garantisco.
Puoi venire a casa mia, stanotte. Puoi dormire nel letto di mia
moglie. Non ti eccitare. Lei se n' andata. Mi ha piantato.  di
nuovo una vergine. E io uno scapolo. Ho deciso di andare all'estero,
a raccogliere fondi per una rivista che abbiamo fondato.
Credo di avertene parlato. Un progetto grandioso. Per giovani come
te, in modo che non debbano pi andarsene raminghi nelle grandi
citt senz'alcuna speranza. Gli daremo la preparazione per entrare
nelle universit. I pi dotati li manderemo all'estero.  probabile
che riuscir a far qualcosa anche per te. E molto presto,
anche. E ora dimmi di te. Come te la passi? Hai visto Hadassah?
Mi hanno ordinato di tenermi alla larga da lei. Non posso nemmeno
telefonarle.
Nemmeno io.
Come! Quando?
Le avevo telefonato, e mi ha risposto sua madre. Mi ha detto
di non azzardarmi a farlo mai pi.
Come vedi, siamo tutti e due nella stessa barca. Senti,  tardi,
ho bevuto parecchio, stasera... E ho la lingua sciolta. Perci
ti parlo senza tante strie. Secondo me, voi due vi siete
innamorati.
Asa Heshel non disse nulla.
Chi tace acconsente. Sono un vecchio donnaiolo, io.  come
un libro aperto per me. Mi accorgo di quel che sta succedendo
prima che se ne accorgano gli interessati stessi. Ma che senso ha,
visto che stanno per legarla a quel collotorto?
Mi ha telefonato, stasera. Due volte. E io non ero in casa.
Ah, s? Lo vedi che so quel che dico. Non ne vuol sapere di
quel Fishel, dell'intera faccenda della mikvah, di mettersi la parrucca
da matrona, e di suo nonno, della sua sporca azienda, di
tutte queste storie puzzolenti. Maledetti idioti. Prima mandano
le figlie alle scuole moderne, e poi pretendono che si dimentichino
di tutto ci che hanno imparato e diventino di colpo antiquate,
ortodosse, sottomesse massaie ebree. Dal ventesimo secolo devono
ripiombare nel medioevo. Ma dimmi di te. Come stai in salute?
Non lo so. Certe volte mi pare di non stare troppo bene.
Che cosa ti senti?
Mi duole la testa. E il cuore. Mi sento sempre stanco.
Alla tua et, non hai da preoccuparti del cuore. Sei un tale
miscredente che non credi nemmeno nelle tue energie. Non lo
dico per lusingarti, ma son sicuro che non c' ragione che tu non
debba diventare un medico, un professore, un filosofo, qualunque
cosa vuoi. All'aspetto, ti si prenderebbe per uno di questi baciapile
di provincia, eppure c' qualcosa in te che fa effetto sulle
donne. Mi puoi credere se ti dico che se fossi nei tuoi panni,
metterei il mondo sottosopra.
Le sono grato dei suoi incoraggiamenti. Se non avessi incontrato
lei, qui, non so come sarei andato a finire.
Il tuo destino non sarebbe cambiato. Io credo nel destino.
Che cosa vede Hadassah, in te? Sei un incredibile miscuglio.
Non credo che se ne far nulla.
Perch no? Getta il gabbano e sarai un vero europeo. Hadassah
ha intuizione, non dubitare. Cadrete l'uno nelle braccia dell'altro,
e poi vi farete a pezzi, vi sbranerete. Ma l'amore  cos. Se fossi
in te fuggirei con lei... In qualunque posto.
Erano ormai arrivati alla casa di Abram. Il portiere che venne
ad aprire il cancello del cortile emanava un forte puzzo d'alcool.
Abram gli domand se Stepha era rientrata, ma il portiere non
riusc a ricordarsi se le avesse aperto o no. Le scale erano al buio.
Abram accese un fiammifero. Apr la porta e si fece da parte per
far entrare Asa Heshel. Si ud uno squillo: era il telefono nello
studio. Abram fece il corridoio di corsa. Quando arriv a sollevare
il ricevitore gli girava la testa e si sentiva quasi svenire. A malapena
riusciva a tirare il fiato.
Pronto, pronto! Chi parla? boccheggi nel microfono. Qui
 Abram Shapiro.
Ma non si ud che silenzio, all'altra estremit del filo. Evidentemente
avevano riappeso.

3.

Mentre Abram Shapiro sistemava i letti, Asa Heshel and nello
studio. Presso la scrivania v'era uno scaffale a vetri.
Nella parte anteriore v'era una serie di volumi del Talmud rilegati
in pelle, con titoli dorati: il regalo di nozze di Meshulam
Moskat. I ripiani superiori erano pieni di Commentari, un Pentateuco,
volumi di Maimonide, un Codice della Legge, uno Zohar,(2)
e collezioni di sermoni. Ad Asa Heshel parevano anni che non aveva
pi tenuto in mano uno di questi libri.
Prese una copia del Primo Trattato del Talmud, la pos sulla
scrivania e l'apr. L'iniziale d'apertura era fastosamente decorata
con cartigli e fantasiosi svolazzi. Cominci a cantare sottovoce le
parole.
Ma guardatelo! esclam Abram. Legge il Talmud! Il richiamo
della foresta!
Era un secolo che non aprivo un libro ebraico.
Com' vero che son qui, anch'io ero uno studioso, una volta.
Quando sposai Hama, ricordo, recitai un intero capitolo a memoria.
Il vecchio era raggiante.
 anche lui un dotto, in queste cose?
Ne sa un po', ma non troppo.  mezzo chassid e mezzo antichassid.
Il vero studioso della famiglia  Moshe Gabriel, mio cognato.
Il marito di Lia. E Lia gli fa fare una vita d'inferno. Se gli
cpita di tornare tardi dalla casa di preghiere, non lo lascia entrare
in casa. E la figlia pi grande, Masha,  il ritratto sputato di sua
madre.
 una grossa famiglia?
Un vero esercito. Tipi di tutte le specie, come nell'arca di
No. Ma che cosa conta, il numero? Noi ebrei, credi a me, stiamo
costruendo sulla sabbia. Viviamo nell'aria. Non abbiamo nessuna
possibilit, fintanto che stiamo qui.
Lei crede davvero nella Palestina?
Perch? Tu non ci credi?
Che cosa faremo se i turchi rifiutano di cederla? Non potremo
obbligarli.
Dovranno cederla. Esiste una logica della storia. Andiamo a
letto.  l'una e mezzo. Non riesco a immaginare chi potesse telefonare
a quest'ora.
Nella stanza da letto, Abram cominci a svestirsi. Asa Heshel
rimase per un pezzo chino a slacciarsi le scarpe, vergognandosi di
spogliarsi in presenza dell'altro. Solo quando Abram usc dalla
stanza per qualche minuto trov il coraggio; si spogli in fretta
e furia e s'infil nel letto di Hama. I due letti erano disposti ad
angolo retto, alla vecchia maniera. Abram sospirava e si rivoltava
facendo gemere le molle del letto.
Che idea folle, quell'Akiba... Piombare in casa di Gina in
piena notte, si pu dire, disse. L'hai visto, quel disgraziato?
No.
Lo conosco fin dai tempi di Bialodrevna, quando stava col
suocero, il rabbino. Non facciamo altro che cose sballate, noi ebrei.
Facciamo sposare una mosca con un elefante. E ne vengono fuori
storpi, mentecatti, schlemiel. Ah, l'Esilio, l'Esilio!  quello che
ci ha demoralizzati.
In meno di cinque minuti Abram cominci a russare. Asa
Heshel si agitava irrequieto, spinse via i guanciali, li riprese, si tirava
su la coperta, la respingeva, e non riusciva a prender sonno.
Gli sembrava che la pendola nella stanza accanto scandisse il tempo
a un ritmo furioso. Abram aveva ragione. L'unica cosa da fare
era di andarsene all'estero, lasciare la Polonia. Anche lei doveva
andarsene... se non voleva che le tosassero la testa e le mettessero
una parrucca da matrona, e l'immergessero nel bagno
rituale.
Si volt verso il muro e si assop. D'un tratto sussult. Aveva
udito una chiave girare nella serratura della porta d'ingresso.
 la figlia di Abram, si disse; aveva udito Abram chiedere di
lei al portiere, quando erano arrivati. Ascolt, tutto teso. Ud i
suoi passi energici avvicinarsi lungo il corridoio. La ragazza sbadigli,
poi mormor qualcosa tra s in polacco. Attraverso la
porta semiaperta vide accendersi una luce in un'altra stanza; poi
spegnersi di nuovo. La stanza si spalanc e vide la sua figura sulla
soglia. Si era tolta il vestito e stava l, in busto e sottoveste.
Pap, dormi? disse.
Abram sobbalz.
Che cosa? Chi ?
Pap, scusami, ti ho svegliato.
Che cosa vuoi? Che ora ?
Non  molto tardi. Pap, come faccio? Non ho un soldo.
E proprio adesso dovevi dirmelo? Non potevi aspettare sino a
domattina?
Devo uscire presto.
Per far che? Io non ho un centesimo.
Ho un debito con la sarta. Ho le scarpe rotte.
Parla piano! Non sono solo. C' un giovanotto che dorme
nell'altro letto. Com' che si chiama... Quello che abita da Gina.
E con ci? Io ho bisogno di dieci rubli.
Non ho neanche dieci copechi.
Se non vuoi che vada dal nonno.
Ormai per me non fa pi molta differenza. Me ne vado
all'estero. Sono un fallito sotto diversi punti di vista.
Pap, tu sei ubriaco.
Chi  quello studente con cui vai in giro?
Come fai a sapere che  uno studente?
L'ho visto.
Riesci sempre a vedere tutto. Be',  un tipo straordinario.
Sta per laurearsi in medicina. Un parlatore molto interessante.
Sono tutti dei bei parlatori, ma quando si viene al dunque,
scappano come lepri.
Come Stepha stava per rispondere, squill il telefono. Abram
balz dal letto e corse a piedi nudi nell'altra stanza. Asa Heshel
lo ud gridare nel microfono, ma non riusc a capire che cosa stesse
dicendo. Dopo quasi un quarto d'ora Abram torn.
Si accost al letto di Asa Heshel. Ragazzo, dormi?
domand.
No.
Hadassah non  tornata a casa, stasera. Quell'idiota di Nyunie
le aveva dato uno schiaffo. Scemo maledetto.

NOTE.

2. Opera fondamentale della Cabbala. (N.d.T.).

4.

Quando Asa Heshel apr gli occhi il sole brillava attraverso le
tendine della finestra. Abram era gi alzato. Indossava una vestaglia
colorata, che gli si apriva sul petto peloso.
Alzati, fratello! grid.  il giorno del giudizio! I pesci
nell'acqua tremano.
Che ora ?
Che importa? Dacha ha telefonato di nuovo; Hadassah 
scomparsa. Probabilmente avr passato la notte dalla sua amica
Klonya, che abita a Praga. Ma non hanno il telefono. Che
ragazza!
Asa Heshel sapeva che avrebbe dovuto alzarsi, ma non avendo
n pantofole n veste da camera, si vergognava di andare in cucina.
Si domand se Stepha fosse ancora in casa, ma era troppo
imbarazzato per chiederlo. Aspett che Abram uscisse dalla stanza,
si vest e si guard allo specchio del com. Gli era spuntata un
po' di barba. Nonostante tutti i suoi guai sembrava aver messo
su un po' di carne, dal suo arrivo a Varsavia. I capelli biondi rilucevano.
Alz le braccia, le pieg, e sorrise. Aveva fatto un po'
di muscoli. E la dormita, sia pure interrotta, lo aveva ristorato.
Ebbene, che cosa stai ad almanaccare? Va' in cucina e lvati,
disse Abram dalla porta. And in cucina. C'era Stepha,
in sottana, con una blusa bianca con le maniche corte, i piedi
nudi infilati in un paio di ciabatte. Stava lavando delle calze in
un bacile; e strofinava cos energicamente che produceva delle bolle.
Guard Asa Heshel curiosamente, valutandolo da capo a piedi,
e poi disse: Dunque,  lei.
Le faccio mille scuse.
Si lavi pure. Io non guardo. Mi chiamo Stepha. Lo avevo
visto in casa di mio nonno, ma aveva un'aria tutta diversa. Ecco
il sapone.
Mille grazie.
Mio padre parla di lei giorno e notte. Non si lasci prendere
per il naso da lui. Qualunque cosa le dica, lei faccia sempre il
contrario.
Asa Heshel si lav in fretta e se n'and dalla cucina. Nel corridoio,
Abram lo ferm. Mangiamo qualcosa in fretta, disse,
e poi andiamo a cercare Hadassah. A casa di Klonya. Bench
immagino che Dacha ci arriver prima di noi.
Condusse Asa Heshel in camera da pranzo. Sul tavolo c'erano una
mezza pagnotta, un po' di formaggio, e delle aringhe. Mangiarono
in fretta, Abram masticava veloce coi suoi denti robusti. Stepha
andava e veniva. Guardava Asa Heshel curiosamente, come se
avesse voluto dirgli qualcosa, se non ci fosse stato suo padre.
Poi scomparve in cucina, dove la si ud cantare una canzone polacca,
con una voce alta e forte. Terminato il pasto, Abram and
nello studio a telefonare. Chiam Ida, Dacha, un avvocato suo
amico, Hertz Yanovar e Gina. Akiba si era sentito male, durante
la notte, e avevano dovuto chiamare un medico. Non erano ancora
sicuri se si era trattato d'indigestione, o di un attacco di un qualche
male. Bisognava rimandare il divorzio. Yanovar disse ad Abram
che Hilda Kalischer era partita per Otwotsk, la mattina presto,
per andare a trovare sua madre. Non so proprio che cosa fare,
disse Hertz al telefono. Non riesco a riflettere, in tutta questa
confusione. Dacha non era in casa. Aveva risposto Shifra, la domestica.
Disse che Dacha era gi uscita per andare a Praga; il telefono
aveva suonato prima che lei uscisse, ma quando Shifra aveva
risposto, dall'altra parte avevano riattaccato; doveva essere
Hadassah. Una vera sciocchezza, si lamentava Shifra. Piglier
freddo e si ammaler di nuovo ai polmoni. Ida era uscita per
fare delle spese. Zosia disse ad Abram che la sua padrona era rincasata
presto, la sera prima, verso le dieci ed era parsa molto nervosa.
Sapeva gi che Hama aveva lasciato Abram, e aveva atteso
con impazienza che lui le telefonasse o venisse a trovarla.
Abram usc dallo studio pieno di energia. Le cose si muovono,
mormor. Niente gli piaceva di pi quanto l'eccitazione, il
movimento. Godeva persino del fatto di non avere un soldo in
tasca, e di avere forse la polizia alle calcagna. L'avvocato gli aveva
detto che la pena per aver falsificato una firma poteva arrivare
fino a tre anni. Non importa, aveva pensato, il vecchio non sarebbe
arrivato fino al punto di mandarlo in prigione. Non ho preso
i soldi a un estraneo, ma al nonno delle mie figlie. Qualsiasi
persona perbene della sua et sarebbe morta da un pezzo perch
gli eredi potessero godersi il suo denaro. Avanti, ragazzotto,
andiamo, disse ad Asa Heshel. Prima di tutto dovr trovare
cinquanta rubli in prestito. Ieri mi sono stati promessi; poi voglio
procurarti un vestito decente, a credito. E ti ci vuole anche
un cappello nuovo. Poi andremo a cercare la principessa perduta.
Ho un mio piano. Aspetta e vedrai. Cuciner un piattino da far
leccare i baffi a tutta Varsavia.
I due uscirono in strada. Era una giornata dolce ed assolata.
Le massaie sprimacciavano i guanciali ai davanzali sul cortile.
Domestiche gettavano secchi d'acqua contro i vetri delle finestre.
Nell'aria c'era un aroma di latte e di pane fresco. Abram domand
ad Asa Heshel se avesse denaro.
Tre rubli.
Dammeli.
Abram chiam un droshky e vi salirono. Si recarono all'Elektralna,
dove un vecchio amico di Abram aveva un negozio di abiti
fatti. La strada era affollata di automobili, di droshky e di biciclette.
Stava passando un funerale. In testa marciava un prete
tarchiato con una cotta orlata di merletto, che mormorava su un
libro di preghiere. Dopo di lui venivano quattro uomini in zimarra
orlata d'argento, col tricorno in testa e una lanterna in mano.
Suonava una campana. I passanti si toglievano il cappello e si
facevano il segno di croce. Uno stormo di piccioni sorvol il corteo
e si pos a becchettare lo sterco dei cavalli.
Il negoziante amico di Abram era un ometto basso e tarchiato,
con una grossa pancia rotonda. Abbracci Abram e lo baci su
entrambe le guance. Abram gli sussurr qualcosa all'orecchio.
Asa Heshel usc dal negozio con un vestito nuovo di zecca. Il negoziante
fece un pacco del vestito vecchio e lo ripose dietro il banco.
Abram si fece prestare un paio di rubli dal suo amico e compr
un cappello ad Asa Heshel in un negozio a pochi passi di l.
Poi i due andarono da un barbiere, dove Asa Heshel fu rasato,
gli furono tagliati i capelli, nonch profumato con acqua di colonia,
mentre il padrone in persona spuntava la barba ad Abram. Asa
Heshel si rimir nel grande specchio. A malapena si riconobbe.
In parola mia, sembri il conte Potocki! esclam Abram,
raggiante. Chiunque ti prenderebbe per un goy!
Aveva ragione. Spogliandosi delle sue vesti chassidiche, Asa
Heshel si era anche spogliato del suo aspetto ebraico.

5.

Era quasi mezzogiorno quando il droshky si ferm davanti alla
casa di Klonya, in Praga. Abram mand su Asa Heshel a chiamare
la ragazza; lui rimase nella carrozza. La famiglia di Klonya abitava
al secondo piano. Asa Heshel sal la scala ben tenuta. Buss.
Gli apr una ragazza prosperosa, con due grosse trecce bionde. Portava
un camiciotto di alpaca. Aveva un ditale infilato a un dito, e
stringeva un ago infilato.
Abita qui la signorina Klonya? disse Asa Heshel.
Sono io, Klonya.
Lo zio di Hadassah  di sotto, in un droshky. La prega di
scender gi un momento.
Quale zio? Abram?
S.
Hadassah ha passato la notte qui, ma ora se n' andata. Lei
...?
Sono quello a cui d lezioni.
Gli occhi della ragazza sorrisero. L'avevo riconosciuto subito.
Me l'aveva descritto esattamente. Peccato che non sia arrivato
un'ora fa.  venuta sua madre. Non  la prima volta che passa
la notte qui da noi. Venga dentro un momento.
Mi scusi, ma il signor Shapiro ha fretta.
Solo un momento. Voglio soltanto presentarla a mia madre.
Lo prese per un braccio e lo tir dentro; lo precedette per un breve
corridoio e lo introdusse in una grande stanza. Appesi a una
parete c'erano una testa di cervo dalle grandi corna, un vecchio
fucile da caccia a doppia canna, e due ritratti in una cornice dorata
di un giovanotto con grossi baffi, e d'una donna dall'ampio seno,
i capelli raccolti in uno chignon. Contro la finestra era appesa
una gabbia con un canarino, e sotto di essa c'era una macchina per
cucire. Sopra un cassettone era appesa un'immagine di Ges, con
la barba riccioluta e una corona di spine in testa. Sotto, ardeva
un lumino rosso. Un grosso cane da pastore era allungato sopra
un sof mal ridotto, da cui uscivano ciuffi di crine. Alla vista di
Asa Heshel l'animale cominci a brontolare, ma una donnetta
grassa e rotonda, con un generoso doppio mento, grid: Zitto!
Cuccia!
Mamusha, questo  quel giovane signore che prende lezioni
da Hadassah. Lo zio di Hadassah, lo zio Abram,  da basso in un
drosbky.
Perch non  salito? Questa  una casa rispettabile.
Onoratissima di conoscerla. Hadassah  come se fosse figlia mia. Non 
una ragazza,  un fiore. Intelligente, e bella come il sole in cielo.
Fortunato l'uomo che si prender un angelo come quello. E lei,
giovanotto? Mi dicono che  venuto a Varsavia per studiare.
S. Ho appena cominciato.
Non c' niente di meglio dell'istruzione. Qualunque cosa uno
sia, ebreo o cristiano, se ha un'istruzione, tutti si levano il cappello.
Hadassah non  fatta per uno di quei parrucconi di chassid.
 una ragazza troppo delicata. Quel campione di via Gnoyna, quel
commerciante di olio, coi ricciolini, non  il tipo per lei.
Oh, mamma, quanto parli.
Io sono una che dice quel che pensa, senza tante storie.
Hadassah mi racconta tutto, anche se  di carattere cos riservato.
Gliel'ho detto chiaro: ai genitori bisogna obbedire, va bene, ma il
cuore viene prima di tutto.
Mentre sua madre parlava, Klonya si era aggiustata i capelli,
aveva indossato il soprabito e aveva preso un lucente portamonete
col manico di ottone. Asa Heshel salut la signora, che gli porse
una mano paffuta, indurita dai lavori di casa, dicendogli di tornare
a trovarla. Il cane balz gi dal sof e venne ad annusare le
caviglie di Asa Heshel dimenando la coda. Per le scale Klonya
disse: Hadassah torner qui all'una.
Dov' andata?
A far domanda per un posto. C'era sul giornale.
Lui rimase al cancello del cortile, mentre Klonya parlava con
Abram. Abram gesticolava, si accarezzava la barba, si strofinava
la fronte. Chiam Asa Heshel.
Hadassah torner all'una. Ora sono le dodici e venti. Tu
aspettala qui. Non farla andar via. Io torno tra un'ora.
Abram parlava in polacco, perch Klonya potesse capire, e a
voce cos alta che i passanti si voltavano. Fu deciso che Asa Heshel
avrebbe aspettato nel ristorante l di fronte; Klonya gli avrebbe
mandato Hadassah appena fosse arrivata, e insieme sarebbero rimasti
ad aspettare Abram. Il conducente del droshky cominci a
mostrare segni d'impazienza, schioccando la frusta e brontolando
insolenze al cavallo. Ben presto la carrozza ripart portando via
Abram. Klonya disse qualcosa ad Asa Heshel, ma bench egli
udisse tutte le parole distintamente, non parve in grado di metterle
insieme. Il pavimento del ristorante era cosparso di segatura.
Un acuto odore di birra e di fritto pungeva le narici. Il locale
era vuoto, i tavoli erano coperti da sporche tovaglie. Asa Heshel
sedette. Un uomo basso e tarchiato si fece subito da lui. Aveva
le maniche della camicia rimboccate sopra il gomito.
Che cosa comanda?
Asa Heshel avrebbe voluto dire: Una birra, ma invece disse:
Un t.
Questa non  una sala da t.
Un bicchiere d'acquavite, allora. Fu sorpreso dalle sue proprie
parole.
Qualcosa da mangiarci insieme?
S.
Salsicce?
Benissimo.
Immediatamente se ne pent. Naturalmente le salsicce non sarebbero
state kasher, ma ormai era troppo tardi. L'uomo torn
con un bicchiere e due grosse salsicce su un piatto. Guard Asa
Heshel con i suoi acuti occhi grigi.
Di dov', lei? domand.
Sto a Varsavia.
In che via?
In via Shviento-Yerska.
Che cosa fa per vivere?
Sono studente.
In che scuola va?
Studio privatamente.
Con un rabbino?
Con un'insegnante.
Perch non torna in Palestina?
Il trattore avrebbe certo continuato nel suo interrogatorio di
terzo grado, ma una ragazzetta scalza, con la faccia piena di efelidi
venne a chiamarlo dall'altra stanza. Asa Heshel sorseggi il liquore
aspro. Gli bruci la gola e gli fece salire le lacrime agli occhi. Infilz
una salsiccia e vi diede un morso. Sono perduto, comunque,
pens. S, Abram ha ragione. Devo andarmene dalla Polonia. Se
non in Palestina, in qualche altro paese dove non vi siano leggi
che proibiscano agli ebrei di andare all'universit. Ah, se Hadassah
venisse con me! Devo riflettere su tutto questo.
Vuot il bicchiere d'acquavite e si sent assalire da un'ondata
di caldo; gli girava la testa. Non ud la porta che si apriva, n vide
entrare Hadassah. Ella rimase sulla porta aperta, indossava un
lungo palt dal collo di pelliccia, e in testa portava un berretto di
velluto nero. Teneva un giornale sotto un braccio. Il suo viso,
in questi ultimi giorni, si era fatto ancora pi pallido, come si
fosse appena alzata dopo una malattia. Lo salut con un cenno
e un timido sorriso, gli occhi fissi su di lui. Il vestito nuovo lo
cambiava a tal punto da renderlo quasi irriconoscibile. Soltanto il
cravattino a nastro le ricord il giovane acerbo di qualche giorno
prima.

6.

Quando Asa Heshel disse ad Hadassah della sua decisione di andare
in Svizzera, gli occhi della ragazza s'inumidirono.
Portami con te. Qui non ci resisto pi. Il sangue le afflu
alle guance. Le sue piccole mani, nei guanti neri giocherellavano
nervosamente col posacenere di metallo. Continuava a gettargli
delle occhiate e poi stornava lo sguardo altrove. Ad Asa Heshel
parve che in questi ultimi due giorni si fosse fatta pi matura.
Lei continu a parlare, raccontandogli come suo padre fosse stato
preso da una collera incontrollabile, come sua madre si fosse messa
dalla parte del nonno, come tutta la famiglia, ormai, s'immischiava
in questa faccenda: zii, zie, cugini, la nuova moglie del nonno,
perfino Koppel. Niente le andava dritto. Perfino quell'offerta di
lavoro si era dimostrata inutilizzabile. Quella signora pretendeva
che, oltre a badare al bambino, lei dovesse anche lavare la
biancheria.
Vi fu una lunga pausa. Poi lei disse: Parti davvero, o  soltanto
un progetto?
Se tu venissi con me, partirei oggi stesso.
Ti sei appena messo degli abiti cittadini e gi parli come un
uomo di mondo.
Lo dico sul serio. Con tutto il cuore.
Ma occorre un passaporto per attraversare il confine.
Ci sono dei modi per farne a meno.
Non so proprio. A casa, sono tutti furibondi contro di me.
Perfino Shifra. Non mi lasciano un minuto in pace. Non posso
neanche leggere un libro. Ma non me ne importa. Non possono
costringermi a prenderlo. Preferirei morire, piuttosto. Ho perfino
pensato di farla finita sul serio.
Hadassah, non dire queste cose!
Lo avevi detto tu stesso, che il suicidio  la pi grande affermazione
di libert per l'uomo.
Ma non intendevo in un caso come questo.
Non mi fa nessuna paura. Quando ero in sanatorio mi sono
conciliata con l'idea della morte.
Arriv il trattore. Vedendo una ragazza al tavolo, si arricci la
punta di un baffo e disse: Che cosa ordina?
Io... non lo so, disse nervosamente Hadassah. Fa cos
freddo, qui dentro.
Suggerirei una minestra, alla signorina. Pronta, appena fatta...
Riso e pomodori.
Va bene.
Anche per lei? Asa Heshel scosse la testa, e l'uomo se ne
and.
C' un tale sconvolgimento in tutto, continu Hadassah.
Se ti guardo, ti riconosco appena.
Io stesso, quasi non mi riconosco.
Hai fatto una buonissima impressione a Klonya e a sua madre.
Sono arrivata un momento dopo che tu eri andato via. Non
ho dormito mai, questa notte, e neanche la notte scorsa. Ti ho
telefonato due volte, ma tu non eri in casa.
 arrivato il marito di Gina. Ho passato la notte da Abram.
Tutto  cos complicato. Mia zia Hama se n' andata a stare
dal nonno. Hai conosciuto Stepha?
S.
Che cosa ne pensi?
 come suo padre.
S, hai ragione. Mi hanno detto che tu avevi telefonato e mamma
ti ha detto di non telefonare mai pi. Ero cos sconvolta che
ho pianto. Shifra, me l'ha detto.
Non era mica colpa tua.
Arriv il trattore e pos una scodella di minestra davanti ad
Hadassah. Lei prese il cucchiaio.
Che cosa studierai in Svizzera?
Matematica.  la cosa che mi piace di pi.
Pensavo andassi pazzo per la filosofia.
I filosofi non sanno niente. Bisogna ricorninciare tutto da
capo.
A me, pi di tutto, interessa la biologia. Mi piace lavorare col
microscopio. Sono sicura che dopo un po' pap ci ripenserebbe, e
mi manderebbe un po' di soldi.
Anch'io ne sono persuaso.
Quanto coster il viaggio?
Meno di cinquanta rubli. Io ho gi venticinque rubli. Li ho
imprestati, ma me li renderanno.
A chi? Oh, non ha importanza. Io ho due anelli con brillante
e un orologio d'oro. Valgono diverse centinaia di rubli.
Dunque ci pensi sul serio! Ma loro non ti lasceranno andare
di certo.
Qual  l'alternativa? Restare qui e sposarmi. Prese una cucchiaiata
di minestra, la port alle labbra, poi la rimise intatta nel
piatto.
Non ti piace la minestra?
S. Ho sempre sentito che sarebbe venuto un giorno in cui
avrei dovuto lasciare tutto dietro di me. Cammino per casa come
se fosse una nave abbandonata. Pochi giorni fa ho sognato che tu
partivi; eri su un lungo treno coi finestrini coperti da tendine. Io
lo rincorrevo... ma era troppo tardi.
Anch'io ho sognato te, disse lui arrossendo. Eravamo insieme,
soli, su un'isola, vicino a un ruscello; eravamo distesi
sull'erba, e tu mi leggevi un libro.
Ho sempre sognato di stare in un'isola, fin da bambina.
Lei si fece d'un tratto silenziosa. Si prese il labbro inferiore
tra i denti, sorridendo. Un sorriso remoto. Poi il suo volto prese
un'espressione di profonda seriet. Un pensiero che gi aveva
avuto prima, di nuovo colse Asa Heshel. Come posso aspirare
a lei? Lei  tutta piena di fede, io pieno di dubbi. Le far soltanto
del male. Fece per dire qualcosa, ma la porta si apr ed entr
Abram, battendo i piedi, il colbacco di pelliccia sulle ventitr, il
solito sigaro piantato tra i denti. Rimase per un momento sulla
soglia, guardando la coppia, poi grid:
Dio mio! Il mondo  sossopra e loro se ne stanno l come due
colombi! Ma guardateli, se non sembrano Giulietta e Romeo!
Zio! Hadassah si alz e gli corse incontro, quasi rovesciando
la scodella della minestra.
Lui la prese fra le braccia e la baci. Poi, scostandola da s,
grugn: Fatti guardare, ereditiera perduta, principessa incantata.
Tua madre va in giro come una pazza.  convinta che tu sia in
fondo alla Vistola, ormai. Va' subito a telefonarle, hai capito?
Sull'istante.
Non c' telefono, qui.
E va bene, le telefoner io. Ce n' uno poco distante di qui.
Anche se tuo padre ti aveva mollato un ceffone, dove s' mai
visto, una ragazza che scappa di casa! Mio padre, una volta, per
poco non mi ammazzava. E non aveva torto.
Mamma  gi stata da Klonya. Lo sa che ho dormito l.
Questa non  una scusa. Ahim, ahim! Questa nuova generazione!
Pensare che io, ai tempi miei, credevo di fare chiss che
cosa.
Mentre Abram parlava, Asa Heshel aveva fatto in modo di far
sparire le salsicce buttandole sotto il tavolo, in modo che Abram
non vedesse che cosa aveva mangiato. Un gatto ch'era stato finora
in attesa all'altra estremit della stanza, balz gi dalla sedia e
spolver tutto. Il trattore, udendo la voce di Abram, venne fuori
dall'altra stanza.
Niente paura, tuon Abram. Questi sono figli miei. Date
a me il conto, pago io.
Prese un rublo d'argento dalla sua borsa e lo gett sul tavolo.
Il trattore si gratt la fronte. Ecco come andavano le cose.
Lasci entrare un ebreo in un posto, e ne arrivano altri cento,
come mosche, e il posto diventa una gabbia di matti. La minestra
era ancora l intatta. Il gatto stava masticando le salsicce. Una
banda di diavoli, erano, questi ebrei, vestiti come figurini. I giornali
avevano ragione; questa gentaglia si sarebbe mangiata tutta
la Polonia come un esercito di cavallette, peggio dei moscoviti
e degli svevi, erano. Avrebbe avuto voglia di dire qualcosa d'insolente,
ma poi ci rinunci. Quell'omaccione dagli occhi focosi, il
colbacco in testa, e la barba nera, sembrava uno che non si lasciava
bagnare il naso da nessuno.
Diede il resto ad Abram, ottanta copechi. Abram prese una
moneta da dieci copechi e la gett sul tavolo. Bevetevi un bicchiere,
tuon. Salute!

7.

Quando Abram ud che Asa Heshel pensava di andare in Svizzera
e che Hadassah voleva andarci anche lei, la guard sbalordito.
Era proprio quel che pensavo di suggerir loro, pens sorpreso.
Come hanno fatto a capirlo? Non credo proprio d'avergliene
fatto parola. Dev'essere un caso di telepatia, decise. Disse forte:
Non  cos semplice.
Asa Heshel dice che ci vorranno appena una cinquantina di
rubli, e che il passaporto non  necessario.
E che cosa farai, l? Anche in Svizzera bisogna mangiare,
no?
Guadagner qualcosa. E pap mi mander un po' di denaro.
E se non te lo manda, che cosa farai? Gli dirai brutto
cattivo?
Me lo mander.
Bene, fa' come vuoi. Non sei pi una bambinetta. Alla tua
et mia madre aveva gi tre figli.
Passeggiava con Hadassah su e gi sul marciapiede davanti al
ristorante. Asa Heshel era andato a comprarsi una cravatta; Abram
aveva insistito che il nastrino chassidico era ridicolo, ora che portava
vestiti cittadini.
Tirava furiosamente al suo sigaro.
Dunque,  cos, brontol. Senza il mio consiglio. Ti avverto,
prima che salti il fosso. Non precipitare le cose. Lui non
ha niente da perdere, ma tu! Supponiamo che ti ammali, Dio non
voglia. Sarai completamente sola.  anche vero, adesso che ci
penso, che l'aria della Svizzera pare faccia bene ai deboli di petto.
Ci vanno da tutte le parti.
Lo vedi, zio?
Ma comunque, devi rifletterci. Una ragazza della tua et,
una ragazza rispettabile, di buona famiglia, andarsene a questo
modo! Tuo nonno far il diavolo a quattro. A tua madre le dar
di volta il cervello. Pensa, le chiacchiere del vicinato! Ti chiedo
solo un favore: non dir nulla! Io non ho sentito neanche una parola,
e non voglio sapere niente. Scusami, ma da quest'orecchio
non ci sento. Del resto, anch'io me ne vado all'estero. Se ci capitasse
d'incontrarci, allora s, che faremmo festa!
La faccia di Hadassah s'illumin.
Quando parti? Dove vai? esclam. Oh, ma tu vuoi soltanto
scherzare!
Che cosa c' di tanto straordinario? Anche un cavallo pu
andare all'estero, no? Te ne ho parlato, della nuova rivista che
vogliamo fondare, no? Hertz Yanovar sar il direttore, e io l'editore.
Dobbiamo raccogliere cinquantamila rubli. Io girer dappertutto.
Verr anche in Svizzera.
Ma  proprio vero? Hadassah salt dalla gioia. Sarebbe
splendido! Potresti stare da me.
Mille grazie. So gi dove alloggiare. Ma guardatela! Innamorata
e scalpitante come un vitello. Che cosa credi che sia, la
Svizzera? Cielo, terra, e acqua, come dappertutto.
Qui non ci resisto pi.  insopportabile. Giorno e notte,
Fishel, Fishel. Mi toglie il fiato. E poi, voglio studiare. L una
ragazza pu prendere una laurea, diventare dottoressa.
E che cosa credi di fare, una volta che tu sia dottoressa? Fare
un clistere a qualche vecchio ebreo? Meraviglioso! Comunque,
tutto questo non mi riguarda. Se proprio vuoi andare, va'. E Asa
Heshel? Che intenzioni avete? Di sposarvi?
Che bisogno c'? Studieremo tutti e due. E dopo vedremo.
Quel che sar sar.
Che cosa intendi con "dopo"? Ci vogliono sette anni per laurearsi
in medicina.
E con ci? Non siamo poi cos vecchi.
Idioti! Potessi cascare morto se ti capisco. O che tu sei una
bambina in fasce o che io sono un vecchio rimbambito. Mio Dio,
che generazione! Non so pi in che mondo vivo.
Zio caro, quanto ti voglio bene! Se sentir la mancanza di
qualcuno, sar la tua e quella della mamma.
Io gi la sento, la tua mancanza.  troppo per me, tutto questo.
Partire cos all'improvviso! Lasciare Varsavia! Mi pare insensato.
Andare a passar le acque per un paio di mesi, o Dio sa
dove. Ma lasciare casa, famiglia, tutto...
Te l'ho gi detto che non ci resisto pi.
E va bene, parti, allora. Bon voyage, mandami una cartolina
qualche volta. Che acqua cheta, quell'Asa Heshel! Sono proprio
pentito di essermelo tirato dietro.
Ma se non facevi che cantare le sue lodi!
Adesso che ci penso, tuo nonno se lo merita, tutto questo.
La smetter di credersi il padreterno, lui e quel suo Koppel. In
linea di principio, tu hai assolutamente ragione. Non si pu trascinare
al matrimonio una ragazza contro la sua volont. Con tutto
ci, non capisco come tu possa prenderla cos alla leggera.
Anche un uccello ritorna al suo nido.
Anch'io torner... Quando avr finito gli studi.
S, fra sette anni! Ah, giovent, giovent! Vi brucerete le ali.
Tutti e due. Ma  affar vostro. Solo, non venire a chiedermi consiglio,
non raccontarmi nulla. Ma tanto daranno la colpa a me in
ogni caso.
Tir un'ultima boccata dal suo sigaro, lo gett nel rigagnolo, e
fece per andarsene. L vicino c'era un cieco che suonava la fisarmonica.
Abram trasse di tasca una moneta e la gett nel cappello
del mendicante. Poi si volt, il cappotto sbottonato, il colbacco
di sghimbescio, e torn indietro.
Bene, se proprio te ne vai, grid ad Hadassah, salutami,
almeno!
Dio mio, non parto mica oggi! Perch sei cos sarcastico?
Dov' Asa Heshel? Quanto ci vuole per comprarsi una cravatta?
Ho fatto un bel lavoro! Lo nutro, lo vesto, e lui scappa
con mia nipote. Come in una commedia di Shakespeare. Se vuoi
che ti dica la verit, non gli affiderei mia figlia Stepha.
Come sei incoerente.
 un avventuriero. Non che gli voglia male, ma  proprio
cos. Ieri scappa via dalla sua citt, oggi scappa via da Varsavia.
Domani scapper via da te. Nemmeno io sono un angelo, lo ammetto,
ma con tutto ci non voglio veder soffrire la mia carne ed il
mio sangue.
Non avr nessun bisogno di scappare da me. Io sono
indipendente.
Oh, ne ho gi visti dei tipi orgogliosi come te. Ma quando si
ritrovano con un bambino in braccio, abbassano la cresta, credi
a me.
Non ti preoccupare per me. Tanto io non mi sposer, in
ogni modo.
E allora, che cosa? Libero amore?
Il matrimonio  una beffa.  tutto una falsit, dal principio
alla fine.
Che cosa ti ha preso, tutt'a un tratto? Hai letto Arzybascev?
O sono idee di Asa Heshel?
Che importanza ha?
Ahim, leggono un paio di libracci, e poi vedete l'effetto!
Vuoi che ti dica la verit? A me pare che tu non ti renda conto
di quanto sia grave questa storia.
Non  affatto cos.
Ma che cosa sei? Socialista? Nichilista?
Lo so, tu mi consideri ancora una bambina. Ma io ho riflettuto
molto.
E che cos'hai concluso, buon Dio? Dimmelo! Dimmi tutto!
Lo sai benissimo. Non far l'ipocrita.
Che cosa dici! Be', hai ragione, lo ammetto. Forse parlo per
pura gelosia.
Oh, zio, smettila di dire queste cose. Io ti vorr sempre
bene.
Dammi pure del pazzo, ma credimi, per tutta la vita ho desiderato
l'amore vero. Tua zia Hama non si pu certo dire che
sia un'Amanda. Ho avuto un mucchio di storie amorose, d'ogni
sorta, ma qui... qui... Abram si batt grandi colpi sul petto.
Io sono un idealista. E d'un tratto, salta fuori un illustre sconosciuto
e si porta via la preda agognata. Be', non ho pi voglia
di aspettarlo. Ho mille cose da fare. Tieni, questa  la chiave del
mio appartamento. Di' al tuo eroe che fintanto che Akiba sta da
Gina, lui pu stare a casa mia. Scusami se mi sono eccitato cos.
 colpa del mio mal di cuore.
Dovresti andare dal medico. Non dovresti strapazzarti cos.
Che importa? Sono trent'anni che mi vado strapazzando cos,
non posso fermarmi tutt'a un tratto, come un treno espresso.
Telefonami stasera, o domattina presto.
S, zio. Ti voglio bene, lo sai, ma se restassi qui dovrei sposare
Fishel.
Hai ragione. Vieni qui, lascia che ti dia un bacio. Se tuo
nonno, almeno, avesse la buona idea di chiudere finalmente gli
occhi...
Oh, vergognati. Hadassah gli gett le braccia al collo e
lo baci sulle guance. Abram si sent salire le lacrime agli occhi.
Aveva la strana sensazione ch'era lui il responsabile di tutto ci
che stava succedendo; anche se interessarsi dei fatti altrui non
gli aveva mai procurato altro che guai. Deve esserci proprio
un demonio, in me, pens. Un droshky si avvicin. Abram si
strapp dalle braccia di Hadassah e vi sal. Agit una mano, poi
diede al vetturino l'indirizzo di Ida. Che cosa succede, oggi?
pens. Speriamo che non mi venga un attacco. Dal taschino
della giacca trasse una scatoletta di pillole e ne ingoi due. Disse
al vetturino di fermare da un fioraio, entr, e compr un mazzo
di rose per Ida e un mazzolino di fiori gialli per Zosia; dopo
tutto, gli aveva appena imprestato cinquanta rubli. Ida non era in
casa, quando era stato l, poco prima. Ora decise di trascorrere
da lei il resto della giornata.
Succeda quel che succeda, pens. Pi di una volta non
si muore.
Alla casa di Ida, il portiere lo guard curiosamente, mentre lui
attraversava il cancello con i due mazzi di fiori. Una donna gentile,
le spalle coperte da uno scialle, una gavetta fumante in mano,
scosse la testa con aria cupa. Lei, una buona cristiana, doveva
farsi a piedi tutta la strada fino alla fabbrica per portare la colazione
a suo marito, mentre questi massoni, questi assassini di
Cristo, circolavano in droshky, e portavano mazzi di fiori alle
loro puttane.
Abram sal le scale e suon il campanello. Zosia venne ad
aprire.
Le consegn i due mazzi di fiori.
 tornata la tua padrona?
Non ancora.
La circond con le braccia e la strinse a s con ardore;
abbassando la testa premette le labbra su quelle di lei.
Dio mi salvi, quanto sei buona, mormor in yiddish. Le
tue labbra sanno di paradiso.
Ma che dice! Che cosa mi fa?
Zitta, miscredente! Frutto proibito! Dio danni l'intera trib
di Esa! E riprese a baciarla sulla bocca con ardore disperato.

8.

Asa Heshel e Hadassah ritornarono da Praga. Traversando il
ponte, videro la Vistola gelata, immobile, la superficie coperta
di neve. In lontananza una piccola figura stava attraversando faticosamente
il ghiaccio; era difficile distinguere se si trattasse di
un adulto o di un bambino. Alla loro destra, attraverso un altro
ponte, stava passando un treno merci dai rossi vagoni. In alto
volteggiavano degli uccellini. C'era un odore di fumo, e un sentore
d'imminente primavera, i vecchi palazzi di l dal ponte li guardavano
coi loro tetti irregolari, le torrette, i balconi, le file di finestre.
Hadassah guardava queste cose come le vedesse per la
prima volta, come fosse lei la provinciale, e Asa Heshel le stesse
mostrando le glorie della capitale.
Vagabondarono per la citt vecchia, per vicoli che Hadassah
non aveva mai visto, i marciapiedi cos stretti che non era possibile
camminare a fianco a fianco. Le massaie venivano ad attingere
acqua alle fontane. Le mostre dei negozi erano protette da
sbarre di ferro. Alcune avevano le finestre murate. Dei passanti
bighellonavano attorno ai lampioni spenti.
Vicino a via Frta, Asa Heshel sugger di andare in un caff.
C'erano loro soli, nel locale. La vetrina era composta di pannelli
di cristallo multicolori. Hadassah cominci a parlare di sua cugina
Masha, figlia della zia Lia, che nonostante l'opposizione del
padre, Moshe Gabriel, era andata all'universit. Non gli ha
rivolto la parola per anni, disse Hadassah. Del resto, lui 
praticamente un estraneo in casa sua. Curioso, no? Nessuno della
famiglia  veramente felice. Bevve un sorso di caff, guard Asa
Heshel, poi si port di nuovo la tazza alle labbra. Perch non
riesco a dirgli tutto quel che penso? pens. Che cos' che mi
trattiene? Asa Heshel sedeva in silenzio, a capo chino, il volto
pallido. Devo superarla, stava pensando. Devo sbarazzarmi
di questa dannata timidezza.
Nonostante la loro appena conquistata libert, si parlavano ancora
con frasi spezzate, guardando altrove. Che cosa avevano deciso,
in realt? Tutti quei discorsi sulla Svizzera... Forse non erano
stati nient'altro che parole oziose. L'idea era troppo semplice,
per avere una vera sostanza. Era possibile suggellare il loro destino
cos, in un caff mezzo vuoto di via Frta, in un pomeriggio
di vento? Quando Asa Heshel guardava Hadassah gli sembrava
troppo fragile per poter mai essere sua moglie, e si sentiva
lui stesso troppo goffo, per poterle mai piacere. Sotto tutta questa
faccenda doveva esserci un qualche trucco, un qualche errore,
che sarebbe saltato fuori all'ultimo momento, annullando tutto.
Strani pensieri, vaghi e puerili, gli attraversavano la mente.
Chiss perch, fin dall'adolescenza era stato ossessionato dal pensiero
che non sarebbe mai riuscito ad avere alcuna intimit con
una donna, e che la sua notte di nozze sarebbe stata una notte di
umiliazione. Hadassah gli gettava furtive occhiate. Non aveva
dormito mai, quella notte, il sof in casa di Klonya era cos scomodo.
Si era alzata prima di giorno, e la demarcazione fra gli
eventi di ieri e quelli di oggi era nebulosa. Era ancora stupefatta
del cambiamento di Asa Heshel con quei vestiti nuovi. Certe
frasi conturbanti di zio Abram continuavano a tornarle in mente.
Si sentiva ormai certa che l'amore tanto atteso era finalmente
arrivato. Ma in un groviglio di complicazioni che aveva creduto
esistessero soltanto nei libri. Perch mai avrebbe dovuto fuggire?
Sua madre sarebbe morta di dolore. Devo aver perduto ogni
senso di responsabilit, pens. Disse forte: Dio mio, ci conosciamo
cos poco, noi due!
Dobbiamo esserci gi conosciuti prima, in un'altra incarnazione,
rispose Asa Heshel.
Credi davvero a questo?
L'anima  eterna.
Attraverso la vetrina multicolore il sole al tramonto gettava
un bagliore rossastro sulla faccia di Asa Heshel. Sedeva, l di
fronte a lei, fiero, e nel tempo stesso con una sorta di umilt,
pieno di segreti che lei non poteva penetrare, e pronto, cos le
sembrava, a scomparire dalla sua vita altrettanto repentinamente
di come vi era entrato.
Quando uscirono dal caff stava scendendo la sera. Oltrepassarono
la prigione all'angolo delle vie Nalevki e Dluga, e percorsero
via Rymarska e piazza Bankovy. In piazza della Porta
di Ferro i lampioni erano gi accesi. Dai Giardini Sassoni spirava
un vento freddo. I tram passavano sferragliando. La gente
si affollava dinanzi alle bancarelle del mercato. Hadassah si afferrava
al braccio di Asa Heshel, come avesse paura di perderlo.
Pi avanti, i venditori troneggiavano sopra bancarelle cariche di
montagne di burro, enormi forme di formaggio svizzero, montagne
di funghi, cassette colme di ostriche e di pesce. Passarono
dinanzi a un mattatoio. L'interno era violentemente illuminato.
Degli inservienti stavano inondando d'acqua il pavimento di
pietra. I macellai, presso vasche di granito piene di sangue,
sgozzavano oche, anatre, e polli. Si udiva un assordante strillare di
animali. Un gallo appena sgozzato sbatteva violentemente le ali.
Hadassah, mortalmente pallida, tir Asa Heshel per un braccio.
Un po' pi avanti, al mercato del pesce, v'erano barili, vasche, e
cassette. Carpe, lucci, tinche nuotavano in un'acqua dall'odore
acido. Mendicanti cantavano con voci querule, storpi tendevano
i loro moncherini. A qualche distanza dalle luci dell'interno, il
buio del cortile era intensificato. Asa Heshel e Hadassah percorsero
una parte di via Krochmalna ed emersero nella Gnoyna. La
via era spazzata da un vento freddo. Hadassah cominci a tossire.
Far meglio ad andare a casa, adesso, disse. Dovr pure
affrontarli. Quando ti rivedr?
Quando vorrai.
Ti telefoner da zio Abram, domattina presto, verso le dieci.
Il tempo  passato cos in fretta, oggi.
Da quando ti ho conosciuta, il tempo  diventato ancora pi
irrisorio.
Un droshky si ferm presso di loro. Hadassah sal. Salut
Asa Heshel con un cenno del capo, e si tocc le labbra con la
punta delle dita. Lui ricambi il gesto goffamente, poi si allontan
in fretta.
Giunto alla casa di Abram sal le scale ed apr la porta con la
chiave che Hadassah gli aveva dato. Dentro era freddo e buio.
Accese la luce elettrica e and nello studio. Si allung sul sof
e chiuse gli occhi. Com'era stata ricca quella giornata! Aveva gettato
via i suoi abiti provinciali; era stato con Hadassah. La sua
vita stava cominciando. L'unico problema era: qual era il posto
dell'amore in un mondo costruito sull'odio e sulla distruzione?
Finch questa domanda non avesse trovato una risposta, la vita
non aveva alcun significato. Aveva appena cominciato ad assopirsi
quando squill il telefono. Era il caso di rispondere? Magari
era per lui. No, impossibile. Pure, qualcosa gli diceva che la chiamata
era per lui. Sollev il ricevitore. Era Hadassah, che gli disse
che pensava a lui e che lo avrebbe chiamato la mattina seguente.
Parlava in fretta. Fece per aggiungere qualcosa, ma lui ud il
clic del ricevitore; forse era entrata sua madre.
Asa Heshel and alla finestra. V'era un'intensit, nella voce
di lei, che lo aveva scosso. Si rese conto che la decisione era
ormai presa. Non avrebbero fatto marcia indietro.
...
CAPITOLO QUINTO.

DAL DIARIO DI HADASSAH.

3 febbraio.  mezzanotte. Pap dorme. Mamma  andata a letto
un momento fa. Soltanto io non posso chiudere occhio. Tutto
quello che mi circonda comincia a sembrarmi cos strano. Non
mi sarei mai sognata che sarebbe venuto un giorno in cui avrei
provato nostalgia per via Panska, per il nostro cortile con le sue
casse d'immondizie, il nostro vecchio appartamento, e la mia
stanza dove tante volte mi sono sentita cos triste e sola. Eppure
ho cominciato a provare nostalgia per queste cose prima ancora
di averle lasciate. In queste ultime notti ho sognato che mi trovavo
gi in Svizzera. Quanto possono essere sciocchi i sogni che
facciamo! Mi pareva che le punte delle montagne fossero tutte
d'oro. Le aquile volavano avanti e indietro, grandi come esseri
umani. Faccio dei sogni cos strani. Mi sembra di parlare per tutta
la notte con qualcuno. A volte mi pare che Asa Heshel e lo
zio Abram siano una sola persona.

4 febbraio. Mi sembra cos pallido. Dice che non ha paura, e che
 pronto a far qualsiasi cosa, poich, comunque, tutto  predestinato.
 un vero fatalista, come Pechorin. Ma io sento che in realt
ha paura.  un guaio che sia cos giovane. Avevo sempre
sognato che il mio principe azzurro dovesse avere almeno dieci
anni pi di me.
Quanto a me, non ho nessuna paura, anche se a volte mi sento
certa che sto facendo un errore e che tutto finir in un disastro.
Qualcosa dentro di me, uno spirito od un altro io, vuol portarmi
alla perdizione. Ricordo di aver sentito la presenza di quest'altro
io fin da bambina.

5 febbraio. Ieri ho passato diverse ore con lui. Siamo andati a
passeggio per i Giardini Sassoni. Ce ne siamo stati presso il laghetto
dove d'estate nuotano i cigni. Ora  coperto di ghiaccio.
C'erano ragazzi e ragazze che pattinavano, volteggiando, intessendo
ogni sorta di figure. Siamo andati al viale delle Rose. Lui
ha scritto il mio nome sulla neve. A volte  allegro e spensierato,
e poi, d'un tratto, diventa cupo. Sta cos bene, coi suoi nuovi
vestiti. Abbiamo parlato di Sesso e carattere di Weininger. Lui 
d'accordo con Weininger, che la donna  priva di anima.
Com' sciocco tutto questo!
Abbiamo preso un tram e siamo andati alla Zlota. Lui voleva
farmi salire in casa di Abram, ma gli ho detto che una ragazza perbene
non va in un appartamento sola con un uomo. Lui si  molto
arrabbiato. In verit, io avevo paura d'incontrare Stepha. E poi,
anche il portiere mi conosce. Ma alla fine sono andata su; abbiamo
deciso che se arrivava Stepha sarei scappata per la porta di dietro.
Sarebbe stata una cosa molto imbarazzante.
Lui non ha acceso la luce. Siamo stati per un pezzo a parlare seduti
sul sof nello studio dello zio.  un ragazzo cos pieno di contraddizioni.
E talmente pessimista. Dice che il mondo  una giungla,
e che, moralmente, l'uomo  inferiore alle bestie. Parla con
tanta convinzione che certe volte mi sento quasi sul punto di piangere.
Io devo credere nell'Uomo, e in Dio Onnipotente, e nell'amore,
e nell'anima. Se non ci credessi non potrei pi continuare a
vivere.
Mentre mi stava cos vicino, nel buio, avevo la sensazione che
fosse molto pi vecchio... Un uomo di trenta o quarant'anni.
Distrugga pure tutte le mie illusioni, non me ne importa! 
cos bello sentire la sua voce. Sono sicura che riacquister la sua
fede nell'umanit. In Svizzera ritroveremo i nostri ideali insieme.
Siamo giovani, ci piace leggere e discutere sulle cose. Che cos'altro
importa? Quando penso che stavo per rinunciare a lui per
Fishel, mi sento venire i brividi.
Ci siamo baciati a lungo. Lui diceva che ero la pi bella ragazza
del mondo. Sar stato sincero? A volte  cos ingenuo, come
un bambino di sette anni. Per ora basta. Sono molto felice.
A met della notte Che cosa succeder se scoprono il nostro segreto?
E se mi ammalo?  una cosa tragica costruire la propria felicit
sul caso. Prima di addormentarmi ho letto La mia confessione
di Tolstoj. Lui dice che l'uomo deve coltivare in se stesso un amore
per tutta l'umanit. Allora dovrei amare tutti, Shifra, Koppel,
la mia nonna d'acquisto, Adele, la mia ex professoressa di matematica,
Miechislav Knopek, e perfino Zeinvele, lo shadchan.  possibile
che un essere umano riesca a tanto?
I miei sogni non mi danno requie. Appena chiudo gli occhi ho
delle visioni fantastiche, fiori di tutti i colori... Sento campane che
suonano. A volte mi sembra che tutto il mondo sia in fiamme. Che
succede nel mio povero cervello?
Sono seduta sull'orlo del letto, e sento un gran tumulto dentro
di me.

8 febbraio. Ho dovuto promettere alla mamma e al pap che acconsentir
a fidanzarmi con Fishel fra due settimane. Naturalmente
li ho ingannati, povere anime. Lo zio Abram sta recitando una
strana parte, cerca di dissuadermi dalla mia avventura, ma
nello stesso tempo ci aiuta. Sta cercando di far dare un sussidio ad
Asa Heshel; v' una specie di fondo della Comunit ebraica, per
gli studenti poveri. A me sembra sia come chiedere la carit. Lo
zio si sta preparando a partire per l'estero. Come sarebbe bello se
potessimo trovarci tutti e tre insieme nelle Alpi. La mamma 
molto gi, e in faccia  gialla. Mi guarda come se il suo istinto
le dicesse che mi sto preparando a partire.
Gina ha ottenuto il divorzio dal suo fanatico marito. Immagino
che presto sposer Hertz Yanovar. Anche loro, probabilmente,
andranno in Svizzera. Saremo in molti, l.

11 febbraio. Klonya, io e Asa Heshel siamo andati al cinema. Lui
non riusciva addirittura a credere ai suoi occhi. Non capiva nulla,
e dovevamo spiegargli ogni cosa.
Ho un'impressione, come se tutto quel che sta succedendo fosse
una specie di film. Nulla sembra reale, n la vita n la morte.
Chiss che star pensando lui adesso. A volte mi sembra come se
lui non fosse una sola persona, ma diverse persone in una.

12 febbraio. Ho l'impressione che la mamma sappia tutto. Ma non
dice una parola.
La sera Sono andata da un gioielliere di via Chlodno, a chiedere
quanto mi darebbe per i miei anelli. Mentre me ne stavo l al banco,
e lui esaminava gli anelli con la sua lente, d'un tratto mi  venuto
in mente che mi stavo preparando a qualcosa che avrebbe
influito su tutta la mia vita.
Perch pap  diventato cos strano con me? Si  messo a
fumare sigari, e passa il tempo a risolvere i problemi scacchistici
del giornale. In casa stanno facendo i preparativi per la cerimonia
di fidanzamento. Verr il rabbino di Bialodrevna, il padre di Gina.
Tutti prendono la cosa molto sul serio, mentre io, l'eroina della
storia, mi sto preparando a scappare.  come una commedia al
teatro Letni.

14 febbraio. Mi duole la gola. Temo di avere un po' di febbre.
Devo vederlo oggi, ma chiss se mi lasceranno uscire. Sta nevicando.
C' un droshky davanti al portone. Il portiere sta spazzando
l'entrata con una lunga scopa. La banderuola sul tetto del palazzo
di fronte sta girando da tutte le parti. Sto leggendo il romanzo
Le fatiche di Sisifo, di Zeromski. Sono andata in cucina e ho
guardato Shifra mentre asciugava e salava la carne sul tagliere.
Oggi  gioved, il giorno in cui i mendicanti vanno di porta in porta.
Ho dato dieci groschen a un vecchio, e lui mi ha augurato buona
salute. L'ha ripetuto due volte, battendo il bastone sul pavimento.
Sono cose semplici e comuni, ma per me erano insolite.
Varsavia, mia cara citt, sono tanto triste! Ho nostalgia di te
ancor prima di lasciarti. Guardo i tuoi tetti spioventi, le ciminiere
delle fabbriche, i tuoi cieli pieni di nuvole, e sento quanto sei radicata
nel mio cuore. So che sar bello vivere in un paese straniero,
ma quando verr la mia ora di morire, vorr che mi portino nel
cimitero di Gensha, vicino alla mia cara nonna.
...
.
...
FINE Parte 1.